Cultura

Alessandro Mendini, la forma prima della funzione

L'architetto e designer si è spento a Milano a 87 anni. E' stato fra i protagonisti di una rivoluzione nella progettazione di oggetti ed edifici

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La sua opera più celebrata è la poltrona Proust. Alessandro Mendini, morto ieri a 87 anni, l'ha disegnata in forme sfacciatamente barocche, incrociando stili ed epoche, arte e antiquariato, giocando con il kitsch e rivestendola di un tessuto decorato con la tecnica del puntinismo che poi sconfinava anche sulle parti in legno. Chiudeva la confezione una dedica allo scrittore della Recherche.

La poltrona Proust è del 1978. E il clima che si profilava a cavallo fra la fine degli anni Settanta e il decennio successivo è quello che avrebbe messo le ali al Mendini designer. Nato a Milano nel 1931, laurea in architettura al Politecnico nel 1959, Mendini lavora per dieci anni nello studio di Marcello Nizzoli, grande protagonista del design industriale di stampo olivettiano. Ma, appunto, la poltrona Proust segna marcatamente le distanze che Mendini prende da una disciplina che privilegiava la funzione di un oggetto. Sia nella progettazione architettonica sia nel design, Mendini accosta le sue creazioni ai territori dell'arte e del piacere connesso all'arte. L'estro e l'inventiva, la fantasia, la ricaduta di una memoria letteraria e lo scarto nei confronti di ogni abitudine percettiva vengono costantemente prediletti rispetto ai possibili usi. Di un oggetto domestico o di un edificio. Nel 1979 Mendini entra nello Studio Alchimia, che pratica un radicale rovesciamento dei precetti funzionalisti, mescola tradizioni alte e basse, non si ritrae con sgomento davanti al kitsch.

Sono anni di grande fervore progettuale e intellettuale. Nel 1970 Mendini aveva assunto la direzione di Casabella, che avrebbe tenuto fino al 1976, impostando la rivista come oggetto in sé di design. Successivamente fonda e dirige Modo (1977-1981), ma dal 1979 gli viene affidata direttamente da Gio Ponti, che sarebbe morto quell'anno, anche la guida di Domus, che condurrà fino al 1985 e poi in una seconda fase fra il 2010 e il 2011. Si collocano in questo ambito di fermenti culturali i suoi saggi, Paesaggio casalingo (1979), Architettura addio (1981), Progetto infelice (1983), Existenz maximum (1990).

La produzione di Mendini prende consistenza con la fondazione dell'Atelier che porta il suo nome (1989), realizzato insieme al fratello Francesco. E si nutre dei rapporti che stringe con numerosi marchi industriali, ai quali lega il proprio nome, senza tuttavia che si possa individuare con precisione uno stile Mendini, al di fuori dell'atto creativo di Mendini stesso. È Mendini la misura degli oggetti che Mendini disegna. Il catalogo è assai vasto: caffettiere, macinapepe, cavatappi, vassoi, zuccheriere per Alessi; poi una vasta gamma di oggetti per Philips, Swatch, Cartier.

Le opere di design hanno procurato a Mendini premi e onorificenze: due Compassi d'Oro nel 1979 e nel 1981, la laurea honoris causa dal Politecnico di Milano, l'European Prize for Architecture Awards nel 2014 e una nomina a Chevalier des Arts et des Lettres in Francia.

Un'impronta analoga, la rottura del rapporto fra forma e funzione, fra interno e involucro domina negli oggetti d'architettura che Mendini progetta in diverse fasi della sua attività. Un esempio eloquente è il museo di Groninga, in Olanda, che Alessandro Mendini costruisce con il fratello Francesco fra il 1988 e il 1994 avvalendosi della collaborazione di Michele De Lucchi, Philippe Stark e Coop Himmelb(l)au. Mendini lo definì "una specie di acropoli utopistica", un patch-work, "il retro-scena delle opere d'arte che contiene, riflesso nell'acqua del canale come fosse un miraggio". Le forme e i contenuti di questa architettura, aggiunse l'architetto, "mescolano immagini, volumi, colori, materiali, autori, epoche e mezzi espressivi".

Fra le altre sue realizzazioni d'architettura ecco le fabbriche Alessi e il Forum-Museum di Omegna (1996), il Teatrino della Bicchieraia ad Arezzo (1998), e quindi un intervento di ristrutturazione di un quartiere di Lugano (1998). A Napoli Mendini è stato fra gli artefici dell'ambizioso progetto di Stazioni dell'arte. Sue sono due delle stazioni della metropolitana partenopea, quella di Salvator Rosa e quella di Materdei, entrambe in contesti delicati e contenitori di opere d'arte. Una sintesi efficace del lavoro di Mendini.
 
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