"Keith Haring, about art", 110 opere a Palazzo Reale
Milano celebra il genio di Keith Haring con una grande mostra allestita nelle sale di Palazzo Reale, fino al 18 giugno. La mostra, dal titolo "Keith Haring. About Art", curata da Gianni Mercurio, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, presenta 110 opere, molte di dimensioni monumentali, alcune delle quali inedite o mai esposte in Italia
L’idea chiave di questa esposizione è proprio di proporre un confronto e rintracciare i legami con l’arte del passato e dei grandi autori, perché oltre a far entrare nel suo linguaggio icone popolari come Mickey Mouse, Haring cercava un dialogo con forme più erudite, pescando nella storia dell’arte. Infatti, la prima sezione della mostra si chiama “Umanesimo” e presenta come prima immagine uno dei suoi omini (Untitled, 1981) con il ventre forato, dettaglio ispirato dall’assassinio di John Lennon, ma con anche le braccia alzate e le gambe divaricate a formare la grande “X” dell’Uomo Vitruviano di Leonardo. Dal “radiant baby” al suo attivismo politico, l’uomo è sempre stato al centro della poetica e degli interessi di Haring. Molti i messaggi grafici contro il razzismo, la minaccia nucleare, la discriminazione delle minoranze, l'Aids che seppe amplificare in perfetto stile pop, attraverso la commercializzazione da lui stesso promossa di maglietta e altri oggetti con il “Pop Shop” di New York e Tokyo, che ora continua con l'opera della Keith Haring Foundation, associazione no profit che promuove il sostegno a iniziative contro la diffusione dell’Hiv.
Keith Haring in mostra a Milano, le opere
A Palazzo Reale, fino al 18 giugno, un’importante mostra dal titolo "Keit Haring, about art" presenta 110 opere del geniale artista americano, molte di grandi dimensioni, alcune inedite o mai esposte in Italia, provenienti da collezioni pubbliche e private americane, europee, asiatiche. All’interno del percorso espositivo, i lavori di Haring vengono posti in dialogo con le sue fonti di ispirazione, dall’archeologia classica, alle arti precolombiane, alle figure archetipe delle religioni, alle maschere del Pacifico e alle creazioni dei nativi americani, fino a arrivare ai maestri del Novecento, quali Pollock, Dubuffet, Klee
Il percorso della mostra vede poi altre sezioni tra cui il regno dell'Immaginario fantastico, che si rifà al gotico, dal medioevo a Bosh, Etnografismo, Moderno e postmodermo, per concludersi con Performance, una sala video con filmati delle sue incursione nella metro, mentre inventava immagini davanti a un pubblico chiamato ad assistere alla creazione. “Per Haring dipingere era un atto performativo e il dipinto una volta finito non apparteneva più all’artista ma al pubblico - spiega Mercurio - infatti, la maggior parte delle sue opere non furono titolate, tranne che per qualcuna come Unfinisched Painting del 1989, tela creata a pochi mesi dalla morte, per gridare con forza che non voleva un’interruzione". L'Aids gli venne diagnostica nel 1987 e riconoscere un "senza fine" nell’arte lo portò ad affrontare la malattia lavorando senza sosta. Un'ultima citazione alta del "Non finito" di michelangiolesca memoria, per lasciare aperti discorsi che altri potranno portare avanti.