Tutti in fila per 'Macerie prime' e Zerocalcare. Che confessa: "Vivo nell'ansia di non piacere più"
di PATRIZIA BALDINO
A Roma la presentazione della seconda parte della graphic novel del disegnatore romano. In centinaia lo aspettano per una dedica o un "disegnetto"
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Dopo sei mesi, la seconda parte di 'Macerie prime', l'ultimo libro di Zerocalcare, è arrivata nelle librerie. Con la sua prima presentazione a Roma, alla Feltrinelli di via Appia Nuova che, a partire dal primo pomeriggio, è stata invasa dai tanti lettori che volevano accaparrarsi una dedica o un "disegnetto", come Zerocalcare chiama i suoi fumetti.
Osservando la lunga fila, una prima cosa balza all'occhio: Zerocalcare ha conquistato proprio tutti. C'è Lorena, una ragazzina che frequenta il liceo e che quando lui le rivolge la parola arrossisce, ma si riprende subito chiedendogli una foto insieme ("sono a disagissimo con le foto", confessa Zero poco dopo); c'è Diane, una sessantacinquenne francese che ha letto tutti i suoi libri e che vuole "sapere quale sarà il prossimo, cosa ci proporrà"; ci sono Emma e Antonio, una coppia sposata da tempo, diventati fan "per caso seguendo il suo blog, poi abbiamo conosciuto i libri e non l'abbiamo più lasciato". E ci sono tanti ragazzi di 20, 30 anni che stanno crescendo con Zerocalcare e i suoi racconti.
Chi sembra non credere a questo successo è proprio lui, l'autore. "Continuo a vivere nell'ansia di non piacere più", dice durante la presentazione mentre l'intervistatore spiega: "Ogni tanto mi confessa che ha paura di telefonarmi e sentirsi rispondere 'Calcare chi?'". Eppure, nonostante i suoi timori, Macerie prime è stato un grande successo che ha venduto in sette settimane più di quanto aveva fatto in sei mesi Kobane calling, la sua graphic novel precedente, dedicata alla situazione in Siria.
Il problema, racconta Zerocalcare, è che viene spesso interpellato per dire la sua su argomenti che non conosce: "Da poco mi hanno chiesto un parere sul riscaldamento globale, ma io non so bene che dire. Non sono un esperto". "Pensa a Umberto Eco, che era esperto di tutto, quanti accolli doveva avere" lo stuzzica l'intervistatore, e Calcare laconico: "E infatti è morto!".
Tra una risata e una risposta a una domanda ("più sono cretine e più ci piacciono, mi raccomando") c'è tempo anche per un bilancio su Macerie prime. "Per la prima volta non sono stato un narratore onnisciente, alcuni eventi poi hanno preso strade diverse da come inizialmente li avevo previsti".
La seconda parte compie un salto temporale in avanti di sei mesi, un periodo in cui i personaggi non si sono più incontrati. Proprio per questo, ha consigliato ai lettori di non rileggere la prima parte, per avere quello stesso effetto di straniamento. Anche se poi aggiunge con la solita ironia: "In realtà è perché non l'ho riletta nemmeno io, così non potete accorgervi di buchi nella trama".
Proprio questa spontaneità, secondo molti, è una della sue armi vincenti. Come racconta Danilo, uno dei tanti fan in fila: "Lui non si nasconde, si mostra per quello che è. Ha una autoironia che a volte rasenta l'autoflagellazione - dice ridendo - e poi parla della nostra crisi di mezza età, una crisi che noi, giovani, non dovremmo vivere. Non dovrebbe appartenerci invece stiamo affrontando difficoltà, legate al lavoro e al creare una famiglia, che dovrebbe avere chi ha qualche anno più di noi. E lui sa raccontare bene questo paradosso". "Sa sempre cosa dire e trova il momento giusto - aggiunge Giuliano - senza filtri o favole".
Ed è questo che fa di Zerocalcare uno degli autori più amati degli ultimi anni. Leggendo le sue storie, in ogni personaggio troviamo qualcosa di noi. Qualcosa che ci fa dire: "Ma questo/a sono io! Come ha fatto a descrivermi se non mi conosce?". Ci ritroviamo in Sara, la ragazza che ha studiato tanto e che non viene mai ripagata, costretta a vedere il successo degli altri; in Cinghiale, che aspetta un figlio ed è travolto dalle responsabilità; in Katia e Deprecabile, fidanzati da anni ma senza possibilità di fare passi avanti; perfino in Secco, il ragazzo ribelle che accetta un posto di lavoro sicuro e rispettabile, ma contrario alla sua natura; e infine in Zerocalcare, che deve districarsi tra mille sensi di colpa.
"C'è però una cosa che non ho mai fatto per il successo: andare contro i miei valori - sottolinea l'autore - i disegni li faccio perché sono costretto" ha aggiunto tra le risate. La fila, infatti, continua. E siamo appena al numero 30. Qualche ragazzo, per scherzo, prova a dire qualche numero più basso per spaventare gli altri in attesa. "Attenti che se dici un numero sbagliato qui in mezzo è come urlare Allah Akbar" li ammonisce un altro divertito. Ma non c'è numero che tenga: la serata è lunga e Calcare ha promesso, non se ne andrà.