Cultura

Mark Haddon: "Detesto Carver perciò scrivo"

 Dal boom dello "Strano caso del cane ucciso a mezzanotte" ai racconti: parla l'autore inglese

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Storie potenti, massimaliste, feroci. Nere. Ma proposte dentro una luce bianca nella chirurgica mania dei dettagli e nell'autorevolezza del tono da fiaba antica. Il primo racconto fotografa un pontile che crolla portando folle di persone al massacro: pochi minuti e si affastella un monte di cadaveri; ci invade, leggendo, l'onda del panico collettivo di cui possiamo immaginare l'esplosione durante un attacco terroristico (qui però la catastrofe avviene a Brighton negli anni Settanta, e non c'entra col "nostro" terrorismo).

Un'altra delle novelle che formano il nuovo libro di Mark Haddon, intitolato "I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura" (Einaudi, traduzione di Monica Pareschi), ci descrive l'obeso, patetico Bunny, immobilizzato dai troppi chili e dal terrore per la vita, nonché pronto a innamorarsi di una derelitta fuori di testa che lo accudisce (e finirà per ucciderlo) soltanto perché ha bisogno di trovarsi una casa. In Selvatico, la più lunga e bella tra queste nove short stories accolte dall'entusiasmo dei recensori di lingua inglese (che hanno attribuito a Haddon "la maestria di Julian Barnes e di Truman Capote"), un ospite ignoto e minaccioso bussa alla porta di una famiglia riunitasi per Natale, e la sua visita enigmatica li spedirà all'inferno.

Nel plot de La diga un uomo perso nei relitti di un matrimonio andato in pezzi si tuffa nell'acqua del Tamigi per salvare un'aspirante suicida, e la ragazza, completamente matta, salva il suo salvatore grazie a un contatto vero. Alcuni giovani esploratori si smarriscono nella giungla confondendo i loro pensieri in un delirio metafisico molto più spaventoso della natura che li sta inghiottendo. Una donna esplora i propri rimorsi esistenziali quando ritrova dopo anni la madre abbandonata e indementita, ed è così ineluttabile il suo senso di colpa da imporle shakespearianamente il fantasma del padre morto.
"Non lo definirei un insieme di vicende horror ", avverte placido da Oxford, dove vive, lo scrittore britannico, reso famoso da Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, romanzo di successo milionario e planetario che intrecciava, dentro la magnetica rete di una detective story, i fili rossi di letteratura e matematica. "Uno di questi racconti ha un registro fantascientifico, un altro è mitologico, un altro è avventuroso... Quello che si chiama Selvatico è una versione contemporanea del poema cavalleresco del XIV secolo Sir Gawain e il Cavaliere Verde. Il Cavaliere incarna la sostanza del primitivo e del "naturale". Ma nella versione medioevale, così come nel mio racconto, egli segue un codice morale molto più sofisticato rispetto a quello di coloro che va a trovare a Natale e che lo respingono. In realtà il racconto parla di come trattiamo gli sconosciuti e di cosa questo atteggiamento può svelarci su noi stessi. La famiglia maltratta lo straniero e ne pagherà il prezzo".

Non vuole definirle horror, ma la morte, la follia e il disastro sono al centro di queste sue storie.
"Senza la morte non può esistere alcuna narrazione e non si può attribuire alcun valore alla vita. Il fatto che un giorno tutto ci verrà tolto è la ragione stessa per cui la vita è preziosa".

Ha dei modelli tra i grandi scrittori di short stories?
"Questa raccolta è stata ispirata dall'essermi reso conto di non amare i racconti brevi nello stile di Cechov, Joyce, Mansfield e Carver. Un tipo di scrittura che negli ultimi trent'anni è diventato l'ortodossia dominante. Storie minimaliste e malinconiche, e non parabole con un inizio, un apice e una fine, con suspense e colpi di scena. Storie che raccontano cose che non accadono e con personaggi per lo più assenti. Storie che sembrano frammenti estrapolati da narrazioni più ampie, rimaste fuori dalla cornice. Io invece voglio storie in cui succedono le cose, trame disinibite nel loro desiderio di appassionare il lettore".

L'idea di affettività che emerge dalla sua prosa è angosciante e distorta. Rapporti guasti, illusioni spezzate, incontri asimmetrici. È così pessimista?
"Le famiglie felici non generano buone storie. Se lo zio di Amleto non avesse ucciso suo fratello, il mondo sarebbe un luogo più triste. Per quanto mi riguarda, sto in una famiglia molto felice. Fantastico da vivere ma inutile da scrivere. La fiction non va avanti se si occupa di persone liete e tranquille. Bisogna dare fuoco alla barca e affondarla ".

Lei parla molto anche di malattia mentale e di esclusione. Le interessano l'insolito e l'anomalo? Pure il protagonista de "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" era un ragazzo diverso, un'eccezione alla regola.
"Mi affascinano gli esclusi. Mi piace dare voce a chi è stato allontanato dal gruppo perché possiede un punto di vista molto personale da cui osserva il resto della società. Penso che questo genere di personaggi sia più attraente anche per i lettori: chi ha voglia di leggere cosa succede al proprio vicino di casa?".

Ha iniziato come scrittore per ragazzi. Quali differenze con la letteratura per adulti?
"La più grande riguarda gli argomenti trattati. Non dico la morte, il sesso, le droghe o la violenza, temi ormai assimilati dai libri per giovanissimi. Mi riferisco a cose che semplicemente non si riescono a comprendere finché non si è adulti: gestire un'impresa, accendere un mutuo, essere genitore, avere a che fare con genitori anziani, invecchiare... Scrivere per i ragazzi mi ha insegnato a non essere indulgente verso me stesso. Non puoi usare una pagina per descrivere il tempo meteorologico o un arredamento. Non sono interessati a sapere quanto è intelligente l'autore. Se si annoiano smettono di leggere. Devi catturare la loro attenzione. Tutto il resto viene dopo".

L'Inghilterra post-Brexit: come la vede?
"Decisamente male. Brexit è stato una degli eventi più deprimenti mai accaduti nella storia della politica inglese".