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(fotogramma)

Tempo di libri trova il ritmo

Al via la rassegna milanese. Selva Coddè (Mondadori): “Due fiere continuano a essere troppe”
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MILANO. E finalmente i milanesi sono arrivati. Soprattutto quelli più piccoli, con lo zainetto e l'inconfondibile vociare dei bambini. Sin dal primo giorno la nuova edizione di Tempo di libri mostra una diversa vitalità rispetto all'imbalsamato debutto a Rho dello scorso anno. Più disordine e quindi più vita in una fiera del libro che appare aperta alla città, anche nelle ampie e luminose finestre affacciate sui palazzi del Portello. La bella giornata di sole aiuta, come aiuta il lavoro con le scuole cominciato già da mesi, con le classi delle elementari che hanno risposto ai "Perché" di Dino Buzzati. Perché le mosche hanno sei zampe? Perché i grandi non giocano con i bambini? "Perché devono lavorare", risponde pragmaticamente un bimbetto di Sesto San Giovanni, come a dire non è più tempo per fantasticare.

E che siano tempi difficili lo ricorda un intenso testo del pre…
MILANO. E finalmente i milanesi sono arrivati. Soprattutto quelli più piccoli, con lo zainetto e l'inconfondibile vociare dei bambini. Sin dal primo giorno la nuova edizione di Tempo di libri mostra una diversa vitalità rispetto all'imbalsamato debutto a Rho dello scorso anno. Più disordine e quindi più vita in una fiera del libro che appare aperta alla città, anche nelle ampie e luminose finestre affacciate sui palazzi del Portello. La bella giornata di sole aiuta, come aiuta il lavoro con le scuole cominciato già da mesi, con le classi delle elementari che hanno risposto ai "Perché" di Dino Buzzati. Perché le mosche hanno sei zampe? Perché i grandi non giocano con i bambini? "Perché devono lavorare", risponde pragmaticamente un bimbetto di Sesto San Giovanni, come a dire non è più tempo per fantasticare.

E che siano tempi difficili lo ricorda un intenso testo del presidente Mattarella che va oltre il saluto istituzionale. Usa due avverbi, il presidente, a proposito degli editori: "coraggiosamente" e "faticosamente" investono nella cultura nella "consapevolezza che solo la lettura ti permette di comprendere le storture ma anche le potenzialità del mondo". Leggere "aiuta a coltivare la speranza" e in questo frangente ce n'è tanto bisogno. All'inaugurazione la politica nazionale non è potuta venire. Dario Franceschini è impegnato al Nazareno, mentre la ministra dell'Istruzione all'ultimo ha dato forfait. In compenso c'è il sindaco Sala applauditissimo dalle scolaresche con cui ama farsi fotografare. Anche lui ha una faccia diversa dall'espressione incupita con cui chiuse la passata edizione. "Quella era solo sperimentale", puntualizza. "Spero che quest'anno Tempo di libri consacri Milano al centro dell'editoria e della lettura. Naturalmente niente di personale con Torino. Dovremo trovare forme per collaborare".

Anche volendo, non si può evitare. Il derby con il Salone torinese resiste, perché rimane il paradosso italiano di due saloni del libro che si contendono un primato nazionale. "Siamo l'unico caso in Europa", dice polemicamente Enrico Selva Coddè, al vertice del più grande gruppo editoriale. Non vuole rovinare la festa, ma insiste su un problema di costi: è faticoso anche per Mondadori e Rizzoli allestire due saloni nell'arco di due mesi, figuriamoci per tutti gli altri. "È l'Aie che deve risolvere la questione. Se avessi io l'incarico, studierei un progetto che metta insieme la storia del Salone con l'efficienza di Milano". Non vuole spingersi oltre, ma quando un giornalista si lancia in un pittoresco requiem per Torino - lo volete capire che il Lingotto è morto! - gli brillano gli occhi. Non può dirlo, ma la speranza è che le difficoltà societarie del Salone finiscano per chiudere la partita.

In campo è anche lo scontro tra due visoni differenti intorno al libro e alle fiere. Quello sostenuto da Nicola Lagioia sotto la Mole è un progetto culturale con una sua fisionomia nitida, mentre a Tempo di libri tende a prevalere il mass market, con qualche encomiabile tentativo di inventare cose diverse dalla promozione commerciale (le passeggiate letterarie, la poesia, la serie dei maestri). "Questa è una fiera popolare come devono esserlo le fiere", plaude Selva Coddè alla nuova regia di Andrea Kerbaker. "Il nostro obiettivo è vendere libri. Le lezioni magistrali sono un'altra cosa". Ma non si può vendere facendo cultura? Al padiglione 3, dove campeggia il colosso Mondadori, c'è un po' di fiacca. Per trovare movimento bisogna salire al piano che ospita i laboratori dei ragazzi e gli incontri. Al padiglione 4 è anche l'affollato stand di Robinson, il supplemento culturale di Repubblica, con il pavimento rosso lucido - rossa è anche la moquette della fiera: oggi sarà la giornata dedicata alle ribellioni, nella storia (con Ezio Mauro, alle 17), nello sport (con Gianni Mura alle 18,30), nella canzone (con Gino Castaldo e Gregorio Botta alle 19,30). E dell'eredità del Sessantotto discuteranno Paolo Pombeni con Leonello Zaquini e Sergio Benvenuto (ore 15) e Lella Costa (ore 16,30). Splendente nel suo pellicciotto rosso, Inge Feltrinelli trasmette entusiasmo: "Quest'anno la fiera è bellissima, luminosa, sexy. Quasi quasi, mi piace di più di Torino". Tradimento in vista? "Ma no, noi andiamo ovunque ci siano i libri. Un paese che non legge ha bisogno di tante fiere".