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(ansa)

Il mondo di Zaytsev sulla sua pelle: così è diventato lo Zar

I Mondiali di pallavolo entrano nel vivo con la Final Six: l'Italia debutta il 26 settembre alle 21.15 con la Serbia. Tocca ancora a Ivan trascinare l’Italia verso la semifinale. Suo padre, la sua educazione, il significato dei tatuaggi
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"My life, my rules", la mia vita, le mie regole. Ivan Zaytsev lo porta scritto sul petto insieme a una rondine con la testa di usignolo. Quel primo tatuaggio fatto a 19 anni, quando la via che gli era stata tracciata gli stava troppo stretta, è ciò che rimane della sua prima vita. Perché per arrivare a essere lo Zar, il capitano della nazionale di pallavolo che fa sognare gli italiani e che stasera scenderà sul parquet del PalaAlpitour di Torino per giocarsi contro la Serbia l'accesso alle finali dei Mondiali (ore 21.15, Rai2), Ivan ha dovuto "uccidere il padre".

"La nascita di Ivan è stata una grande gioia, ma il giorno in cui è venuto al mondo, il 2 ottobre 1988, è anche il giorno in cui ho perso la finale delle Olimpiadi di Seul contro gli Stati Uniti": Vyacheslav "Slava" Zaytsev, suo padre, è stato il capitano della nazionale di pallavolo della grande Unione Sovietica, il palleggia…
"My life, my rules", la mia vita, le mie regole. Ivan Zaytsev lo porta scritto sul petto insieme a una rondine con la testa di usignolo. Quel primo tatuaggio fatto a 19 anni, quando la via che gli era stata tracciata gli stava troppo stretta, è ciò che rimane della sua prima vita. Perché per arrivare a essere lo Zar, il capitano della nazionale di pallavolo che fa sognare gli italiani e che stasera scenderà sul parquet del PalaAlpitour di Torino per giocarsi contro la Serbia l'accesso alle finali dei Mondiali (ore 21.15, Rai2), Ivan ha dovuto "uccidere il padre".

"La nascita di Ivan è stata una grande gioia, ma il giorno in cui è venuto al mondo, il 2 ottobre 1988, è anche il giorno in cui ho perso la finale delle Olimpiadi di Seul contro gli Stati Uniti": Vyacheslav "Slava" Zaytsev, suo padre, è stato il capitano della nazionale di pallavolo della grande Unione Sovietica, il palleggiatore più forte di tutti i tempi, atleta del secolo per il suo Paese. Dopo aver vinto sette ori europei, due mondiali e un'Olimpiade, ma soprattutto dopo la sconfitta di Seul, Slava sente di avere un compito: dare alla patria un erede degno del suo nome. Per questo il piccolo Ivan passa i pomeriggi a palleggiare nel corridoio di casa. Centinaia di palleggi, e guai a sbagliarne uno: "A sette anni non era molto divertente...".

Ivan Zaytsev, il docufilm sullo zar della pallavolo: "La mia sfida: diventare come mio padre"

"Dovevo essere duro", ricorda il padre, "sapevo che non voleva ma era necessario. Bisognava fare così per farlo diventare quello che è oggi". Oggi Ivan Zaytsev, nato a Spoleto dove il padre giocava, e naturalizzato definitivamente nel 2008, è l'uomo con la battuta più potente al mondo (134 km/h), l'atleta che ha portato la nazionale a conquistare l'argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e il simbolo di questa Italia. Ribellione e rinascita le porta scritte sulla pelle. "Sfidavo i miei genitori, facevo quello che mi andava: uscire, non dormire, anche se di giorno dovevo allenarmi", ammette. Poi è successo qualcosa. Ha conosciuto Ashling, italiana con origini irlandesi che ha sposato nel 2013 e con cui ha avuto due bimbi, Sasha e Sienna. All'incontro che ha cambiato la sua vita è dedicato l'"Oceano mare" che porta disegnato sul braccio: "Nasce tutto dal libro di Baricco. Racconta emozioni che io e Ashling abbiamo vissuto insieme e che aprivano cassetti fino a quel momento chiusi dentro di noi". Dopo Ashling per Ivan è cambiato tutto. Trova il coraggio di abbandonare il ruolo di palleggiatore che fu del padre, diventa schiacciatore e conquista la maglia azzurra ("ho dovuto aspettare dieci anni di residenza consecutiva in Italia per avere il permesso di indossarla"). Un amore, quello per la maglia, che ha avuto i suoi momenti di crisi: come nel 2015 quando, insieme ad altri tre compagni, dopo una notte brava, fu cacciato dal ritiro della nazionale e fatto rimpatriare da Rio alla vigilia delle finali di World League. O come nel 2017, quando per un problema di sponsor e scarpe non andò agli Europei. 

Ma forse è proprio quando una cosa importante ti sfugge di mano, come la maglia della Nazionale per Ivan, che senti più forte il suo valore. E le responsabilità che comporta. Per questo lui, uomo immagine della Nazionale, non si tira indietro quando c'è da prendere una posizione. Lo ha fatto, sfidando i No Vax, con un post su Facebook in cui sosteneva l'importanza di vaccinare i propri figli. E anche questa nuova consapevolezza porta disegnata sul corpo, sulla gamba sinistra. È un samurai a cavallo: "Il cavallo è il percorso che sto facendo. Il guerriero saggio e desideroso di sangue, invece, sono io". Questa sera Ivan metterà da parte il samurai e sarà solo lo Zar. Quello che "spara" a 134 km/h e che di una sola cosa è sicuro: "Odio perdere".