Ritratto di New Orleans in bianco e nero: maschere, musica ed eccessi per esorcizzare l'uragano Katrina e Trump
Tennesse Williams diceva che “negli Stati Uniti ci sono solo tre città: New York, San Francisco e New Orleans. Tutto il resto è Cleveland”. Ecco, trovarsi per le strade del quartiere francese in questi giorni, in mezzo a una folla in festa di ogni età, razza e religione non fa che rendere questa sensazione ancora più reale. Certo c’è la politica, l’ombra di Trump è praticamente ovunque e viene esorcizzata con maschere e cartelli. E si, ci sono i predicatori, che a ogni incrocio di Bourbon Street agitano le croci inveendo contro la nuova Sodoma. Tutto il resto però è blues, artisti di strada e parate, un fiume di volti sorridenti e corpi coperti di quelle collanine colorate che sono il simbolo del Mardi Gras. Poeti che sembrano leggerti nell’anima, e che compongono versi sul marciapiede per qualche dollaro. Musicisti giovanissimi e pieni di vita che suonano a pochi metri dai mostri del jazz. Banchetti improvvisati che servono senza sosta whisky e soulfood, cibo povero ma colorato e ricco allo stesso tempo. Lo spettro dell’uragano Katrina sembra distante migliaia di anni, anche se poi parlando con chi qui ci vive ti rendi conto che è sempre li, ben presente nei ricordi di chi quell’incubo lo ha vissuto. E che forse le luci del carnevale altro non sono che un buon modo per esorcizzarlo, per guardare oltre tutti i problemi di questa città e di quest’epoca. Anche solo per una settimana, fino al prossimo folle, indimenticabile Mardi Gras.
fotografie e testo di Carlo Mogiani