Rosella Postorino: ho vinto il Campiello grazie alle donne
Annarita Briganti , di ANNARITA BRIGANTIIntervista alla scrittrice che ha trionfato sugli altri finalisti, nello stesso anno che ha visto Helena Janeczek aggiudicarsi lo Strega. L'emozione per il riconoscimento, l'orgoglio femminile, ma anche il ricordo dei genitori, commercianti calabresi di frutta e verdura emigrati in Liguria. E il festeggiamento in riva al mare con il compagno...
Doppietta femminile nell'era del #Metoo e nell'anno del Nobel saltato a causa degli scandali sessuali. Rosella Postorino con Le assaggiatrici (Feltrinelli) sabato sera ha stravinto la cinquantaseiesima edizione del Premio Campiello, prendendo da sola più voti degli altri quattro finalisti messi insieme (167 preferenze sulle 278 espresse dalla giuria popolare). L'altra favorita - il Premio Strega di quest'anno, Helena Janeczek - arriva terza. Trionfa la letteratura fatta da donne, che parla di donne, basata su storie vere. Le assaggiatrici" dei pasti di Hitler per evitare che fosse avvelenato, evocate nel suo romanzo, sono esistite realmente, così come la "ragazza con la Leica" di Janeczek, la reporter di guerra Gerda Taro, morta sul campo.
Postorino, l'editoria italiana sta diventando femminista?
"I lettori italiani sono per la maggior parte lettrici e non hanno pregiudizi. Non distinguono gli scrittori in base al sesso. Se gli uo…
Postorino, l'editoria italiana sta diventando femminista?
"I lettori italiani sono per la maggior parte lettrici e non hanno pregiudizi. Non distinguono gli scrittori in base al sesso. Se gli uo…
Doppietta femminile nell'era del #Metoo e nell'anno del Nobel saltato a causa degli scandali sessuali. Rosella Postorino con Le assaggiatrici (Feltrinelli) sabato sera ha stravinto la cinquantaseiesima edizione del Premio Campiello, prendendo da sola più voti degli altri quattro finalisti messi insieme (167 preferenze sulle 278 espresse dalla giuria popolare). L'altra favorita - il Premio Strega di quest'anno, Helena Janeczek - arriva terza. Trionfa la letteratura fatta da donne, che parla di donne, basata su storie vere. Le assaggiatrici" dei pasti di Hitler per evitare che fosse avvelenato, evocate nel suo romanzo, sono esistite realmente, così come la "ragazza con la Leica" di Janeczek, la reporter di guerra Gerda Taro, morta sul campo.
Postorino, l'editoria italiana sta diventando femminista?
"I lettori italiani sono per la maggior parte lettrici e non hanno pregiudizi. Non distinguono gli scrittori in base al sesso. Se gli uomini non leggono autrici, le donne leggono di tutto, dai gialli ai romanzi mainstream, dai saggi ai testi più letterari senza discriminazioni di genere, il che ha permesso a molte scrittrici di essere più lette. Sta emergendo uno sguardo femminile capace di raccontare il contemporaneo in modo più interessante, più acuto".
Il suo è un romanzo sul potere. Qual è il rapporto tra scrittura e potere?
"Si può esercitare il potere in tanti modi: in una relazione amorosa, tra genitori e figli, prelevando donne e portandole nella Tana del lupo, il rifugio di Hitler, scrivendo. Non mi sono mai percepita come una persona di potere, pur lavorando in questo settore come editor da anni. L'unico potere che vorrei avere è quello di continuare a scrivere le mie storie. Il potere che più mi interessa è quello della letteratura, capace di farti scoprire cose di te e del mondo".
La Storia sarebbe stata diversa se le assaggiatrici si fossero rifiutate di assaggiare?
"L'umanità non è composta solo da eroi. Non si può colpevolizzare chi accetta il compromesso perché a volte è costretto a farlo. Il sistema non gli dato scelta, ha deumanizzato. In condizioni estreme è facile anche per la vittima scivolare nella colpa. Non possiamo pensare che tutti dicano no e neanche tornare indietro".
Lei cosa avrebbe fatto al loro posto?
"È la domanda centrale del libro: sarei stata partigiana o avrei preso la tessera fascista perché era più comodo? Come diceva Primo Levi, puoi sapere come ti comporteresti in certe situazioni solo quando ci sei dentro. L'assaggiatrice a cui mi sono ispirata per questo libro, sopravvissuta alla mensa forzata dei nazisti, è stata stuprata per quattordici giorni dai russi a Berlino ed è diventata sterile. Ha adottato un ragazzo e lui si è suicidato, ma fino alla sua morte, avvenuta a 96 anni, pochi giorni prima che riuscissi a incontrarla, si è aggrappata all'istinto di sopravvivenza e ha lottato per vivere".
Potrebbe succedere ancora?
"In Svizzera, negli Stati Uniti respingevano gli ebrei che avrebbero voluto rifugiarsi lì perché non avevano lavoro, per motivi di "razza". Mi sembra di sentire quello che accade oggi. Parliamo di migranti come se fossero una massa indistinta. Sottovalutiamo le difficoltà di un esilio. Finché non recupereremo il valore di ogni singola vita umana, saremo in pericolo".
Cosa rappresenta il cibo?
"Per problemi alimentari posso mangiare pochissime cose. Il cibo è qualcosa di piacevole, che può fare male. Le assaggiatrici erano delle privilegiate perché mangiavano tre volte al giorno mentre la Germania moriva di fame, ma rischiavano la vita a ogni pasto. Dobbiamo assaggiare il mondo per vivere, sapendo che potrebbe ucciderci".
Cinquantamila copie vendute, ristampa da 30mila venti traduzioni all'estero e una futura trasposizione cinematografica: continuerà a fare la editor?
"Per questo romanzo ho usato le ferie, scrivendo dalle 7 di mattina all'una di notte. Ogni tanto pensavo a chi non deve fare questi sacrifici, ma il mestiere dell'editor mi piace ancora molto. Fin da bambina ho bisogno di scrivere, ma quando lavoro sui testi degli altri mi metto al loro servizio".
Come cambierà la sua vita?
"Dopo la vittoria del Campiello una persona mi ha scritto: 'Spero che questo traguardo le ricordi che si può avere fiducia in se stessi e nella vita'. Se fossi meno emotiva, non sarei la scrittrice che sono. Sono figlia di due fruttivendoli calabresi, emigrati in Liguria, con pochi libri in casa. Non era scritto nel mio destino che facessi parte del mondo delle lettere. Con quest'avventura ho capito che se desideri fortemente una cosa e ti impegni, la ottieni. Mi concederò di provare un po' di fierezza. La mia per ora è una bella storia a lieto fine".
Qual è il segreto del successo di questo libro, che ha messo d'accordo critica, mercato, giurie di letterati e di lettori ed è stato accolto bene perfino da quel regno del dissenso che può essere la rete, con i social che tifavano per lei?
"Le insegnanti di liceo me lo chiedono per fare avvicinare gli studenti a un periodo complesso della Storia. C'è chi si appassiona alla storia d'amore tra la protagonista e il suo carnefice. Chi ci ha visto riflessioni leopardiane sul senso dell'esistenza. Era il mio sogno scrivere un romanzo a più livelli, che potessero leggere tutti".
Il Campiello, nell'anno in cui ha compiuto quarant'anni: come ha festeggiato?
"Ho dedicato il premio al mio compagno. Ha sempre supportato la mia scrittura. Non si è mai lamentato del tempo che sottraggo a noi per scrivere, il che per me è molto importante. Sabato a Venezia, dopo interviste e cene, abbiamo fatto una passeggiata da soli, di notte, nella città deserta. Ci siamo seduti di fronte al mare e gli ho detto: siamo felici".
Postorino, l'editoria italiana sta diventando femminista?
"I lettori italiani sono per la maggior parte lettrici e non hanno pregiudizi. Non distinguono gli scrittori in base al sesso. Se gli uomini non leggono autrici, le donne leggono di tutto, dai gialli ai romanzi mainstream, dai saggi ai testi più letterari senza discriminazioni di genere, il che ha permesso a molte scrittrici di essere più lette. Sta emergendo uno sguardo femminile capace di raccontare il contemporaneo in modo più interessante, più acuto".
Il suo è un romanzo sul potere. Qual è il rapporto tra scrittura e potere?
"Si può esercitare il potere in tanti modi: in una relazione amorosa, tra genitori e figli, prelevando donne e portandole nella Tana del lupo, il rifugio di Hitler, scrivendo. Non mi sono mai percepita come una persona di potere, pur lavorando in questo settore come editor da anni. L'unico potere che vorrei avere è quello di continuare a scrivere le mie storie. Il potere che più mi interessa è quello della letteratura, capace di farti scoprire cose di te e del mondo".
La Storia sarebbe stata diversa se le assaggiatrici si fossero rifiutate di assaggiare?
"L'umanità non è composta solo da eroi. Non si può colpevolizzare chi accetta il compromesso perché a volte è costretto a farlo. Il sistema non gli dato scelta, ha deumanizzato. In condizioni estreme è facile anche per la vittima scivolare nella colpa. Non possiamo pensare che tutti dicano no e neanche tornare indietro".
Lei cosa avrebbe fatto al loro posto?
"È la domanda centrale del libro: sarei stata partigiana o avrei preso la tessera fascista perché era più comodo? Come diceva Primo Levi, puoi sapere come ti comporteresti in certe situazioni solo quando ci sei dentro. L'assaggiatrice a cui mi sono ispirata per questo libro, sopravvissuta alla mensa forzata dei nazisti, è stata stuprata per quattordici giorni dai russi a Berlino ed è diventata sterile. Ha adottato un ragazzo e lui si è suicidato, ma fino alla sua morte, avvenuta a 96 anni, pochi giorni prima che riuscissi a incontrarla, si è aggrappata all'istinto di sopravvivenza e ha lottato per vivere".
Potrebbe succedere ancora?
"In Svizzera, negli Stati Uniti respingevano gli ebrei che avrebbero voluto rifugiarsi lì perché non avevano lavoro, per motivi di "razza". Mi sembra di sentire quello che accade oggi. Parliamo di migranti come se fossero una massa indistinta. Sottovalutiamo le difficoltà di un esilio. Finché non recupereremo il valore di ogni singola vita umana, saremo in pericolo".
Cosa rappresenta il cibo?
"Per problemi alimentari posso mangiare pochissime cose. Il cibo è qualcosa di piacevole, che può fare male. Le assaggiatrici erano delle privilegiate perché mangiavano tre volte al giorno mentre la Germania moriva di fame, ma rischiavano la vita a ogni pasto. Dobbiamo assaggiare il mondo per vivere, sapendo che potrebbe ucciderci".
Cinquantamila copie vendute, ristampa da 30mila venti traduzioni all'estero e una futura trasposizione cinematografica: continuerà a fare la editor?
"Per questo romanzo ho usato le ferie, scrivendo dalle 7 di mattina all'una di notte. Ogni tanto pensavo a chi non deve fare questi sacrifici, ma il mestiere dell'editor mi piace ancora molto. Fin da bambina ho bisogno di scrivere, ma quando lavoro sui testi degli altri mi metto al loro servizio".
Come cambierà la sua vita?
"Dopo la vittoria del Campiello una persona mi ha scritto: 'Spero che questo traguardo le ricordi che si può avere fiducia in se stessi e nella vita'. Se fossi meno emotiva, non sarei la scrittrice che sono. Sono figlia di due fruttivendoli calabresi, emigrati in Liguria, con pochi libri in casa. Non era scritto nel mio destino che facessi parte del mondo delle lettere. Con quest'avventura ho capito che se desideri fortemente una cosa e ti impegni, la ottieni. Mi concederò di provare un po' di fierezza. La mia per ora è una bella storia a lieto fine".
Qual è il segreto del successo di questo libro, che ha messo d'accordo critica, mercato, giurie di letterati e di lettori ed è stato accolto bene perfino da quel regno del dissenso che può essere la rete, con i social che tifavano per lei?
"Le insegnanti di liceo me lo chiedono per fare avvicinare gli studenti a un periodo complesso della Storia. C'è chi si appassiona alla storia d'amore tra la protagonista e il suo carnefice. Chi ci ha visto riflessioni leopardiane sul senso dell'esistenza. Era il mio sogno scrivere un romanzo a più livelli, che potessero leggere tutti".
Il Campiello, nell'anno in cui ha compiuto quarant'anni: come ha festeggiato?
"Ho dedicato il premio al mio compagno. Ha sempre supportato la mia scrittura. Non si è mai lamentato del tempo che sottraggo a noi per scrivere, il che per me è molto importante. Sabato a Venezia, dopo interviste e cene, abbiamo fatto una passeggiata da soli, di notte, nella città deserta. Ci siamo seduti di fronte al mare e gli ho detto: siamo felici".