Cultura

L'ultima avventura di Babar. A 92 anni, il disegnatore dell'elefantino dice basta: "Mi ha reso felice"

"Ciao" Babar (ansa)
Si intitola 'Babar a Parigi' l'ultimo volumetto curato da Laurent de Brunhoff, che raccolse l'eredità di uno dei personaggi più popolari della letteratura per l'infanzia alla morte del padre Jean, il poeta e pittore che lo creò nel 1931. L'annuncio in un'intervista al WSJ: "Nel libro sono io che mi diverto nella mia città. Perché, anche se per decenni ho vissuto in America, sono rimasto sempre un francese"
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NEW YORK - Da oggi i bambini di tutto il mondo dovranno fare a meno di Babar. O, almeno, dovranno accontentarsi di sfogliare la collezione di avventure di quell'elefantino tanto a modo, tratteggiato per la prima volta nel 1931 dal poeta e pittore Jean de Brunhoff e diventato, in quasi un secolo di onoratissima carriera, uno personaggi più popolari della letteratura per l'infanzia e con Il Piccolo Principe il più longevo tra gli idoli francesi dei bambini. In realtà, il vero commiato è quello del 92enne Laurent de Brunhoff, figlio di Jean, che settant'anni fa si vide lasciare in eredità quel marchio. Diventato poi anche cartone animato e una preziosa partitura musicale firmata da Francis Poulenc.

Per Laurent, più abile del padre con matita e pennelli, Babar è stato più di un compagno di vita, una sorta di missione. Anche una proiezione di se stesso. Ma adesso, dopo 32 anni di vita oltreoceano, dopo aver pubblicato oltre 50 libri e aver completato l'ultimo volumetto, Babar a Parigi, Laurent dice basta dalle colonne del Wall Street Journal: "Babar mi ha reso felice, ma ormai sono vecchio e non ho l'energia di fare un altro libro".

Con il primo della serie, La storia di Babar, papà Jean de Brunhoff introduceva il mondo dell'infanzia alla vicenda di quel giovane elefante, iniziata con l'evento tragico che ne avrebbe segnato il destino: la madre uccisa dai cacciatori. Per scampare alla stessa fine, Babar fuggiva dalla giungla e trovava rifugio in città, dove veniva adottato da una vecchietta.

Come un perfetto giovin signore, il piccolo Babar cresceva apprendendendo dalla sua benefattrice le buone maniere della civiltà francese. L'educazione rendeva Babar più saggio e avveduto dei suoi simili. Così, morto il re degli elefanti avvelenato da un fungo, Babar tornava nella giungla per prenderne lo scettro, inaugurando un regno di felicità assieme a sua moglie, la regina Celeste. Una volta sconfitti i rinoceronti, il civilizzato Babar decideva di urbanizzare la foresta. Chiamandola,: in onore della sua bella, Celestopoli.

Papà de Brunhoff avrebbe raccontato Babar per altri sei libri, prima di morire nel 1937. A Laurent toccava in sorte di occuparsi del seguito, trovando una validissima collaboratrice nella sua "regina Celeste", la moglie Phyllis, professoressa di letteratura inglese alla Wesleyan University. Lui disegnava, lei aggiungeva i testi. "Non è un segreto per nessuno - aveva confessato Phyllis -, ho il credito nella pagina del copyright".

L'ultimo libro, Babar a Parigi, vede l'elefante e la figlia Isabelle in giro per la Ville Lumiere. Proprio al momento dei saluti, Laurent ammette infine quanto di sè vi sia in quella vita da bambini tratteggiata dalla sua matita. E quanto l'ultimo capitolo della storia di Babar racconti anche dell'ideale ritorno a casa di Laurent, quando volge al termine anche la sua personale avventura umana. "Sono io che mi diverto nella mia città. Perché alla fine della mia vita, anche se per decenni ho vissuto in America, sono rimasto sempre un francese. E volevo rendere omaggio a Parigi".