Il libro per ragazzi? È un oggetto complesso, da studiare e progettare con la consapevolezza che diventare lettori è un percorso lungo e non privo di fatiche. È il pensiero che guida Carla Ida Salviati, giornalista ed esperta di editoria per l'infanzia, nel suo Il primo libro non si scorda mai. Storie per innamorarsi della lettura tra i cinque e gli undici anni (Giunti, pagine 144+32 tavole, 16 euro). Destinato a genitori, insegnanti e librai, fa il punto sul settore alla vigilia della Bologna Children's Book Fair.
Partiamo da una sua constatazione: le letture che i grandi scelgono per i piccoli non sempre sono ciò che a loro piace o serve.
"Ho scelto di concentrarmi sulla fascia d'età che va dai primi passi a una competenza di lettura consolidata: non ci sono bambini che non desiderino imparare a leggere, però molti incontrano difficoltà. Dunque non ha senso parlare solo di piacere del leggere, bisogna riconoscere che è un processo difficile e ammettere che il bambino può innamorarsi di qualcosa di diverso da ciò che avremmo scelto. Trovo anche inutile demonizzare i loro beniamini, da Peppa Pig a Geronimo Stilton. Sono figure che rassicurano il lettore apprendista".
Dunque cosa rende un libro "sbagliato" per le prime letture?
"L'utilizzo di caratteri tipografici diversi o troppo piccoli. Illustrazioni che non accompagnano la storia. Ma è soprattutto il testo che deve evitare metafore incomprensibili, oscurità, salti temporali. La favola funziona sempre perché ha uno sviluppo lineare. Pensiamo ai Grimm, al Kipling di Storie proprio così, ad Andersen. Ma anche ai grandi italiani: i romanzi di Bianca Pitzorno, le filastrocche di Bruno Tognolini, il Cipì di Mario Lodi, le fiabe di Piumini. Nella nostra editoria c'è stata una fase di grandi pionieri, la Emme di Rosellina Archinto, la collana "Tanti bambini" di Einaudi, e poi i piccoli editori dei Settanta e degli Ottanta. La ricchezza di oggi si basa su quel patrimonio".
Oggi il campo si è allargato. Non a caso lei intitola alcuni dei suoi capitoli tematici " Di amore ( e di sesso)" e "Di guerra (e di pace)".
"Si affrontano temi che un tempo sarebbero stati censurati e io ho tentato di fare una rassegna di autori e titoli interessanti. L'importante è non fare del libro un uso strumentale ma costruire un dialogo: sull'handicap, la guerra, le migrazioni, le nuove famiglie. Con buon senso e ironia, che è fondamentale, ma senza negare le difficoltà".
Le novità in libreria sono tantissime. C'è qualcosa che manca?
" Ci vorrebbe più attenzione alla divulgazione scientifica".
Partiamo da una sua constatazione: le letture che i grandi scelgono per i piccoli non sempre sono ciò che a loro piace o serve.
"Ho scelto di concentrarmi sulla fascia d'età che va dai primi passi a una competenza di lettura consolidata: non ci sono bambini che non desiderino imparare a leggere, però molti incontrano difficoltà. Dunque non ha senso parlare solo di piacere del leggere, bisogna riconoscere che è un processo difficile e ammettere che il bambino può innamorarsi di qualcosa di diverso da ciò che avremmo scelto. Trovo anche inutile demonizzare i loro beniamini, da Peppa Pig a Geronimo Stilton. Sono figure che rassicurano il lettore apprendista".
Dunque cosa rende un libro "sbagliato" per le prime letture?
"L'utilizzo di caratteri tipografici diversi o troppo piccoli. Illustrazioni che non accompagnano la storia. Ma è soprattutto il testo che deve evitare metafore incomprensibili, oscurità, salti temporali. La favola funziona sempre perché ha uno sviluppo lineare. Pensiamo ai Grimm, al Kipling di Storie proprio così, ad Andersen. Ma anche ai grandi italiani: i romanzi di Bianca Pitzorno, le filastrocche di Bruno Tognolini, il Cipì di Mario Lodi, le fiabe di Piumini. Nella nostra editoria c'è stata una fase di grandi pionieri, la Emme di Rosellina Archinto, la collana "Tanti bambini" di Einaudi, e poi i piccoli editori dei Settanta e degli Ottanta. La ricchezza di oggi si basa su quel patrimonio".
Oggi il campo si è allargato. Non a caso lei intitola alcuni dei suoi capitoli tematici " Di amore ( e di sesso)" e "Di guerra (e di pace)".
"Si affrontano temi che un tempo sarebbero stati censurati e io ho tentato di fare una rassegna di autori e titoli interessanti. L'importante è non fare del libro un uso strumentale ma costruire un dialogo: sull'handicap, la guerra, le migrazioni, le nuove famiglie. Con buon senso e ironia, che è fondamentale, ma senza negare le difficoltà".
Le novità in libreria sono tantissime. C'è qualcosa che manca?
" Ci vorrebbe più attenzione alla divulgazione scientifica".