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Jasper Johns, l’artista che reinventò stelle e strisce

È considerato il più grande pittore americano vivente, il genio capace di trasformare simboli pubblici come la bandiera in oggetti  misteriosi. Ora una mostra a Los Angeles lo celebra. Ma lui attacca: "Pensavo fosse gratuita"
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LOS ANGELES. Non molto tempo fa Jasper Johns, che oggi ha 87 anni ed è considerato il più grande artista vivente d'America, ricordava la sua infanzia in una cittadina della Carolina del Sud. Un giorno, quando era in seconda elementare, una compagna di classe di nome Lottie Lou Oswald si comportò male e fu chiamata alla cattedra. Preso un righello di legno, l'insegnante si preparava a sculacciarla, quando Lottie Lou glielo strappò di mano e lo spezzò. "Fu una cosa fantastica", mi disse Johns. Un righello, uno strumento per misurare, era diventato un elemento di ribellione.

Ho pensato a questo aneddoto visitando, a Los Angeles, la bellissima retrospettiva del Broad Museum Jasper Johns: Something Resembling Truth. Non so se sia una coincidenza, ma molti dei dipinti dell'esposizione hanno dei righelli affissi sulla loro superficie (anche se lui è riluttante a offrire interpretazioni biografiche del suo lavoro - o a darne qua…
LOS ANGELES. Non molto tempo fa Jasper Johns, che oggi ha 87 anni ed è considerato il più grande artista vivente d'America, ricordava la sua infanzia in una cittadina della Carolina del Sud. Un giorno, quando era in seconda elementare, una compagna di classe di nome Lottie Lou Oswald si comportò male e fu chiamata alla cattedra. Preso un righello di legno, l'insegnante si preparava a sculacciarla, quando Lottie Lou glielo strappò di mano e lo spezzò. "Fu una cosa fantastica", mi disse Johns. Un righello, uno strumento per misurare, era diventato un elemento di ribellione.

Ho pensato a questo aneddoto visitando, a Los Angeles, la bellissima retrospettiva del Broad Museum Jasper Johns: Something Resembling Truth. Non so se sia una coincidenza, ma molti dei dipinti dell'esposizione hanno dei righelli affissi sulla loro superficie (anche se lui è riluttante a offrire interpretazioni biografiche del suo lavoro - o a darne qualsiasi interpretazione). La mostra, che rimarrà aperta fino al 13 maggio, segue un ordine tematico, non cronologico. Si può così vedere come le bandiere americane e i bersagli, i motivi più popolari di Johns, non siano più presenti di altri soggetti, come forchette e cucchiai, o inquietanti immagini del corpo umano in frammenti.
Una cosa che Johns ha capito in tenera età è che il linguaggio e la verità non sono la stessa cosa. Cresciuto nel Sud, in un'epoca in cui i suoi concittadini non vedevano alcuna contraddizione tra il coltivare le buone maniere a tavola e la barbarie della segregazione, era perfettamente consapevole che le persone non sempre sono logiche. Nato nel 1930, era l'unico figlio di un agricoltore alcolizzato. I suoi genitori divorziarono nel 1933, e a quell'epoca venne mandato a vivere con il nonno paterno, il primo dei molti dolorosi spostamenti della sua infanzia. "Ero un buon ospite", dice, senza rancore. "Sono sempre stato un ospite".

L'idea dell'esposizione in corso la si deve a Edith Devaney, curatrice presso la Royal Academy di Londra, e a Roberta Bernstein, una storica dell'arte la cui conoscenza di Johns ha assunto particolare importanza l'anno scorso, con la pubblicazione di un catalogo ragionato in cinque volumi delle sue opere. Per l'allestimento della mostra si sono uniti a loro Joanne Heyler, direttrice e cofondatrice del museo, e Ed Schad, curatore e critico. La parte americana del gruppo è andata a trovare Johns a casa sua a novembre. Volevano assicurarsi che fosse contento o almeno non insoddisfatto della mostra, ad esempio dell'idea vistosa di aprire con tutti i dipinti di bandiere che potevano mettere insieme. Per fortuna, funziona. Camminando per la sala si comincia a pensare meno alle bandiere che al preciso e paziente lavoro di Johns, al modo in cui assapora la realizzazione del segno, costruendo le sue immagini con la ricchezza tattile che Cézanne portò nelle sue scene di bagnanti francesi un secolo prima. Forse Johns ha dipinto la bandiera americana perché voleva americanizzare Cézanne o, al contrario, cézannizzare l'America.

Le prime bandiere e i bersagli di Johns hanno riscritto l'arte americana del dopoguerra ripudiando quasi tutto dell'espressionismo astratto: le emozioni esagerate, le aspirazioni metafisiche, le ben sperimentate rappresentazioni di tormento ed estasi giocate sul pittoresco sfondo della Decima strada. Le prime bandiere erano radicali perché facevano l'opposto. Invece di trasformare i sentimenti privati in dichiarazioni pubbliche insipide, si appropriavano dei simboli pubblici introducendoli nel regno dell'interiorità e dell'esperienza privata. Il suo obiettivo non era tanto portare un messaggio quanto girarci intorno in modo misterioso.

L'esposizione al Broad Museum, una prima versione della quale era stata presentata alla Royal Academy of Arts di Londra in autunno, mescola lavori di decenni diversi, a volte sulla stessa parete. I dipinti della serie Catenary, della fine degli anni '90, appaiono particolarmente forti. Sono per lo più opere grandi, orizzontali, di colore grigio, che assomigliano vagamente a una lavagna, con una corda reale a forma di U agli angoli superiori. I dipinti sono insieme intimi e vasti.

Johns ha un fisico imponente, viso ampio, lineamenti marcati, sguardo attento. Quasi tutti i giorni lo si trova nel suo studio in compagnia di Dougal, il suo cane, un bastardino magro arrivato dalle isole caraibiche due anni fa, regalo di un amico. Vive solo, non ha eredi, e ha fatto notizia lo scorso autunno quando si è saputo che la sua casa e la sua proprietà diventeranno un luogo di ritiro per artisti. Non è certo la prima iniziativa filantropica di Johns. Nel 1963, fondò con il musicista John Cage la Foundation for Contemporary Arts a Manhattan. La ragione principale per cui ha accettato di collaborare con la mostra al Broad, dice, è che questo gli offre la possibilità di raggiungere un pubblico giovane. "Mi piace che la mostra sia gratis". Invece un biglietto costa 25 dollari, e non ci sono sconti per studenti. Il Broad offre l'accesso gratuito alle sale con la collezione permanente, ma per le "mostre speciali" bisogna pagare. "Non sapevo - sostiene Johns - mi avevano spiegato che è un museo dove non si paga, un'idea che mi è sempre piaciuta. Ha visto il mio distintivo "Free Leonardo"? A volte lo metto. Penso che fu un'idea di Richard Hamilton". In effetti, fu l'artista britannico Hamilton a a disegnarlo nel 1998.

Leonardo è stato uno dei primi maestri ammirati da Johns, particolarmente affascinato dalla serie dei disegni del Diluvio. Aveva circa 35 anni quando li vide, nella Royal Library del Castello di Windsor. Kenneth Clark, lo storico dell'arte, lo aiutò ad accedere alla collezione della regina. Emozionante? "Sì - mi risponde, con una risatina - solo che erano assolutamente identici alle riproduzioni".

© 2018 The New York Times / Traduzione di Luis E. Moriones