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(ansa)

Livermore: “Non volevo fare strano Verdi”

La sera della prima alla Scala il regista ha ricevuto il plauso per impianto kolossal e uso di tecnologie nell'allestimento di “Attila”
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MILANO - Ambientare l'Attila di Verdi in un Novecento distopico, che fa riferimento a tutti i totalitarismi (nazismo, fascismo, stalinismo) poteva essere un rischio a una prima scaligera, dove spesso i registi, se attualizzano le storie, vengono contestati quasi per principio, salvo poi "passare" alla grande nelle recite successive. Non è successo a Davide Livermore, che ha avuto un plauso generale per il suo allestimento kolossal, con gran sfoggio di tecnologia e proiezioni molto a effetto, se si escludono un paio di "buu" piovuti dal loggione. Ma lui getta acqua sul fuoco: "Io non li ho sentiti. E poi c'è sempre qualcuno che è in cerca di visibilità, se la veda con la sua coscienza o col suo psicanalista".

Era il suo primo Sant'Ambrogio alla Scala. Era preoccupato?
"Neanche per sogno. Non mi importa se qualcuno non aveva mai visto una mia produzione e quindi non sa come lavoro. Io lo faccio mettendoci tutto …
MILANO - Ambientare l'Attila di Verdi in un Novecento distopico, che fa riferimento a tutti i totalitarismi (nazismo, fascismo, stalinismo) poteva essere un rischio a una prima scaligera, dove spesso i registi, se attualizzano le storie, vengono contestati quasi per principio, salvo poi "passare" alla grande nelle recite successive. Non è successo a Davide Livermore, che ha avuto un plauso generale per il suo allestimento kolossal, con gran sfoggio di tecnologia e proiezioni molto a effetto, se si escludono un paio di "buu" piovuti dal loggione. Ma lui getta acqua sul fuoco: "Io non li ho sentiti. E poi c'è sempre qualcuno che è in cerca di visibilità, se la veda con la sua coscienza o col suo psicanalista".

Era il suo primo Sant'Ambrogio alla Scala. Era preoccupato?
"Neanche per sogno. Non mi importa se qualcuno non aveva mai visto una mia produzione e quindi non sa come lavoro. Io lo faccio mettendoci tutto il mio cuore per portare in scena l'opera, che è la summa di tutte le arti. Viviamo in un periodo in cui tutti tendono a farci paura. Gli economisti parlano continuamente di recessione, degli immigrati sbraitano che si deve avere terrore. È ora di finirla. E la cultura ormai è l'unico baluardo perché apre a tutto e a tutti. È questo il senso di fare Verdi oggi, un compositore che ha parlato sempre a tutti gli italiani, e non solo. I suoi sono valori universali, non dobbiamo perdere questa occasione per ritrovare la nostra memoria. E poi voglio dire un'altra cosa".
Il regista David Livermore (reuters)
Cosa?
"Forse sono fuori tempo, ma mi hanno sempre indignato quei politici che si vorrebbero appropriare del 'Va', pensiero' del Nabucco, come se fosse un inno padano o di una sola parte. È aberrante utilizzare la sua musica per questi biechi interessi. Verdi è di tutti, ha contribuito a creare l'identità dell'Italia, senza fare mai fare sconti, nel bene e nel male. È stato lo specchio in cui il nostro Paese ha visto se stesso. Era un uomo senza un ego esasperato, non era come quelli che oggi sparano cazzate in tv per emergere, non cercava i facili like. In questo sta la sua grandezza".

Ambientazione e proiezioni sono state apprezzate.
"Non ho mai affrontato un'opera stravolgendo il pensiero del compositore. E così è stato con Attila. Al quadro di Raffaello del primo atto ci sono riferimenti espliciti di Verdi, io non ho aggiunto nulla. Quello che spero di realizzare con le mie regie non è 'farlo strano', ma scatenare passioni, riflessioni".

Il Presidente Mattarella ha ricevuto cinque minuti di applausi. Cosa ne pensa?
"Se la prima della Scala crea un rapporto con le istituzioni e con chi le garantisce è una grande vittoria. E io ne sono fiero".