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(afp)

Dalla politica ai social, il trionfo del terra terra

La poesia di ogni tempo ce lo insegna: l'uomo che aspira a elevarsi guarda sempre verso l'alto. Oggi però il discorso pubblico ribalta questa dialettica. Scegliendo come unico riferimento il basso
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Alto/basso, pieno/vuoto, grande/piccolo. Queste coppie esprimono misure, volumi, simmetrie; ma sono anche valori, o al contrario disvalori. Solo che la nostra società li usa ormai a rovescio, desiderando ciò che un tempo rifuggiva. E la politica, per una volta, è lo specchio del Paese.

Succede, innanzitutto, circa l'opposizione fra alto e basso. Chi non vorrebbe elevarsi fino al Paradiso? Non vuole elevarsi nessuno, a quanto pare. I pensieri elevati non vanno più di moda, meglio un vaffa, meglio un linguaggio breve e greve, si fa meno fatica. E a sua volta il politico à la page ripete le parole che s'ascoltano nei bar, imita i tic della gente comune, veste in modo studiatamente trasandato, zainetto sulle spalle e guai a indossare una cravatta. Nel corso dei secoli la politica ha assoldato corrotti e carrieristi, serpenti e pescecani; anche statisti, tuttavia, anche personaggi capaci di scrivere la storia. E in ogni caso la sua specifica funz…
Alto/basso, pieno/vuoto, grande/piccolo. Queste coppie esprimono misure, volumi, simmetrie; ma sono anche valori, o al contrario disvalori. Solo che la nostra società li usa ormai a rovescio, desiderando ciò che un tempo rifuggiva. E la politica, per una volta, è lo specchio del Paese.

Succede, innanzitutto, circa l'opposizione fra alto e basso. Chi non vorrebbe elevarsi fino al Paradiso? Non vuole elevarsi nessuno, a quanto pare. I pensieri elevati non vanno più di moda, meglio un vaffa, meglio un linguaggio breve e greve, si fa meno fatica. E a sua volta il politico à la page ripete le parole che s'ascoltano nei bar, imita i tic della gente comune, veste in modo studiatamente trasandato, zainetto sulle spalle e guai a indossare una cravatta. Nel corso dei secoli la politica ha assoldato corrotti e carrieristi, serpenti e pescecani; anche statisti, tuttavia, anche personaggi capaci di scrivere la storia. E in ogni caso la sua specifica funzione - proclamata, benché non sempre praticata - era d'offrire esempio e guida ai popoli, come il Doge raffigurato da Carpaccio nella Consegna dell'anello. Ora non più. Se vuoi ottenere un successo alle elezioni, devi girare per talk show; e lì mostrare quanto sei plebeo.

Quest'inversione di distanze fisiche e ideali rompe una tradizione millenaria. In tutte le mitologie, orientali e occidentali, il basso è lo spazio infero, mentre gli Dei abitano nei cieli, oppure in monti alti quanto l'Olimpo. Facilis descensus Averno, scrive Virgilio nell'Eneide; ardua e perigliosa, viceversa, l'ascesa verso il Paradiso. Dunque la discesa è una rovina, l'elevazione una conquista, il premio che ottengono i migliori. Agli altri rimane il regno delle tenebre, il Tartaro che nella Teogonia di Esodo veniva collocato sotto terra, a profondità incommensurabili. Ma quest'archetipo verticale adesso è rovesciato. I nuovi giganti sono dei nanetti, per giunta fieri della loro bassa statura.

Anche il pieno, così come l'alto, tradizionalmente designa un valore. "Ave o Maria, piena di grazia", recita una preghiera a tutti nota. "Nel pieno delle facoltà mentali", dichiariamo quando c'è da sottoscrivere un atto notarile. E la pienezza - dei sentimenti, delle esperienze, delle conoscenze - rappresenta un'idea di vita, o meglio un ideale. Viceversa il vuoto genera angoscia, se non proprio orrore. Fu Aristotele, del resto, a battezzare l'horror vacui. Un esorcismo che giungeva a negarne l'esistenza, giacché la materia è vita, e la vita non può accettare il vuoto. Come lui pure Cartesio, pure Kant, reputavano il concetto di vuoto in sé contraddittorio. Mentre per Nietzsche, per Schopenhauer, il vuoto è il nulla, è la mancanza di senso, è il deserto dei valori.

Oggi noi sappiamo che non è così. Che l'universo quasi ovunque è vuoto, che semmai è la materia a costituirne l'eccezione. Ce lo ha mostrato la meccanica quantistica, descrivendo il comportamento delle particelle subatomiche, dove fluttua un'energia da cui a sua volta scaturisce la materia. Sappiamo che lo spazio intergalattico consiste in un vuoto pressoché assoluto, con un piccolo numero di molecole per ogni metro cubo. Lo sappiamo, eppure dobbiamo difenderci dal pieno.

Attorno a noi un eccesso: di parole, di voci, di notizie. Di corpi che s'affollano dovunque, giacché siamo ormai 7 miliardi sulla faccia della Terra. E di leggi, anche: il frutto avvelenato che ci reca in pasto la politica. In Italia ne abbiamo in circolo 50 mila, norme e codicilli che frugano in ogni angolo della nostra vita pubblica e privata. E allora finiamo per desiderare il vuoto, anziché temerne l'esperienza. Dall'horror vacui all'amor vacui.

Rimane la grandezza. Quella che un tempo s'attribuiva agli eroi, ai poeti, ai santi. Sennonché adesso Piccolo è bello, come recita un fortunato libro di Ernst F. Schumacher. In quel volume - dato alle stampe nel 1973 - l'autore suggeriva, fra varie altre ricette, di suddividere le grandi imprese in piccole unità semi-autonome. Dopo di lui sono entrati in campo i teorici della decrescita felice: Georgescu-Roegen, Latouche, Pallante. Ma non c'è di mezzo l'economia, o almeno non solo.

La questione investe la nostra società, ciò che siamo diventati. I nostri sentimenti, ormai gonfi di risentimenti. Perché abbiamo perso ogni aspirazione alla grandezza, ogni fiducia nel futuro. E allora l'unico risarcimento consiste nel tirare dentro gli altri, tutti gli altri, nella miseria che inghiotte il nostro orizzonte esistenziale. È la rivolta contro le élite, da cui traggono slancio i populismi. Ma è anche un'idea dell'eguaglianza che vira unicamente verso il basso, verso l'appiattimento dei destini individuali in una dimensione angusta, asfittica.

Qui dunque il basso si congiunge al piccolo; e dalla loro somma nasce il vuoto. Le nostre nuove coordinate.