Il mondo salvato dai ragazzini immaginari
Michele Mari, di Michele MariLa quarta puntata della serie "Capitani coraggiosi" racconta i piccoli eroi della letteratura, eterni modelli per i giovanissimi. Da Huckleberry Finn agli adolescenti di Stephen King
Ufficialmente, il "capitano coraggioso" sarebbe Harvey Cheyne jr, un ricchissimo quindicenne, viziato e spocchioso, che in seguito a una caduta in mare e al soccorso da parte di un peschereccio diventa un ottimo marinaio: non particolarmente coraggioso, comunque, e in ogni caso non capitano. Il titolo Capitani coraggiosi scelto da Kipling (1897) è dunque abbastanza ingannevole, ma a rimettere le cose a posto interviene la memoria dei lettori, che da quel sintagma sono riportati piuttosto ad altri personaggi: per esempio, al Jim Hawkins dell'Isola del tesoro di Stevenson. La "carriera" di Jim a bordo dell'Hispaniola assomiglia a un tirocinio contrappuntato da promozioni sul campo: ingaggiato come mozzo, Jim è testimone di un progetto di ammutinamento; rivelando la congiura ai suoi superiori, diventa di fatto un piccolo ufficiale; finché, trasferitasi a terra l'azione, si impossessa della nave dopo avere ucciso il terribile Israel Han…
Ufficialmente, il "capitano coraggioso" sarebbe Harvey Cheyne jr, un ricchissimo quindicenne, viziato e spocchioso, che in seguito a una caduta in mare e al soccorso da parte di un peschereccio diventa un ottimo marinaio: non particolarmente coraggioso, comunque, e in ogni caso non capitano. Il titolo Capitani coraggiosi scelto da Kipling (1897) è dunque abbastanza ingannevole, ma a rimettere le cose a posto interviene la memoria dei lettori, che da quel sintagma sono riportati piuttosto ad altri personaggi: per esempio, al Jim Hawkins dell'Isola del tesoro di Stevenson. La "carriera" di Jim a bordo dell'Hispaniola assomiglia a un tirocinio contrappuntato da promozioni sul campo: ingaggiato come mozzo, Jim è testimone di un progetto di ammutinamento; rivelando la congiura ai suoi superiori, diventa di fatto un piccolo ufficiale; finché, trasferitasi a terra l'azione, si impossessa della nave dopo avere ucciso il terribile Israel Hands. Il suo battesimo del sangue coincide con l'assunzione del comando, che per quanto provvisoria basta a farne un capitano per sempre: lo dimostrano la fiducia con cui Ben Gunn gli rivelerà il segreto dell'isola e l'ammirazione che avrà per lui quel formidabile personaggio che è Long John Silver.
"La goletta era là, finalmente libera dai bucanieri e pronta ad accogliere a bordo i nostri uomini e a riprendere il mare. Non c'era niente che desiderassi di più che tornare al fortino per vantarmi delle mie imprese. Forse sarei stato biasimato un pochino per la mia scappatella; ma la riconquista dell'Hispaniola era una giustificazione perentoria, e speravo che perfino il capitano Smollett avrebbe ammesso che non avevo sprecato il mio tempo". Che però non basti una storia come questa a fare uno scrittore risulta da un romanzo di Verne che precede l'Isola di cinque anni: Un capitano di 15 anni. Qui il mozzo Dick Sand, in seguito alla morte del capitano e di buona parte dell'equipaggio della Pilgrim, si assume la responsabilità di comandare la nave in un lungo e pericoloso viaggio: tornato a casa, intraprenderà la gloriosa carriera di ammiraglio, con una scelta che ci pare sospetta e che retroattivamente corrompe la romanzesca gratuità dell'avventura. Molto più emozionante, da questo punto di vista, la vicenda del giovane Gordon Pym, che imbarcatosi sul Grampus da clandestino (quindi partendo ancora più dal basso rispetto a Jim) si ritrova ad esserne l'ultimo sopravvissuto: sopravvissuto quanto basta alla narrazione delle traversie patite dall'equipaggio, ciò che lo equipara a un capitano che rediga il giornale di bordo fino all'ultimo istante, quando ogni cosa si annullerà un bianco assoluto ("the perfect whiteness of the snow", ultime parole del celebre romanzo di Poe).
Di ragazzini ardimentosi, del resto, gli annali letterari sono pieni. Senza considerare i figli del capitano Grant (ancora Verne), vengono alla mente, in folla, i ragazzi della via Pàl di Molnar e i soldatini della guerra dei bottoni di Louis Pergaud, i collegiali del Signore delle mosche di Golding e il gruppetto di Stand by me di Stephen King (titolo originale The Body); e naturalmente, sempre di King, i giovani (e poi meno giovani) avversari di It. In tutti questi casi l'avventura procura un'accelerazione nella crescita e l'esperienza del male e della morte, insomma la perdita dell'infanzia. Non un grande affare, verrebbe da dire. Nella versione cinematografica della Guerra dei bottoni (1962) i due capi-fazione di Longeverne e Velrans scontano la propria audacia con la reclusione in un collegio che assomiglia molto a una casa correzionale, certo più dura di quella in cui finisce Gian Burrasca, incorreggibile per definizione. È anzi in collegio che Giannino Stoppani dà il meglio o il peggio di sé, a partire dalla costituzione di una società segreta passata alla storia per avere ottenuto con l'audacia e con l'astuzia una ormai celebre pappa al pomodoro.
Una trentina d'anni prima del Giornalino di Gian Burrasca di Vamba (Luigi Bertelli), un altro ragazzino si era riscaldato la mente fondando una loschissima società: "Allora, fondiamo questa società di briganti e la chiamiamo la Banda di Tom Sawyer. Tutti quelli che si vogliono iscrivere devono giurare e fare la firma col sangue. E se qualcuno che appartiene alla banda rivela i suoi segreti, bisogna tagliargli la gola, e il cadavere deve essere bruciato e le ceneri disperse in giro". Non poco petulante e ambizioso, Tom Sawyer concepisce l'avventura come una specie di dovere burocratico del perfetto adolescente: molto più riuscito di lui, perché naturaliter avventuroso, Huckleberry Finn, il personaggio che sotto sotto Mark Twain voleva essere, e che tuttavia non riuscì ad affrancare completamente dall'autorevolezza classista di Tom. Una cinquantina d'anni dopo Tom e Huck, sempre in America, si forma un'altra coppia di ragazzi avventurosi destinati ad affrontare una lunghissima serie di pericoli al posto di adulti pavidi o distratti: si tratta di Tim Tyler e di Spud Slavins, inventati da Lyman Young nel 1928 e protagonisti di fumetti per quasi sessant'anni. In Italia ebbero grande successo durante il fascismo con i nomi di Cino e Franco, che la quasi totalità dei lettori, grazie a traduzioni molto libere e mirati adattamenti, prese per autentici eroi italici. Viaggiando nei paesi più esotici del mondo (come già il Saturnino Farandola di Albert Robida, 1879), Tim-Cino e Spud-Franco tengono alto il prestigio dell'America e dell'Italia, e in questo senso il loro coraggio è tutt'uno con il patriottismo, anche se in una chiave avventuroso-picaresca lontanissima dal patetismo delle piccole vedette lombarde e dei tamburini sardi di De Amicis. Ma alla fine, se fra tanti capitani in erba dovessimo sceglierne uno, non avremmo dubbi: sarebbe Pinocchio, quando prende una barca e si mette in mare per andare a salvare Geppetto, il su' babbo.
- 4. Continua
"La goletta era là, finalmente libera dai bucanieri e pronta ad accogliere a bordo i nostri uomini e a riprendere il mare. Non c'era niente che desiderassi di più che tornare al fortino per vantarmi delle mie imprese. Forse sarei stato biasimato un pochino per la mia scappatella; ma la riconquista dell'Hispaniola era una giustificazione perentoria, e speravo che perfino il capitano Smollett avrebbe ammesso che non avevo sprecato il mio tempo". Che però non basti una storia come questa a fare uno scrittore risulta da un romanzo di Verne che precede l'Isola di cinque anni: Un capitano di 15 anni. Qui il mozzo Dick Sand, in seguito alla morte del capitano e di buona parte dell'equipaggio della Pilgrim, si assume la responsabilità di comandare la nave in un lungo e pericoloso viaggio: tornato a casa, intraprenderà la gloriosa carriera di ammiraglio, con una scelta che ci pare sospetta e che retroattivamente corrompe la romanzesca gratuità dell'avventura. Molto più emozionante, da questo punto di vista, la vicenda del giovane Gordon Pym, che imbarcatosi sul Grampus da clandestino (quindi partendo ancora più dal basso rispetto a Jim) si ritrova ad esserne l'ultimo sopravvissuto: sopravvissuto quanto basta alla narrazione delle traversie patite dall'equipaggio, ciò che lo equipara a un capitano che rediga il giornale di bordo fino all'ultimo istante, quando ogni cosa si annullerà un bianco assoluto ("the perfect whiteness of the snow", ultime parole del celebre romanzo di Poe).
Di ragazzini ardimentosi, del resto, gli annali letterari sono pieni. Senza considerare i figli del capitano Grant (ancora Verne), vengono alla mente, in folla, i ragazzi della via Pàl di Molnar e i soldatini della guerra dei bottoni di Louis Pergaud, i collegiali del Signore delle mosche di Golding e il gruppetto di Stand by me di Stephen King (titolo originale The Body); e naturalmente, sempre di King, i giovani (e poi meno giovani) avversari di It. In tutti questi casi l'avventura procura un'accelerazione nella crescita e l'esperienza del male e della morte, insomma la perdita dell'infanzia. Non un grande affare, verrebbe da dire. Nella versione cinematografica della Guerra dei bottoni (1962) i due capi-fazione di Longeverne e Velrans scontano la propria audacia con la reclusione in un collegio che assomiglia molto a una casa correzionale, certo più dura di quella in cui finisce Gian Burrasca, incorreggibile per definizione. È anzi in collegio che Giannino Stoppani dà il meglio o il peggio di sé, a partire dalla costituzione di una società segreta passata alla storia per avere ottenuto con l'audacia e con l'astuzia una ormai celebre pappa al pomodoro.
Una trentina d'anni prima del Giornalino di Gian Burrasca di Vamba (Luigi Bertelli), un altro ragazzino si era riscaldato la mente fondando una loschissima società: "Allora, fondiamo questa società di briganti e la chiamiamo la Banda di Tom Sawyer. Tutti quelli che si vogliono iscrivere devono giurare e fare la firma col sangue. E se qualcuno che appartiene alla banda rivela i suoi segreti, bisogna tagliargli la gola, e il cadavere deve essere bruciato e le ceneri disperse in giro". Non poco petulante e ambizioso, Tom Sawyer concepisce l'avventura come una specie di dovere burocratico del perfetto adolescente: molto più riuscito di lui, perché naturaliter avventuroso, Huckleberry Finn, il personaggio che sotto sotto Mark Twain voleva essere, e che tuttavia non riuscì ad affrancare completamente dall'autorevolezza classista di Tom. Una cinquantina d'anni dopo Tom e Huck, sempre in America, si forma un'altra coppia di ragazzi avventurosi destinati ad affrontare una lunghissima serie di pericoli al posto di adulti pavidi o distratti: si tratta di Tim Tyler e di Spud Slavins, inventati da Lyman Young nel 1928 e protagonisti di fumetti per quasi sessant'anni. In Italia ebbero grande successo durante il fascismo con i nomi di Cino e Franco, che la quasi totalità dei lettori, grazie a traduzioni molto libere e mirati adattamenti, prese per autentici eroi italici. Viaggiando nei paesi più esotici del mondo (come già il Saturnino Farandola di Albert Robida, 1879), Tim-Cino e Spud-Franco tengono alto il prestigio dell'America e dell'Italia, e in questo senso il loro coraggio è tutt'uno con il patriottismo, anche se in una chiave avventuroso-picaresca lontanissima dal patetismo delle piccole vedette lombarde e dei tamburini sardi di De Amicis. Ma alla fine, se fra tanti capitani in erba dovessimo sceglierne uno, non avremmo dubbi: sarebbe Pinocchio, quando prende una barca e si mette in mare per andare a salvare Geppetto, il su' babbo.
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