Tolkien, il ritorno della guerra dell'Anello
Stefania Parmeggiani , di STEFANIA PARMEGGIANIÈ di destra o di sinistra? Cattolico o amorale? Ma soprattutto: va ritradotto o non va toccato? Così, sulla nuova edizione del suo capolavoro, si risveglia la questione politica. E va in scena nella Biblioteca del Senato
La guerra di Tolkien è arrivata nella Biblioteca del Senato. Giovedì pomeriggio nella sala capitolare è andato in scena l'ultimo atto di una polemica che investe l'universo e l'immaginario tolkieniano fin dagli anni Settanta: la politicizzazione del Signore degli Anelli. Allo stesso indirizzo che qualche mese fa rifiutò un convegno su Vittorio Foa - piazza della Minerva 38, cuore dell'Insula Sapientiae - su invito della fondazione Italia Protagonista e del senatore Maurizio Gasparri, un gruppo di studiosi e giornalisti ha ripercorso la storia editoriale dell'opera, difendendo la traduzione di Vittoria Alliata di Villafranca e bocciando la decisione della Bompiani di ritradurre i tre libri. L'impresa, affidata a Ottavio Fatica, già voce del nuovo Moby Dick, viene considerata un tentativo della sinistra di appropriarsi dello scrittore, un maquillage artificioso del libro che tradirebbe l'anima stessa di Tolkien, il suo spiri…
La guerra di Tolkien è arrivata nella Biblioteca del Senato. Giovedì pomeriggio nella sala capitolare è andato in scena l'ultimo atto di una polemica che investe l'universo e l'immaginario tolkieniano fin dagli anni Settanta: la politicizzazione del Signore degli Anelli. Allo stesso indirizzo che qualche mese fa rifiutò un convegno su Vittorio Foa - piazza della Minerva 38, cuore dell'Insula Sapientiae - su invito della fondazione Italia Protagonista e del senatore Maurizio Gasparri, un gruppo di studiosi e giornalisti ha ripercorso la storia editoriale dell'opera, difendendo la traduzione di Vittoria Alliata di Villafranca e bocciando la decisione della Bompiani di ritradurre i tre libri. L'impresa, affidata a Ottavio Fatica, già voce del nuovo Moby Dick, viene considerata un tentativo della sinistra di appropriarsi dello scrittore, un maquillage artificioso del libro che tradirebbe l'anima stessa di Tolkien, il suo spirito profondamente antimoderno. Non è un processo alla traduzione. Non può esserlo visto che non è ancora stata pubblicata, ma alle intenzioni. Sul banco degli imputati finiscono tutti: la Bompiani, Fatica e Wu Ming 4, accusato di essere l'ispiratore. Persino Quirino Principe, che nel 1970 su invito di Elémire Zolla, curò la prima edizione completa dell'opera per Rusconi.
Un passo indietro. Ad aprile Fatica, intervistato su Robinson da Loredana Lipperini, annuncia di stare lavorando a una nuova versione del capolavoro. E giudica quella storica "un'avventura improvvisata". Era il 1967 quando Astrolabio pubblicò La compagnia dell'anello nella versione dell'allora sedicenne Alliata. Il libro non ebbe fortuna fino a quando, tre anni dopo, Rusconi non pubblicò l'opera completa: 1500 pagine che piombano sulla scena italiana trasformandosi in un fenomeno non solo letterario, ma anche politico. Ben presto, Il Signore degli Anelli diventa la Bibbia della destra italiana, che attinge dall'universo tolkieniano simboli ed espressioni: dalla rivista Eowyn - il nome è quello della Bianca Dama di Rohan - fondata dal Movimento sociale per rilanciare la propria immagine della donna, ai Campi Hobbit del Fronte della Gioventù. "Negli anni Settanta i personaggi e il linguaggio di Tolkien dominano la scena politica, almeno quella a cui io appartenevo", riconosce Gasparri in apertura del dibattito, moderato dal giornalista della Rai Adriano Monti-Buzzetti. E a confermarlo è il parterre dei relatori: da Gianfranco de Turris, esperto di fantasy e intellettuale di destra, a Oronzo Cilli, saggista che in Tolkien e l'Italia ricostruisce la storia editoriale della saga e l'accoglienza di intellettuali e lettori.
"Se ogni tentativo di appropriazione dell'opera di un autore è sbagliata se non ridicola, l'esproprio si configura come un vero e proprio reato", dice Paolo Corsini, presidente di Lettera 22. Al centro delle polemiche c'è Wu Ming 4, al secolo Federico Guglielmi, scrittore e socio fondatore Aist (Associazione italiana studi tolkieniani) da tempo impegnato a Difendere la Terra di Mezzo (così si chiama un suo saggio) da quelle che ritiene le strategie d'appropriazione della destra. "Chi sia questo Wu Ming l'ho scoperto solo in questi giorni, dopo avere visto il video del Salone del libro di Torino, dove all'interno dello stand di Bompiani veniva denigrato il mio lavoro". Alliata difende la sua traduzione: "Ci saranno 300 errori in tutto, non 500 a pagina come sostiene Fatica. E non si tratta di errori di traduzione bensì di refusi". La colpa sarebbe di chi non revisionò l'opera: Quirino Principe. "Non corresse i refusi che ancora permangono. Fece la revisione senza rivedere proprio nulla". Secondo la studiosa sarebbe stato sempre Principe a impedire, tramite il direttore editoriale Alberto Conforti, la pubblicazione delle note del traduttore che lei, nell'edizione del '96, voleva aggiungere per chiarire alcune sue scelte.
"Non capisco le accuse - dice Principe, raggiunto al telefono all'indomani del convegno - io feci uno sforzo immenso nel poco tempo a mia disposizione. Considero l'Alliata una splendida traduttrice e una splendida donna di cultura. Non conosco Fatica e per giudicare il suo lavoro aspetto di leggerlo, ma è quantomeno insolito che si affidi a un nuovo traduttore Il Signore degli Anelli, essendo ancora in vita la sua voce italiana". Anche lui si scaglia contro la Bompiani: "È un atto di suprema maleducazione non avermi informato di questa nuova traduzione". Da anni non si occupa più di Tolkien. "Me ne disamorai quando iniziò l'appropriazione ideologica del suo lavoro. Prima lo hanno politicizzato, poi evangelizzato. Ricordo il cardinal Biffi a Bologna e i suoi tentativi di convincermi che quell'opera fosse profondamente cattolica. È una sciocchezza: Tolkien era cattolico, ma il suo capolavoro non ha alcuna morale, non c'è una dialettica tra il bene e il male, ma tra il bello e il brutto".
Lo storico Franco Cardini, tra i protagonisti del convegno, dice di non essere interessato a una lettura politica: "La questione non è se Il Signore degli Anelli appartenga alla destra o alla sinistra, ma quale sia la sua vera anima. E per me non c'è dubbio: è profondamente antimoderna". Anche lui guarda con sospetto la nuova traduzione perché era Tolkien stesso ad esigere che si rispettasse il suo linguaggio arcaico. Alliata più volte ricorda come la sua versione avesse ottenuto il placet dell'autore: "Lo si vuole modernizzare? Che orrore". La Bompiani, interpellata dopo il convegno, si limita a ribadire quanto già detto in una nota dalla direttrice editoriale Beatrice Masini: "Le nuove traduzioni sono un dovere nei confronti degli autori e dei lettori". L'editore inglese e la Tolkien Estate hanno approvato il progetto e il nuovo traduttore. Soprattutto, Vittoria Alliata non sarebbe mai stata esclusa. Bompiani sostiene di averla contattata non solo per rinnovare il contratto di traduzione, scaduto da due anni, ma anche per proporle di rivedere la traduzione, ma non avrebbe ricevuto nessuna risposta chiara. Nel merito delle polemiche non entra: "Ogni questione letteraria - e squisitamente tale - sul confronto tra le due versioni potrà essere affrontato solo a pubblicazione avvenuta". Non c'è ancora una data, si aspettano acque più calme. Nella Biblioteca del Senato, invece, ai giudici bastano gli indizi: casa editrice, Fatica, Wu Ming 4... Tutti colpevoli, e in concorso tra loro, di espropriazione ideologica.
Un passo indietro. Ad aprile Fatica, intervistato su Robinson da Loredana Lipperini, annuncia di stare lavorando a una nuova versione del capolavoro. E giudica quella storica "un'avventura improvvisata". Era il 1967 quando Astrolabio pubblicò La compagnia dell'anello nella versione dell'allora sedicenne Alliata. Il libro non ebbe fortuna fino a quando, tre anni dopo, Rusconi non pubblicò l'opera completa: 1500 pagine che piombano sulla scena italiana trasformandosi in un fenomeno non solo letterario, ma anche politico. Ben presto, Il Signore degli Anelli diventa la Bibbia della destra italiana, che attinge dall'universo tolkieniano simboli ed espressioni: dalla rivista Eowyn - il nome è quello della Bianca Dama di Rohan - fondata dal Movimento sociale per rilanciare la propria immagine della donna, ai Campi Hobbit del Fronte della Gioventù. "Negli anni Settanta i personaggi e il linguaggio di Tolkien dominano la scena politica, almeno quella a cui io appartenevo", riconosce Gasparri in apertura del dibattito, moderato dal giornalista della Rai Adriano Monti-Buzzetti. E a confermarlo è il parterre dei relatori: da Gianfranco de Turris, esperto di fantasy e intellettuale di destra, a Oronzo Cilli, saggista che in Tolkien e l'Italia ricostruisce la storia editoriale della saga e l'accoglienza di intellettuali e lettori.
"Se ogni tentativo di appropriazione dell'opera di un autore è sbagliata se non ridicola, l'esproprio si configura come un vero e proprio reato", dice Paolo Corsini, presidente di Lettera 22. Al centro delle polemiche c'è Wu Ming 4, al secolo Federico Guglielmi, scrittore e socio fondatore Aist (Associazione italiana studi tolkieniani) da tempo impegnato a Difendere la Terra di Mezzo (così si chiama un suo saggio) da quelle che ritiene le strategie d'appropriazione della destra. "Chi sia questo Wu Ming l'ho scoperto solo in questi giorni, dopo avere visto il video del Salone del libro di Torino, dove all'interno dello stand di Bompiani veniva denigrato il mio lavoro". Alliata difende la sua traduzione: "Ci saranno 300 errori in tutto, non 500 a pagina come sostiene Fatica. E non si tratta di errori di traduzione bensì di refusi". La colpa sarebbe di chi non revisionò l'opera: Quirino Principe. "Non corresse i refusi che ancora permangono. Fece la revisione senza rivedere proprio nulla". Secondo la studiosa sarebbe stato sempre Principe a impedire, tramite il direttore editoriale Alberto Conforti, la pubblicazione delle note del traduttore che lei, nell'edizione del '96, voleva aggiungere per chiarire alcune sue scelte.
"Non capisco le accuse - dice Principe, raggiunto al telefono all'indomani del convegno - io feci uno sforzo immenso nel poco tempo a mia disposizione. Considero l'Alliata una splendida traduttrice e una splendida donna di cultura. Non conosco Fatica e per giudicare il suo lavoro aspetto di leggerlo, ma è quantomeno insolito che si affidi a un nuovo traduttore Il Signore degli Anelli, essendo ancora in vita la sua voce italiana". Anche lui si scaglia contro la Bompiani: "È un atto di suprema maleducazione non avermi informato di questa nuova traduzione". Da anni non si occupa più di Tolkien. "Me ne disamorai quando iniziò l'appropriazione ideologica del suo lavoro. Prima lo hanno politicizzato, poi evangelizzato. Ricordo il cardinal Biffi a Bologna e i suoi tentativi di convincermi che quell'opera fosse profondamente cattolica. È una sciocchezza: Tolkien era cattolico, ma il suo capolavoro non ha alcuna morale, non c'è una dialettica tra il bene e il male, ma tra il bello e il brutto".
Lo storico Franco Cardini, tra i protagonisti del convegno, dice di non essere interessato a una lettura politica: "La questione non è se Il Signore degli Anelli appartenga alla destra o alla sinistra, ma quale sia la sua vera anima. E per me non c'è dubbio: è profondamente antimoderna". Anche lui guarda con sospetto la nuova traduzione perché era Tolkien stesso ad esigere che si rispettasse il suo linguaggio arcaico. Alliata più volte ricorda come la sua versione avesse ottenuto il placet dell'autore: "Lo si vuole modernizzare? Che orrore". La Bompiani, interpellata dopo il convegno, si limita a ribadire quanto già detto in una nota dalla direttrice editoriale Beatrice Masini: "Le nuove traduzioni sono un dovere nei confronti degli autori e dei lettori". L'editore inglese e la Tolkien Estate hanno approvato il progetto e il nuovo traduttore. Soprattutto, Vittoria Alliata non sarebbe mai stata esclusa. Bompiani sostiene di averla contattata non solo per rinnovare il contratto di traduzione, scaduto da due anni, ma anche per proporle di rivedere la traduzione, ma non avrebbe ricevuto nessuna risposta chiara. Nel merito delle polemiche non entra: "Ogni questione letteraria - e squisitamente tale - sul confronto tra le due versioni potrà essere affrontato solo a pubblicazione avvenuta". Non c'è ancora una data, si aspettano acque più calme. Nella Biblioteca del Senato, invece, ai giudici bastano gli indizi: casa editrice, Fatica, Wu Ming 4... Tutti colpevoli, e in concorso tra loro, di espropriazione ideologica.