Le ultime ore di Zuma, intoccabile signore del Sudafrica
Francesco Malgaroli
,
di FRANCESCO MALGAROLI
Ha guidato il Paese per 20 anni, tra scandali di corruzione, violenze e malgoverno. Ora il suo probabile successore Ramaphosa sta preparando l'uscita di scena e la successione. Ma i segreti del dopo Mandela rimarranno nelle sue mani
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Nella residenza del presidente sudafricano a Tuynhuys, sotto l'incantata Table Mountain di Città del Capo, si stanno ultimando i preparativi per condurre alla porta il (finalmente) ex capo dello Stato Jacob Zuma. Non è stato un compito facile per Cyril Ramaphosa, probabile futuro inquilino della casa. Ramaphosa, prima sindacalista, poi architetto delle Costituzione del Sudafrica e infine businessman con tanti zeri in banca, è un abile negoziatore. L'era Zuma finirà con le feste per il centenario di Nelson Mandela, che cominciano domenica con un omaggio all'uomo della provvidenza, fatto proprio da Ramaphosa.
Ramaphosa era certo che a dicembre, vinto il congresso dell'African National Congress, la strada per la presidenza fosse spianata. Aveva battuto Dlamini-Zuma, ex moglie di Jz (uno dei nomignoli del presidente), e con lei era uscita di scena la persona giusta per tenere sotto controllo il governo e il paese per procura. E invece le cose s…
Nella residenza del presidente sudafricano a Tuynhuys, sotto l'incantata Table Mountain di Città del Capo, si stanno ultimando i preparativi per condurre alla porta il (finalmente) ex capo dello Stato Jacob Zuma. Non è stato un compito facile per Cyril Ramaphosa, probabile futuro inquilino della casa. Ramaphosa, prima sindacalista, poi architetto delle Costituzione del Sudafrica e infine businessman con tanti zeri in banca, è un abile negoziatore. L'era Zuma finirà con le feste per il centenario di Nelson Mandela, che cominciano domenica con un omaggio all'uomo della provvidenza, fatto proprio da Ramaphosa.
Ramaphosa era certo che a dicembre, vinto il congresso dell'African National Congress, la strada per la presidenza fosse spianata. Aveva battuto Dlamini-Zuma, ex moglie di Jz (uno dei nomignoli del presidente), e con lei era uscita di scena la persona giusta per tenere sotto controllo il governo e il paese per procura. E invece le cose sono state più complicate, a cominciare dal fatto che Zuma non voleva proprio andare via, se non con un lasciapassare per sé e la propria famiglia.
Per vent'anni Zuma è stato vice o capo dello Stato, eccetto dal 2005 al 2007, quando il presidente Thabo Mbeki lo cacciò per una questione di bustarelle (poi fu fatto fuori lui da Zuma). E' un tempo lungo, molto lungo per un paese uscito dall'apartheid da appena 25 anni. Zuma ha manovrato la macchina del governo come nessun altro - a parte Mandela, che di tanto in tanto ha omaggiato ma mai con affetto - e ne conosce tutti i segreti.
Al suo attivo un paio di cose buone ci sono: la riforma dell'amministrazione o i programmi di sviluppo per i più indigenti, o la lotta al l'Aids. E moltissime cattive: affari sporchi, mazzette, stupri, soldi facili, e un'economia che è andata a picco.
La vita non è stata una passeggiata per Zuma, un'infanzia da guardiano di vacche che poteva andare a scuola nei ritagli di tempo. A diciassette si aggrega all'African National Congress. Nel '63 finisce a Robben Island, il carcere dov'è anche Mandela. Ci rimane 10 anni. Esce e prende il largo - Mozambico, Zambia sono le sue basi. Torna in Sudafrica nel '90, quando cade il bando sull'Anc, e comincia a disegnare il suo futuro.
Jacob Zuma e Cyril Ramaphosa al congresso dell'Anc (reuters)
Ride, e di gusto, ha un rapporto privilegiato con la gente, più che con i politici, e ha un capacità di smuovere le folle come nessuno. La settimana scorsa è andato a parlare con il re degli zulu, l'unico a cui Jz, zulu anche lui, dia retta. Qualcuno ha ipotizzato che il passo successivo sarebbe stato una manifestazione di forza contro Ramaphosa, che zulu non è. "Meglio non provarci", gli avrebbe consigliato il re.
Non è un "professore", com'era Mbeki, piuttosto si descrive come "uno che viene dalla strada". Però, il nome completo zulu dà i brividi: "Rido con te, mentre ti distruggo". Da sempre i soldi sporchi e gli amici poco puliti sembrano il pane per uno come Zuma. L'affare Gupta - che ha visto indagato Zuma e i tre fratelli della potente famiglia indiana - è stata l'ultima goccia. Poi c'è stata, tra l'altro, la 'casa' a Nkandla, piccolo villaggio nel Natal dove il presidente è nato: una serie di ville per lui, le molte mogli (è poligamo), figli e nipoti. Alla fine ha promesso che sarà pagata con i denari suoi e non con quelli dello Stato. Più lontano nel tempo, ci sono violenze sulle donne che ha conosciuto - tutti casi in cui è stato alla fine assolto.
L'uomo che molti definiscono il "presidente di teflon" perché tutto su di lui scivola via, porterà via con sé da Tuynhuys i segreti che la casa conserva, compresi quelli risalenti già al governo razzista, e che toccano i nervi del Sudafrica. Zuma di certo ha in mano carte che può giocare a sua discrezione. E' su questo che Ramaphosa ha trattato. L'onorevole via d'uscita di cui si parla è un modo per dire: voi dovete fare insabbiare le accuse, io, che ho 75 anni, mi godo gli anni rimasti in pensione. Poi, dicono sottovoce quelli del suo giro, ci saranno nuove elezioni tra sei anni e, magari, un nuovo Presidente, più vicino alla famiglia di Jz.