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Michela Marzano e quel che resta quando i ricordi se ne vanno

Una donna e la sua malattia senile, il figlio che perdendola ritrova la madre in frammenti sconosciuti, la ricostruzione del passato, la scoperta di ciò che alla fine non si cancella: l'amore. Il nuovo romanzo della filosofa
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È solo l'amore a tenerli in vita, dice la dottoressa Brun, esperta in patologie neurodegenerative. È l'amore che sopravvive all'assenza di memoria, ai non detti, alle incomprensioni. "Ti amo" è l'unica frase che non scompare mai dal lessico dei malati di Alzheimer, perché si può sprofondare nella caverna buia, si può confondere il figlio con il padre e perdersi tra i mille frammenti di un'identità spezzata, ma l'affettività è l'unico movente che sopravvive integro allo sfacelo della ragione. Ed è potentemente simbolico l'Alzheimer raccontato da Michela Marzano nel suo nuovo romanzo Idda perché da malattia individuale, da demenza senile che colpisce la deuteragonista Annie, diventa metafora d'una condizione collettiva esposta ai vuoti di memoria, deprivata dei suoi riferimenti storici, spaesata nel suo rapporto con il passato e quindi con il presente, e di consegue…
È solo l'amore a tenerli in vita, dice la dottoressa Brun, esperta in patologie neurodegenerative. È l'amore che sopravvive all'assenza di memoria, ai non detti, alle incomprensioni. "Ti amo" è l'unica frase che non scompare mai dal lessico dei malati di Alzheimer, perché si può sprofondare nella caverna buia, si può confondere il figlio con il padre e perdersi tra i mille frammenti di un'identità spezzata, ma l'affettività è l'unico movente che sopravvive integro allo sfacelo della ragione. Ed è potentemente simbolico l'Alzheimer raccontato da Michela Marzano nel suo nuovo romanzo Idda perché da malattia individuale, da demenza senile che colpisce la deuteragonista Annie, diventa metafora d'una condizione collettiva esposta ai vuoti di memoria, deprivata dei suoi riferimenti storici, spaesata nel suo rapporto con il passato e quindi con il presente, e di conseguenza sempre più aggrappata all'unica fonte vitale che dia un senso all'esistenza. Succede agli individui come alle comunità: anche nello stadio più avanzato della perdita di sé, ciò che resta è il legame dei sentimenti, la potenza carsica delle relazioni.

L'amore continua a essere tema di indagine di Michela Marzano, che mostra grande sapienza nel tradurre in forma narrativa le questioni intercettate nel suo lavoro di filosofa morale. Che cosa resta di noi quando perdiamo la memoria, quando non siamo più capaci di riconoscere persone e oggetti, quando torniamo bambini sovrapponendo le figure fondamentali della vita? E come si fa a elaborare il lutto di una persona ancora viva, che non ti comprende ma ti sorride? Senza mai rinunciare a una lingua sorvegliata che illimpidisce le zone più torbide, Marzano è capace di dare voce al dolore, al conflitto insito in ogni relazione, lumeggiando le crepe del quotidiano che ci è più facile rimuovere. Anche in Idda il perimetro di indagine è quello dei rapporti famigliari, delle ferite taciute che marcano la distanza, dei legami simmetrici dove l'amore è cura reciproca e costante, e di quelli asimmetrici dove l'amore esaurisce la pazienza. E poco importa che il racconto contenga spunti autobiografici perché poi diventa storia universale che evoca il male di tutti.

La protagonista Alessandra è una biologa italiana quarantenne che vive in Francia e decide di specializzarsi in Tassonomia e sistematica vegetale. La mania classificatoria che la perseguita in modo ossessivo risponde al bisogno di mettere ordine in ogni zona dell'esistenza, perché "ogni cosa ha un suo posto, ogni posto una collocazione, e ogni collocazione un motivo". Finché la studiosa si imbatte nel caos mentale di Annie - la madre del compagno - che irrompe tumultuosamente nel suo mondo artatamente ordinato. Insieme a Pierre decidono di trasferirla nella casa di riposo Parco delle Ginestre, al riparo da una badante infedele. Ma la chiusura della casa dei genitori di Pierre - con il carico emotivo dell'immersione nell'intimità degli oggetti e delle carte - diventa l'occasione per andare a ritroso nel tempo, alla scoperta della vera storia di Annie, della sua tenerezza verso il marito Jean, dei desideri incompiuti o bruscamente spezzati: un viaggio nella Parigi del dopoguerra che Marzano ricostruisce con il gusto del dettaglio storico, tra le musiche di Duke Ellington e i più bei nomi del jazz parigino raccolti al Caveau de la Huchette. E man mano che l'azzurro sguardo perduto della vecchia Annie si rianima nel giovane volto della signora Marrou, Alessandra riflette sul suo amore per Pierre così uguale e così distante da quello dei suoi genitori. Uguale nella complicità e nella condivisione, uguale nella reciproca dipendenza senza perdita d'autonomia, ma sideralmente distante nel rifiuto della maternità rivendicato quasi con rabbia dalla biologa. Quello con Idda - "lei" nel dialetto pugliese, l'altra madre, la madre di Pierre - diventa un sofferto corpo a corpo da cui alla fine nascerà un frutto inaspettato. O forse la più coerente delle reincarnazioni.

Come una lastra di marmo finalmente rimossa dalla memoria, insieme al mondo bambino di Pierre viene disseppellita anche l'infanzia pugliese di Alessandra, segnata dalla tragedia della madre. Ed è da questo duplice confronto famigliare che scaturisce il rivolo destinato a rinsaldare il legame tra i due quarantenni, perché anche nella vita sentimentale non può esserci futuro senza cognizione del dolore che è stato. E anche l'amore più grande rischia di naufragare quando mancano le parole per raccontare l'intensità imperfetta della propria storia.

Tra i molti meriti del romanzo c'è la capacità di allungare la lente di ingrandimento sui processi emotivi di chi si trova a vivere la demenza senile di un genitore: dalla sottovalutazione iniziale - chi può ammettere la disintegrazione di un padre o di una madre? - al rifiuto schermato dal piglio classificatorio - è Alzheimer, non è Alzheimer, che diavolo è? - al rovesciamento del figlio che si fa padre.

E infine l'accettazione, perché se qualcosa resta è la corrente d'amore. E, come dice la dottoressa, ciascuno di noi ha il diritto di perdersi, di lasciarsi andare. Di non essere sempre e comunque efficiente, pronto, veloce, presente a se stesso e agli altri. E nell'inevitabile sconfitta che chiamiamo vita - ci mette in guardia Milan Kundera fin dall'esergo - non ci resta che cercare di comprenderla.

IL LIBRO
Idda di Michela Marzano (Einaudi Stile Libero, pagg. 235, euro 17,50)