Crescono copie e fatturato, i “samurai di carta” non si arrendono
Simonetta Fiori , di SIMONETTA FIORITendenze. Dopo gli sgravi al settore, il buon momento per la cultura. Che guarda oltre il semplice prodotto di consumo
C'E' CHI LI chiama "generali in guerra contro l'ignoranza", forse perché le stellette sono oggi di moda. Chi "monaci dei libri" o "pionieri pazzi e malinconici". Fatto sta che un nuovo venticello attraversa quegli avamposti che sono le librerie indipendenti, un soffio di ottimismo che non sappiamo diventi corrente rivoluzionaria o si mantenga leggero intorno all'editoria. Prima la sveglia della politica sui libri, l'importante sgravio fiscale festeggiato ieri dagli "indi", i più colpiti dalla crisi. Poi un dato confortante che arriva da un'indagine dell'Aie, l'associazione italiana degli editori, sulla produzione degli ultimi dieci mesi: più 1,5 per cento di fatturato rispetto allo scorso anno (e più 1 per cento sul numero di copie vendute). Segnali significativi o fragili avvisaglie che accogliamo con commosso entusiasmo solo perché stiamo risalendo dagli abissi?
L'ul…
L'ul…
C'E' CHI LI chiama "generali in guerra contro l'ignoranza", forse perché le stellette sono oggi di moda. Chi "monaci dei libri" o "pionieri pazzi e malinconici". Fatto sta che un nuovo venticello attraversa quegli avamposti che sono le librerie indipendenti, un soffio di ottimismo che non sappiamo diventi corrente rivoluzionaria o si mantenga leggero intorno all'editoria. Prima la sveglia della politica sui libri, l'importante sgravio fiscale festeggiato ieri dagli "indi", i più colpiti dalla crisi. Poi un dato confortante che arriva da un'indagine dell'Aie, l'associazione italiana degli editori, sulla produzione degli ultimi dieci mesi: più 1,5 per cento di fatturato rispetto allo scorso anno (e più 1 per cento sul numero di copie vendute). Segnali significativi o fragili avvisaglie che accogliamo con commosso entusiasmo solo perché stiamo risalendo dagli abissi?
L'ultimo dei samurai di carta abita in un luogo di confine a Torino, un borgo affacciato sulla Dora che non è centro ma neppure periferia. Di nome fa Rocco, anche lui ha quattro fratelli e un padre immigrato dalla Basilicata. Cinque anni fa decise l'impresa più folle della sua vita, dopo una vita da magazziniere, commesso e ora libraio. "Sì, oggi siamo contenti per questa novità, ma che fatica!", sbuffa mentre continua ad affaccendarsi alla cassa del suo "Ponte sulla Dora". "Lavoro dodici ore al giorno e non smetto mai di pensare a quello che devo fare l'indomani per evitare di soccombere". È stato lui a organizzare "Portici di carta", la libreria più lunga d'Italia da via Roma a piazza Carlo Felice. È persuaso che la prima regola per sopravvivere in un paese che non legge sia il lavoro condiviso con gli altri librai. "Ci stiamo organizzando in tutti i territori: da soli non si batte la concorrenza di Amazon, che beneficia di sconti pazzeschi e non paga neppure le tasse". In cinque anni ha ampliato i suoi fatturato del 25 per cento, ma si tratta di una lotta impari. "Non è facile varcare la soglia di una libreria. E allora sai che faccio? Cerco di vendere un'atmosfera, che è fatta di storie - le trame dei libri ma anche le relazioni tra i lettori. Domenica scorsa una signora mi ha detto: "È bello questo posto perché trasmette calore". Qualche volta sento dire che ci si dà appuntamento da Rocco. Allora fingo di protestare: "Ma ragazzi, così sembra una pizzeria"".
In libreria ci si può anche innamorare. E non è solo una trama di Cathleen Schine o dei suoi innumerevoli tentativi di imitazione. A Rocco Pinto è capitato molti anni fa con la moglie, una studentessa appassionata di Leopardi a tal punto da trascorrere gran parte della giornata con il commesso futuro marito. "Con i lettori si creano rapporti profondi, molto forti", racconta Luciano Funetta, autore di storie allucinatorie che di mestiere fa il libraio nel quartiere romano di San Lorenzo. In origine "Assaggi" era una libreria specializzata nel settore scientifico: con Funetta si è aperta a un pubblico più attento alla narrativa e alla saggistica storica. "La cosa più bella è stata imbattermi in persone a cui piacciono libri che credevo conoscessi soltanto io, come le opere inclassificabili di Antoine Volodine. Ho scoperto un mondo coltissimo e raffinato che vive nascosto nei sotterranei". Poi ci sono anche i lettori dalle richieste assurde, c'è chi s'informa se Madame Bovary sia già uscito o si mostra ardentemente interessato a un giallo di cui non ricorda né il titolo né l'autore né la storia. "E allora mi tocca immergermi in un lavoro filologico impressionante: anche questo può creare fedeltà eterne".
Fare i librai non è un mestiere, ma uno stile di vita. Lo sanno tutti coloro che ogni giorno devono farsi in quattro tra la vendita dei libri, i corsi di aggiornamento per insegnanti e bibliotecari, le attività con i lettori. E qualche volta anche con gli aperitivi e gli spritz. "A Milano è un rituale insopprimibile: avendo aperto al numero 40 di corso di Porta Ticinese non potevamo farne a meno", racconta Andrea Gessner, il libraio della movida milanese. In realtà Gessner è anche l'editore di Nottetempo e la sua libreria "Verso" è meta di pellegrinaggio di un pubblico colto. "Il nostro merito è di aver lavorato sul catalogo: da noi si possono trovare libri di trent'anni fa, non solo titoli che si bruciano in poche settimane". L'angolo bar, aggiunge, serve solo a fare scena.
Con cappuccini e cornetti si cimenta la domenica anche Fabrizio Piazza, libraio nella palermitana "Modusvivendi". "Alle 9 offriamo colazione e quotidiani, poi c'è la presentazione del libro". Confessa che in questi anni il lavoro è drammaticamente cambiato. "Se prima erano i lettori che venivano a cercarti, con l'assalto ai colli delle novità, oggi è il libraio che pazientemente deve andare a scovare i suoi clienti". L'orgoglio più grande? "Quando qualcuno mi domanda: "Ma i libri normali dove li tenete?", alludendo ai titoli in classifica". Ci sono anche quelli, naturalmente. Ma non monopolizzano le vetrine e le colonne all'ingresso, come succede nelle librerie di catena.
L'atmosfera, nel giorno degli sgravi fiscali sugli affitti e sulle tasse dei locali, è generalmente più distesa. Ma è Rocco Pinto a dare voce a una perplessità diffusa sugli spaventosi ritardi nazionali. "Noi ci aspettiamo da tempo una legge organica sul libro, non un provvedimento che per quanto positivo resta solo un tassello". Domani Rocco si sveglierà all'alba perché alle 6 comincia la festa per i cinque anni della libreria. Più che un generale o un monaco, ricorda un padre di famiglia alla vigilia del compleanno della primogenita: bisogna avvertire i clienti, i librai torinesi, i negozi di Borgo Rossini. "Questo quartiere è diventato la mia casa, non potrei più farne a meno".
L'ultimo dei samurai di carta abita in un luogo di confine a Torino, un borgo affacciato sulla Dora che non è centro ma neppure periferia. Di nome fa Rocco, anche lui ha quattro fratelli e un padre immigrato dalla Basilicata. Cinque anni fa decise l'impresa più folle della sua vita, dopo una vita da magazziniere, commesso e ora libraio. "Sì, oggi siamo contenti per questa novità, ma che fatica!", sbuffa mentre continua ad affaccendarsi alla cassa del suo "Ponte sulla Dora". "Lavoro dodici ore al giorno e non smetto mai di pensare a quello che devo fare l'indomani per evitare di soccombere". È stato lui a organizzare "Portici di carta", la libreria più lunga d'Italia da via Roma a piazza Carlo Felice. È persuaso che la prima regola per sopravvivere in un paese che non legge sia il lavoro condiviso con gli altri librai. "Ci stiamo organizzando in tutti i territori: da soli non si batte la concorrenza di Amazon, che beneficia di sconti pazzeschi e non paga neppure le tasse". In cinque anni ha ampliato i suoi fatturato del 25 per cento, ma si tratta di una lotta impari. "Non è facile varcare la soglia di una libreria. E allora sai che faccio? Cerco di vendere un'atmosfera, che è fatta di storie - le trame dei libri ma anche le relazioni tra i lettori. Domenica scorsa una signora mi ha detto: "È bello questo posto perché trasmette calore". Qualche volta sento dire che ci si dà appuntamento da Rocco. Allora fingo di protestare: "Ma ragazzi, così sembra una pizzeria"".
In libreria ci si può anche innamorare. E non è solo una trama di Cathleen Schine o dei suoi innumerevoli tentativi di imitazione. A Rocco Pinto è capitato molti anni fa con la moglie, una studentessa appassionata di Leopardi a tal punto da trascorrere gran parte della giornata con il commesso futuro marito. "Con i lettori si creano rapporti profondi, molto forti", racconta Luciano Funetta, autore di storie allucinatorie che di mestiere fa il libraio nel quartiere romano di San Lorenzo. In origine "Assaggi" era una libreria specializzata nel settore scientifico: con Funetta si è aperta a un pubblico più attento alla narrativa e alla saggistica storica. "La cosa più bella è stata imbattermi in persone a cui piacciono libri che credevo conoscessi soltanto io, come le opere inclassificabili di Antoine Volodine. Ho scoperto un mondo coltissimo e raffinato che vive nascosto nei sotterranei". Poi ci sono anche i lettori dalle richieste assurde, c'è chi s'informa se Madame Bovary sia già uscito o si mostra ardentemente interessato a un giallo di cui non ricorda né il titolo né l'autore né la storia. "E allora mi tocca immergermi in un lavoro filologico impressionante: anche questo può creare fedeltà eterne".
Fare i librai non è un mestiere, ma uno stile di vita. Lo sanno tutti coloro che ogni giorno devono farsi in quattro tra la vendita dei libri, i corsi di aggiornamento per insegnanti e bibliotecari, le attività con i lettori. E qualche volta anche con gli aperitivi e gli spritz. "A Milano è un rituale insopprimibile: avendo aperto al numero 40 di corso di Porta Ticinese non potevamo farne a meno", racconta Andrea Gessner, il libraio della movida milanese. In realtà Gessner è anche l'editore di Nottetempo e la sua libreria "Verso" è meta di pellegrinaggio di un pubblico colto. "Il nostro merito è di aver lavorato sul catalogo: da noi si possono trovare libri di trent'anni fa, non solo titoli che si bruciano in poche settimane". L'angolo bar, aggiunge, serve solo a fare scena.
Con cappuccini e cornetti si cimenta la domenica anche Fabrizio Piazza, libraio nella palermitana "Modusvivendi". "Alle 9 offriamo colazione e quotidiani, poi c'è la presentazione del libro". Confessa che in questi anni il lavoro è drammaticamente cambiato. "Se prima erano i lettori che venivano a cercarti, con l'assalto ai colli delle novità, oggi è il libraio che pazientemente deve andare a scovare i suoi clienti". L'orgoglio più grande? "Quando qualcuno mi domanda: "Ma i libri normali dove li tenete?", alludendo ai titoli in classifica". Ci sono anche quelli, naturalmente. Ma non monopolizzano le vetrine e le colonne all'ingresso, come succede nelle librerie di catena.
L'atmosfera, nel giorno degli sgravi fiscali sugli affitti e sulle tasse dei locali, è generalmente più distesa. Ma è Rocco Pinto a dare voce a una perplessità diffusa sugli spaventosi ritardi nazionali. "Noi ci aspettiamo da tempo una legge organica sul libro, non un provvedimento che per quanto positivo resta solo un tassello". Domani Rocco si sveglierà all'alba perché alle 6 comincia la festa per i cinque anni della libreria. Più che un generale o un monaco, ricorda un padre di famiglia alla vigilia del compleanno della primogenita: bisogna avvertire i clienti, i librai torinesi, i negozi di Borgo Rossini. "Questo quartiere è diventato la mia casa, non potrei più farne a meno".