Festival del giornalismo, Facebook e giornali: "Condannati a parlarsi"
Leonardo Malà
Il direttore di Repubblica, Mario Calabresi
Grazie ai social, sono nate nuove forme di giornalismo. "Ma attenzione agli abusi" dice il direttore di Repubblica. E alla sproporzionata distribuzione pubblicitaria
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PERUGIA - Giornali e Facebook, relazione pericolosa o grande occasione? Ne parla il direttore di Repubblica Mario Calabresi, al Festival del Giornalismo, alla sua terza giornata. "Ero appena arrivato alla direzionee Facebook ci contattò per proporci un accordo, ci chiedevano per la loro piattaforma live dieci dirette lunghe almeno un quarto d’ora. Eravamo i primi in Europa, noi e il Real Madrid. La cosa piacque a tal punto che molti dei nostri colleghi aderirono, riuscimmo a creare un evento con 24 ore ininterrotte di live. Una collaborazione che ha portato traffico e qualità al nostro sito ma che Zuckerberg ha chiuso senza preavviso e unilateralmente, una volta finiti i due anni di contratto. Certo - prosegue Calabresi -, non ne siamo stati contenti, ma debbo riconoscere che senza il loro input oggi non saremmo quello che siamo: un gruppo editoriale in grado di produrre live da ogni parte del mondo - Calabresi racconta in particolare le dirette da Amatrice, la mattina del terremoto - docufilm come quello sull’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia".
Festival del Giornalismo, Calabresi: ''Con Facebook storia finita? No, i live ormai entrati nel nostro lavoro''
Nessun accanimento e nessuna vendetta, dunque, ora che Zuckerberg si è trovato sul banco degli imputati per lo scandalo di Cambridge Analytica. Ma voglia di chiarezza e verità. E lo stesso atteggiamento hanno i compagni di panel di Calabresi, Raju Narisetti, ceo di Gizmodo Media Group, Vivian Schiller del Guardian e uno dei più assidui frequentatori del Festival, Aron Pilhofer della Temple University, nel ruolo di moderatore.
Narisetti invita tutti, anche gli editori più piccoli, ad accogliere le proposte di Facebook, i loro finanziamenti, "sono bravissimi nell'engagement e da loro c'è tutto da imparare, purché la cosa si svolga alla luce del sole, nella massima trasparenza, non svendendo la fiducia che i lettori ripongono in voi. Cercate di capire le loro strategie, di intuirne il pensiero dietro ogni algoritmo e se la storia si interromperà avrete fatto comunque esperienza". Più esplicita e meno tenera Vivian Schiller, che paragona non solo Facebook ma anche Google al "ragazzo che ti frusta", un rapporto di forza decisamente impari.
In effetti Google e Facebook, da soli, si prendono l’ottanta per cento della sconfinate risorse pubblicitarie del digitale, lasciando il 20% a tutti gli altri protagonisti, un divario che negli ultimi anni sta addirittura crescendo ma che potrebbe mutare: Facebook per esempio sembra in crisi fra le giovani generazioni.
Quello che Calabresi trova invece inaccettabile è che attraverso la piattaforma di Zuckerberg si tempesti la rete di notizie spazzatura, se non di truffe con il logo e i caratteri del nostro giornale. "E Facebook guadagna anche grazie su questo, su questa fetta di traffico occorre fare un'immediata bonifica".