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Illustrazione di Riccardo Guasco 

Come diventare piccoli Van Gogh

Si può insegnare l’arte ai bambini? Due libri (italiani) e un’intera collana in arrivo dalla Francia provano a far avvicinare i più piccini a pittori e scultori in modo curioso e “interattivo”: coinvolgendoli in un’esperienza che sia vicina alla loro vita quotidiana. Così i più grandi capolavori di tutti i tempi, dalle grotte di Lascaux ai graffiti di Banksy, sono solo l’espediente per costruirci intorno una storia. Tutta da inventare

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Diceva Picasso di aver impiegato una vita intera per imparare a dipingere come un bambino. Perché l’arte non si può insegnare, si deve vivere. «L’arte va mostrata ai più piccoli come qualcosa da fare, un’esperienza che non è lontana dalla loro vita, ma che al contrario permette di incontrare delle persone, cioè gli artisti». Con questo spirito Martina Fuga e Lidia Labianca, già ideatrici del progetto (e del sito) Artkids che si propone di avvicinare i ragazzi al mondo dell’arte, hanno realizzato La storia dell’arte raccontata ai bambini (Salani), che ai piccoli lettori vuole far sperimentare di prima mano
i capolavori di tutti i tempi. Con una trovata geniale: questa storia dell’arte infatti va a ritroso, dai graffiti di Banksy alle pitture rupestri di Lascaux. Perché? «Prima di tutto perché il protagonista di questo libro non è l’arte ma il bambino che incontra l’arte», racconta Martina Fuga, «e oggi l’arte più popolare è proprio la street art. Per questo siamo volute partire dalle cose più facili da capire per un bambino, da quelle che gli capita di incontrare di più, per farlo sentire subito a proprio agio tra queste pagine. Per poi finire là dove tutto è cominciato: sulle pareti delle grotte. Lasciando però al bambino ampi spazi per sé, per colorare, per disegnare, per mettersi in gioco». Alla fine di ogni capitolo, infatti, ci sono pagine da riempire per far emergere il “piccolo Picasso” che è in ognuno di noi. E allora seguendo Van Gogh ecco che è possibile disegnare la propria camera oppure provare a realizzare un autoritratto, come faceva Frida Kahlo. Perché non c’è un’età per iniziare ad accostarsi alle opere d’arte, dicono le autrici. «Certo devi scegliere le dieci, forse le cinque opere da fargli vedere in un museo. E quando metti un bambino davanti a un quadro devi ascoltare cosa dice a lui quell’opera. Magari suggerirgli di mettersi nella stessa posa di quella scultura. A volte basta portarsi dietro un quaderno e una matita e chiedergli di riprodurre quel che vede, facendo scegliere a lui il quadro. Non è detto scelgano la Gioconda, ma anche al Louvre si può andare sin da piccoli».

La stessa idea — non spiegare l’arte ma far sì che i ragazzi vi si avvicinino in modo empatico, un po’ come con la musica — si ritrova in una bella collana di Jaca Book, “Ponte delle Arti”: un progetto importato dalla Francia, da un editore indipendente (L’Èlan vert), che in Italia sta avendo molto successo tra i più giovani. Ogni libro si ispira a un grande del passato, costruendo intorno a una delle sue opere più significative una storia. «Le storie hanno tutte una morale e, ovviamente, sono inventate: si possono leggere in modo del tutto indipendente, anche senza sapere che c’è un quadro dietro, al quale si ispirano in senso lato», racconta l’editrice Vera Minazzi. A volte il titolo del libro è molto simile al quadro, altre volte se ne discosta completamente. «Siamo partiti con Chagall, un grande successo già ristampato». Ma in catalogo ci sono anche Leonardo, ovviamente Van Gogh, Monet, un meno scontato Bosch, oppure Hokusai. Gli ultimi due titoli, in uscita in questi giorni, sono L’uomo che cammina, ispirato all’omonima scultura di Alberto Giacometti e Il piccolo ippopotamo blu: quest’ultimo invece che a un solo autore si rifà a un periodo storico, in questo caso all’arte egizia e alle statuette di ippopotamo ritrovate nelle piramidi. E a fine mese si prosegue con un altro grande: Georges Seurat, con una storia coloratissima ispirata alla magia del circo. Sono albi di grande formato, molto colorati e solo alla fine di ogni racconto viene svelato il quadro da cui tutto parte: «Ogni illustratore riprende il tratto dell’artista, il suo stile, sempre con grande fantasia e libertà, con molta grazia, non c’è nulla di caricaturale». Lo vediamo chiaramente nell’Uomo che cammina: i personaggi della storia (l’uomo, il bambino, ancor di più il cane quasi scheletrico) riprendono le forme longilinee ed essenziali di Giacometti.

Infine, un suggestivo albo senza parole, pubblicato da Carthusia e intitolato non a caso Che capolavoro!, racconta una giornata, dal risveglio fino a sera, che diventa un viaggio tra le opere più belle dell’arte europea. In un gioco di rimandi e citazioni, Riccardo Guasco, illustratore e pittore lui stesso, riprende (e mescola) i capolavori che hanno segnato la nostra storia: dalla Notte stellata di Van Gogh a L’urlo di Munch, dalla fontana-orinatoio di Duchamp alla Primavera di Botticelli.
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