Carlo Alberto Bucci
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Francesco Erbani
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di CARLO ALBERTO BUCCI e FRANCESCO ERBANI
L'evento. Le novanta statue della Collezione Torlonia esposte per la prima volta
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È una mostra il cui fragore già si avverte da un capo all’altro della scena archeologica. Non solo italiana. Nel laboratorio al piano terra di Palazzo Torlonia alla Lungara i restauri sono a buon punto. Le 96 opere provenienti dalla Collezione Torlonia (che ne conta 623) saranno sistemate in Palazzo Caffarelli, dietro i Musei Capitolini nelle sale allestite dall’architetto inglese David Chipperfield. È stata ipotizzata anche una data, il 1 settembre. copyright Mimmo Frassineti/AGF
La cura è affidata a Carlo Gasparri e Salvatore Settis, che hanno selezionato le sculture e disegnato un itinerario: la storia della collezione e del collezionismo di antichità a Roma, a partire dalla fase più recente, il tardo Ottocento, e tornando indietro fino al XV secolo, quando nacque la pratica delle grandi famiglie di raccogliere opere antiche e di siste…!-->!-->
È una mostra il cui fragore già si avverte da un capo all’altro della scena archeologica. Non solo italiana. Nel laboratorio al piano terra di Palazzo Torlonia alla Lungara i restauri sono a buon punto. Le 96 opere provenienti dalla Collezione Torlonia (che ne conta 623) saranno sistemate in Palazzo Caffarelli, dietro i Musei Capitolini nelle sale allestite dall’architetto inglese David Chipperfield. È stata ipotizzata anche una data, il 1 settembre. copyright Mimmo Frassineti/AGF
La cura è affidata a Carlo Gasparri e Salvatore Settis, che hanno selezionato le sculture e disegnato un itinerario: la storia della collezione e del collezionismo di antichità a Roma, a partire dalla fase più recente, il tardo Ottocento, e tornando indietro fino al XV secolo, quando nacque la pratica delle grandi famiglie di raccogliere opere antiche e di sistemarle nei palazzi privati.È un tracciato che si dirama ben oltre Roma: «Da queste vicende sociali e culturali si passa alle collezioni papali e poi a quelle sovrane», spiega Settis, «e da queste deriva il concetto stesso di museo come oggi lo conosciamo». Settis ha il compito di ricostruire la pratica del collezionismo.
copyright Mimmo Frassineti/AGF
Gasparri racconta, pezzo per pezzo, la Collezione Torlonia, che lui studia da quarant’anni, da quando il pretore di Roma lo incaricò di inventariare le opere che il principe Torlonia spedì nei magazzini del suo palazzo.Si comincia con la sezione più originale della collezione, quella dei ritratti. Seguono i materiali provenienti dagli scavi ottocenteschi nelle proprietà Torlonia: dalla Villa dei Quintili e dalla Villa di Massenzio sull’Appia Antica, o da Porto, nei pressi della foce del Tevere, o da via Latina. Quindi le opere che attestano il gusto eclettico dei principi che, appena insigniti da papa Pio VII del titolo, acquistarono pezzi singoli e intere collezioni dalle famiglie romane cui prestavano danaro: i Savelli, i Caetani, i Cesi, i Cesarini, i Ruspoli, i Barberini e soprattutto i Giustiniani.
La mostra sarà senza prestiti, aggiunge Settis. Ma è come se si lavorasse su un materiale inedito. Il restauro sta mettendo in luce la storia di ogni scultura e quindi definirà il profilo di chi la possedeva o la maneggiava. Anna Maria Carruba, la responsabile del restauro, mostra il voluminoso dossier di un cratere in marmo lunense, alcune decine di pagine. Ogni pagina un disegno con i pezzi aggiunti e con tutti gli interventi praticati nel tempo. Settis si ferma davanti alla statua di un caprone in riposo. «Apparteneva ai Giustiniani: come non pensare che vi abbiano messo le mani persino Bernini o Algardi?», si chiede sottovoce.
Vedendole così sfolgoranti non si riesce a immaginare che fossero oscurate e invisibili. Nel 2015 la svolta. L’allora ministro Dario Franceschini e il direttore generale Antichità, Gino Famiglietti, siglano un accordo con la Fondazione Torlonia e con il principe (morto due anni dopo, novantaduenne): sarebbe stata organizzata una mostra con una parte della collezione, che nella sua interezza sarebbe stata poi sistemata stabilmente in un edificio e aperta al pubblico. All'iniziativa ha contribuito una sponsorizzazione di Bulgari per un milione di euro. Un tragitto lungo, che cerca di scansare i contraccolpi della contesa ereditaria scoppiata in casa Torlonia e che ieri ha visto confermato il sequestro dei beni di famiglia.