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Inge Feltrinelli 

"Feltrinelli diventa un'università nel nome di Inge"

Carlo racconta il nuovo corso della casa editrice, che ha acquistato la maggioranza della Scuola Holden per costruire una grande accademia diffusa. "Discutevamo insieme del progetto. Mia madre resta una presenza costante"  
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La prima notizia è che Feltrinelli acquista la maggioranza della Holden, la scuola di scrittura fondata 25 anni fa a Torino da Alessandro Baricco. La seconda è che è solo il primo passo verso la costruzione di una grande accademia diffusa che sarà presentata ufficialmente a ottobre: una scuola rivolta a studenti, docenti, cittadini, professionisti e aziende che vogliano capire come stare dentro il mutamento del nostro tempo. La casa editrice fondata da Giangiacomo cambia pelle? E si mette a fare concorrenza alla Bocconi e alla scuola Ambrosetti? "In realtà quello della formazione è un lavoro molto coerente con il mestiere dell'editore", dice Carlo Feltrinelli. "È un modo ulteriore di fare l'editore, in un Paese e in un'Europa attraversati da radicali cambiamenti politici, sociali, digitali". E forse non è un caso che questa sia la sua prima uscita pubblica dopo la scomparsa della madre Inge, da sem…
La prima notizia è che Feltrinelli acquista la maggioranza della Holden, la scuola di scrittura fondata 25 anni fa a Torino da Alessandro Baricco. La seconda è che è solo il primo passo verso la costruzione di una grande accademia diffusa che sarà presentata ufficialmente a ottobre: una scuola rivolta a studenti, docenti, cittadini, professionisti e aziende che vogliano capire come stare dentro il mutamento del nostro tempo. La casa editrice fondata da Giangiacomo cambia pelle? E si mette a fare concorrenza alla Bocconi e alla scuola Ambrosetti? "In realtà quello della formazione è un lavoro molto coerente con il mestiere dell'editore", dice Carlo Feltrinelli. "È un modo ulteriore di fare l'editore, in un Paese e in un'Europa attraversati da radicali cambiamenti politici, sociali, digitali". E forse non è un caso che questa sia la sua prima uscita pubblica dopo la scomparsa della madre Inge, da sempre persuasa del ruolo di pedagogia culturale esercitato dai grandi publisher. "Inge continua a esserci in tutto quello che faccio. E al di là del dolore per la sua assenza, il nostro è un dialogo che non finisce".

Cambierà qualcosa alla Holden?
"No, non cambierà certo il modello, che mantiene caratteri di assoluta originalità dovuta alle intuizioni visionarie di Baricco, "preside" della Scuola. Cercheremo di esportarne la formula magari coinvolgendo anche la Spagna, dove siamo già presenti con Anagrama e le librerie La Central. Dopo aver ottenuto l'equipollenza universitaria, per la Holden è cominciata una nuova fase: non esistono in Europa altri corsi di laurea triennali di scrittura narrativa".

E state pensando ad altre iniziative che compongano una nuova "Università Feltrinelli"?
"La Holden è il primo importante tassello di un mosaico Feltrinelli che nelle nostre intenzioni vorrà coinvolgere anche un pubblico più ampio di quello universitario, che includa cittadini, docenti, professionisti e aziende. L'idea è di dare strumenti che permettano a tutti di stare dentro le trasformazioni in atto e di capirne la complessità. Ai diversi moduli didattici possono essere interessati sia i cittadini che vogliano approfondire la lettura del giornale sia chi lavora dentro le imprese, desideroso di una nuova cassetta degli attrezzi per governare la metamorfosi in atto".

Lei prima ha accennato alla missione civile dell'editore in questa fase di trasformazioni profonde. Ma c'è anche una ragione imprenditoriale: il mercato del libro è in crisi.
"Questo è vero, ma le nostre mutazioni di questi ultimi anni stanno dando dei buoni risultati. Sul tema formativo non è stata la crisi del libro il punto di partenza. Questo nuovo fronte può essere un'opportunità che completa il nostro modo di stare al mondo nel 2019. In un'Italia e in un'Europa attraversate da una deriva illiberale, lo scenario suscita un allarme civile. Formare significa anche farsi carico del futuro e di chi lo abiterà".

La nostra generazione è vissuta nell'illusione che la crescita culturale della collettività avrebbe garantito un progresso civile. Oggi viviamo in un'Italia molto più alfabetizzata di prima, ma imbarbarita.
"Preferisco a continuare a vivere in questa illusione. Quando le persone si interrogheranno seriamente sul proprio futuro, per forza dovranno passare da lì: dalla conoscenza, dalla lettura, dalla consapevolezza della complessità. Se poi posso confessare una mia propensione personale, leggere mi piace sempre di più. Mi fa star bene".

Una volta ha raccontato che è stata sua madre Inge a insegnarle che "leggere è un atto rivoluzionario".
"Molti ricordano Inge come una signora molto mondana, in realtà passava le sue serate a leggere: biografie di grandi editori, saggi, le ultime novità della letteratura americana. E leggere significava fare i conti con se stessa. Considerava la lettura un potente strumento di cambiamento personale oltre che sociale".

Ne parla come se fosse ancora presente.
"Sì, per me è come se ci fosse ancora. Anche di questo progetto formativo abbiamo discusso insieme. E devo confessare che, al di là del dispiacere di non poter condividere con lei la vita quotidiana, Inge è una presenza costante. Irrinunciabile".

In che cosa sente più forte la sua eredità?
"Siamo stati un unicum per tanti anni, quindi mi sento fortemente plasmato da questa lunga vita insieme. È difficile sezionare, distinguere. Eravamo un ottimo team, diversità che si completano. Posso dire che il nostro è un connubio così forte che continua a esprimersi, senza soluzione di continuità".

Anche in Inge Feltrinelli è sempre stata forte questa idea di pedagogia culturale.
"È stato il nostro modo di essere imprenditori di cultura: aperti, mai elitari, capaci di affrontare battaglie e disponibili ad assumerci dei rischi. Anche questo della formazione è un rischio: investire in cultura in un Paese come il nostro - fare libri e librerie, sostenere la ricerca pura dentro la Fondazione Feltrinelli, ora progettare attività formative in tutta Italia - è un impegno molto forte. D'altra parte è l'unica cosa che so fare. Ed è una storia che continua da tanti anni".

Sin dalle origini la casa editrice ha avuto un rapporto inventivo con l'accademia. Grazie a una collana della Feltrinelli, nacque la cattedra di filosofia della scienza.
"Allora ebbe questo ruolo pionieristico nell'aprire a discipline considerate marginali in Italia. Oggi con questi nuovi corsi mi piacerebbe colmare la siderale distanza che persiste tra ricerca universitaria e cultura di massa, rendendo più accessibile la prima e cercando di nutrire un dibattito culturale sempre più impoverito".

In che modo?
"La sfida è riuscire a intercettare dentro le università i migliori interpreti delle varie discipline capaci di declinarle in una chiave divulgativa. E anche capaci di intercettare i sogni e l'immaginario degli allievi più giovani, provvisti di una sensibilità, di un'estetica e di un linguaggio diversi dai nostri".

Come pensate di svecchiare l'insegnamento?
"Chi progetta un'app ha bisogno del coding, ma anche di sapere le differenze tra XIX e XX secolo. E bisogna superare la paura del web che per molti intellettuali umanisti resta l'ignoto".

Lei ha fatto i conti con suo padre con un bellissimo libro che è "Senior Service". E con sua madre?
"Non scriverò libri su di lei, non prima di aver scritto quello su Bob Dylan. Ma alla biografia di Inge sta lavorando il giornalista svizzero Marco Meier ".
Inge Feltrinelli diceva di essere stata una pessima madre. A i suoi funerali lei ha detto di avere tanti motivi per smentirla. Il principale?
"Mi ha insegnato a credere nell'impossibile. E mi ha incoraggiato in tutte le direzioni. Sfruttare la vita fino in fondo, conservando ambizione e coraggio: è questo ciò che mi rimane".