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L’ultimo segreto di Stieg Larsson: e se “Lisbeth” citasse la signora Palme?

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Il nome della protagonista di “Millennium” è lo stesso della moglie del premier svedese. Sul cui omicidio lo scrittore indagò
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L'ultimo mistero di Stieg Larsson riguarda il nome della sua protagonista, Lisbeth Salander, hacker geniale dal passato tormentato da violenze e ricoveri psichiatrici. Diventata un'icona pop dopo il successo mondiale di Millennium, è rimasta avvolta dalle nebbie. Larsson morì di infarto nel 2004, prima di vedere i suoi libri pubblicati e nell'unica intervista che ebbe il tempo di rilasciare, disse solo che per crearla si era ispirato a Pippi Calzelunghe, alla sua forza anticonvenzionale, alla voglia e alla capacità di infrangere le regole. Ma sul nome che le aveva donato nessuno si era mai interrogato. O meglio, qualche ipotesi era anche stata fatta, ma nulla di certo. Nel 2010 un giornalista che aveva a lungo collaborato con lui, Kurdo Baksi, raccontò uno stupro di gruppo a cui lo scrittore avrebbe assistito a quindici anni senza intervenire. La vittima sembra che si chiamasse Lilibeth, quasi come la sua eroina ribelle e l'intera saga non s…
L'ultimo mistero di Stieg Larsson riguarda il nome della sua protagonista, Lisbeth Salander, hacker geniale dal passato tormentato da violenze e ricoveri psichiatrici. Diventata un'icona pop dopo il successo mondiale di Millennium, è rimasta avvolta dalle nebbie. Larsson morì di infarto nel 2004, prima di vedere i suoi libri pubblicati e nell'unica intervista che ebbe il tempo di rilasciare, disse solo che per crearla si era ispirato a Pippi Calzelunghe, alla sua forza anticonvenzionale, alla voglia e alla capacità di infrangere le regole. Ma sul nome che le aveva donato nessuno si era mai interrogato. O meglio, qualche ipotesi era anche stata fatta, ma nulla di certo. Nel 2010 un giornalista che aveva a lungo collaborato con lui, Kurdo Baksi, raccontò uno stupro di gruppo a cui lo scrittore avrebbe assistito a quindici anni senza intervenire. La vittima sembra che si chiamasse Lilibeth, quasi come la sua eroina ribelle e l'intera saga non sarebbe stata altro che un modo per chiederle scusa.

Adesso che le ossessioni di Larsson sono state messe a nudo da un libro non fiction del giornalista svedese Jan Stocklassa (non ancora uscito in Italia) avanza un'altra ipotesi. Il nome di Lisbeth potrebbe essere un omaggio alla moglie del primo ministro svedese Olof Palme, assassinato il 28 febbraio del 1986 a colpi di Magnum 357 mentre tornava a casa dal cinema, senza scorta come sempre. La morte del "Kennedy del Grande Nord" colpì profondamente Larsson che al tempo lavorava come infografico in un'agenzia di stampa, ma coltivava già la sua ossessione per i movimenti di estrema destra. Aveva infatti contatti con la rivista antifascista britannica Searchlight, modello del mensile Expo che Larsson avrebbe fondato nove anni dopo e che gli avrebbe ispirato la rivista investigativa guidata nella sua trilogia da Mikael Blomqvist. Tre settimane dopo l'omicidio, Larsson scrisse al caporedattore di Searchlight dicendosi stupefatto di come la polizia non avesse ancora un colpevole: "È la prima volta nella storia, io credo, che un capo di governo viene ucciso senza che si abbia la minima idea dell'identità del suo assassino". Quando gli inviò il suo memorandum, sette pagine che riassumevano il caso, Larsson aveva impressa nella mente la scena della donna che si chinava sul corpo del marito, appena giustiziato con un colpo di pistola, e gridava alla polizia: "Sono Lisbeth Palme, non lo vedete? E l'uomo che è qui è mio marito, il primo ministro". Ora scopriamo, grazie a Stocklassa, che in quel periodo Larsson credeva di essere vicino alla verità. "La sua priorità era denudare i gruppi di estrema destra in Svezia e questo lo ha spinto a cercare di risolvere l'omicidio di Palme", ha raccontato ieri l'autore su El País dopo avere analizzato un archivio di venti scatoloni dimenticati in un deposito della periferia di Stoccolma. Tra le tante carte c'erano anche gli appunti sul delitto, i fogli in cui ricostruiva le possibili vie di fuga dell'assassino e gli schemi con i gruppi che potevano avere organizzato l'attentato. Nelle sue notti insonni, nei monologhi ossessivi, nelle lettere che scriveva ad altri colleghi europei o mentre fumava una delle sessanta sigarette che consumava ogni giorno, Larsson cercava di dare un senso agli indizi. Morì nel 2004 senza riuscirvi, con il caso che languiva dopo 10.225 interrogatori e un falso colpevole. Morì prima ancora che la sua trilogia venisse pubblicata, prima di diventare un mito letterario e di incassare i diritti che gli avrebbero permesso di finanziare le sue ricerche. Lo avrebbe fatto, Stocklassa ne è certo, perché l'ossessione per Palme non scomparve mai.

Nel primo libro di Millennium una donna dichiara in conferenza stampa "Io so chi ha ucciso Olof Palme ma non posso dirne il nome, troppo pericoloso"; nel terzo si fa esplicito riferimento ai servizi segreti svedesi, convinti che Palme fosse un agente al servizio del Kgb. Probabile, quindi, che il nome della protagonista sia un omaggio alla testimone di quell'omicidio. "Non mi sembra che Larsson mi abbia mai detto nulla in proposito, non posso giurare che sia veramente così", dice oggi a Repubblica la sua editor svedese Eva Gedin. Quel che è certo è che la morte di Palme per Larsson era un'ossessione: non credeva alla pista dei terroristi, era convinto che bisognasse indagare sugli ambienti della destra neonazista svedese e sui loro contatti con il regime sudafricano. Palme aveva lanciato una campagna per denunciare i fabbricanti di armi che facevano affari con Pretoria. Questo sarebbe stato il movente.

A metterlo in pratica un disperato ingaggiato e poi eliminato dai gruppi nazisti guidati dall'attivista Alf Enerström.

Larsson venne sistematicamente ignorato dalla polizia quando pubblicava i suoi articoli nei settimanali o quando inviava loro le sue informazioni. Trent'anni dopo il caso è ancora aperto, ma oggi sembra che la polizia svedese e i servizi segreti sudafricani stiano prendendo sul serio le tesi di Larsson riesumate e confermate dalle ricerche di Stocklassa. Il crimine del secolo potrebbe essere vicino a una soluzione, il mistero di Lisbeth Salander no: di lei tutto, compreso il nome, resta un segreto.