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 Andrea Lucchetta, 55 anni (agf)

Andrea Lucchetta: “Azoto e carciofi, metafore per la Nazionale ai Mondiali”

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Le originali telecronache dell'Italia con più di due milioni di spettatori: “Racconto la tecnica con sillogismi. Eccedo per coinvolgere tutti. Ma sono solo lo strumento che enfatizza e traduce questa Italia dolce”
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"Su le mani dai divani, su le mani per Osmany". "Un attacco all'azoto liquido dello Zar", "La G di Giotto è la G di Giannelli", "Un muro dolomitico patrimonio dell'Unesco": gli slogan che Andrea Lucchetta inventa per raccontare le imprese dell'Italvolley maschile sono diventate virali sui social. Capitano della Nazionale di pallavolo che nel 1990 ha vinto il suo primo mondiale, protagonista della stagione d'oro della pallavolo italiana, quella della generazione dei fenomeni, oggi, a 55 anni, è una delle voci delle telecronache Rai per i Mondiali che si giocano in Italia e Bulgaria. Le ultime due gare degli azzurri, contro l'Argentina di Velasco e la Repubblica Domenicana, hanno tenuto incollati ai teleschermi oltre due milioni di italiani. Un boom di ascolti imprevedibile. Sarà anche merito delle sue telecronache "in rima"? "(Ride) No, assolutamente. È quello che i ragazzi mettono in…
"Su le mani dai divani, su le mani per Osmany". "Un attacco all'azoto liquido dello Zar", "La G di Giotto è la G di Giannelli", "Un muro dolomitico patrimonio dell'Unesco": gli slogan che Andrea Lucchetta inventa per raccontare le imprese dell'Italvolley maschile sono diventate virali sui social. Capitano della Nazionale di pallavolo che nel 1990 ha vinto il suo primo mondiale, protagonista della stagione d'oro della pallavolo italiana, quella della generazione dei fenomeni, oggi, a 55 anni, è una delle voci delle telecronache Rai per i Mondiali che si giocano in Italia e Bulgaria. Le ultime due gare degli azzurri, contro l'Argentina di Velasco e la Repubblica Domenicana, hanno tenuto incollati ai teleschermi oltre due milioni di italiani. Un boom di ascolti imprevedibile. Sarà anche merito delle sue telecronache "in rima"? "(Ride) No, assolutamente. È quello che i ragazzi mettono in campo la chiave del successo. La loro capacità di crescere. Già gli argenti olimpici del beach con Lupo-Nicolai e quello del volley maschile avevano dato dei buoni risultati di ascolto".

Un po' di merito non se lo vuole prendere?
"Il pubblico sta scoprendo uno storytelling tecnico metaforico nuovo per raccontare la partita. Lo sto portando avanti da una decina d'anni. All'inizio con tante difficoltà. Cerco di tenere alta l'attenzione anche durante i replay, quando di solito la tensione dello spettatore diminuisce. Da capitano della nazionale campione del mondo nel '90 quelle emozioni ho avuto la fortuna di viverle di persona e ora cerco di trasmetterle a chi sta seduto sul divano di casa. Ci tengo che non siano raccontate solo da Wikipedia".

Il suo segreto?
"Lo spettatore deve rendersi conto che io mi sto appassionando alla partita esattamente come lui. Cerco di raccontare la tecnica con sillogismi e metafore. A volte eccedendo volutamente".

A volte anche in rima. Nel '92 ha scalato le classifiche con la canzone Go Lucky Go, c'entra qualcosa il suo passato da rapper?
"Nelle telecronache il ritmo è importante. A quel tempo ho avuto anche la sfrontatezza di andare a cantare al Festivalbar. Sono esperienze che mi hanno aiutato molto. Ma che partono da una base: massima etica, professionalità e preparazione".

E a chi le dice che esagera, che il suo commento è troppo sopra le righe cosa risponde?
"Il pubblico classico della pallavolo non ha bisogno di commento tecnico. Io cerco di coinvolgere anche quelli che la pallavolo non la masticano e per loro non ha senso un commento piatto e monocorde. Quando faccio le telecronache parto sempre pensando al divano di casa popolato da fratellini, genitori e anche nonni: devo trovare delle soluzioni che intrattengano tutti spiegando il gesto tecnico. Hai fatto fallo di palleggio perché hai le dita troppo rigide? Hai le mani a carciofo. L'attacco all'azoto liquido dello Zar (Ivan Zaytzev, ndr)? Attacca, cristallizza e sbriciola le dita del muro avversario. E Osmany Juantorena quanto legna?".

Ai giocatori piacciono le sue metafore?
"Molti si divertono. Il problema subentra quando una metafora mette l'accento su qualche situazione che il giocatore avrebbe potuto gestire meglio. Se te lo dice l'allenatore durante un time out non lo sente nessuno, alla tv invece...".

Alcuni suoi slogan sono diventati virali sui social.
"Su le mani dai divani, su le mani per Osmany è diventato un claim. Mi diverto a creare. Ma c'è sempre un messaggio dietro. Per esempio quando i cosiddetti oriundi non erano ben visti in nazionale, io mi sono inventato lo Zar di tutte le provincie e regioni italiane. Anche se poi Zaytzev è italiano a tutti gli effetti. Ma il messaggio voleva essere sottile. Se il mio stile è stato apprezzato vuol dire che sono sulla strada giusta. Molti mi considerano il Lucky della porta accanto".
 
Insieme al successo sui social si accompagna anche un certo numero di hater.
"Sono persone che commentano e insultano senza capire, tifosi chiusi nei loro meccanismi. Io gestisco personalmente tutti i miei profili social e rispondo a tutti. Però sono stato costretto ad allontanare quattro o cinque persone che davvero avevano esagerato. Più che altro per i miei figli che ora sono grandi e non voglio leggano certe cose".

I numeri su RaiDue danno ragione a lei.
"Non a me. Danno ragione a una squadra forte, dolce e in grado di appassionare. Io sono solo uno strumento che cerca di tradurre ed enfatizzare. E che tifa Italia spassionatamente. Ma senza essere in malafede. Se ritengo che una decisione arbitrale a nostro favore non sia corretta lo dico. Immagino sempre di avere di fronte un bambino che mi guarda negli occhi: devo farlo sorridere ma soprattutto devo sostenere il suo sguardo puro. Se sono torbido, deludo le sue aspettative".

Stasera l'Italia affronta la Slovenia che nel 2015 ci ha battuto nelle semifinali degli Europei. Allora era allenata da Andrea Giani che è stato suo compagno di nazionale. Quella di domani che Slovenia sarà?
"Una squadra che deve vincere. Ma la nostra è una squadra in crescita e l'ha dimostrato partita dopo partita. Questo percorso dovrebbe portarci a vincere 3-0 o 3-1 e comunque a passare il girone come primi. È importante perché nel secondo girone di Milano ci porteremo dietro i punti della prima fase. Lì il livello sarà più alto e le squadre più toste".

Siamo pronti?
"Siamo maturati. Giannelli alla regia sta facendo un mondiale spettacolare. Ha solo 22 anni ed è già l'uomo che batterà tutti i record del mondo a livello di presenze in nazionale. E pensare che si deve ancora formare, è ancora al 40% del suo percorso ma già tiene in mano la squadra, è un vero leader. Come anche Max Colaci che non può essere il capitano ufficiale solo perché una regola Fivb non permette di nominare capitano un libero. E poi anche Ivan è molto maturato con la nascita del secondo figlio e l'esperienza di due anni come martello".

Cosa le piace di più di questa Italia?
"La capacità di chiudersi nelle difficoltà e di trovare un modo per uscirne. E poi la pazienza e la capacità di comunicare". 

E cosa la spaventa?
"L'ago della bilancia sta nella forza di Juantorena di rimanere in campo come elemento magnetico che riesce ad attrarre tutti i giocatori".

Sta usando una metafora. La userà per commentare la partita di questa sera?
"No. Lì invento sul momento. Ma per la Slovenia potrei rispolverare il martello di Thor scagliato dal figlio di Odino (Zaytzev). Sì, amo gli Avengers!".