Le fiabesche invettive di Mister Swift
Pietro Citati, di PIETRO CITATIRiletture. Nei "Viaggi di Gulliver" lo scrittore racconta, sotto forma di romanzo
d'avventura, con personaggi fantastici e mostruosi, sopraffazioni, crimini politici
e stupidità. Che, con gli occhi di oggi, trovano sempre nuovi motivi di confronto
Jonathan Swift (1667-1745) nacque a Dublino da famiglia inglese, un tempo agiata, postumo da padre avvocato, e nei primi tre anni fu staccato dalla madre, e allevato dalla balia in Inghilterra. Nel 1689 ebbe il primo impiego di segretario a Moor Park, nel Surrey, presso Sir William Temple, dignitario di Corte e grande proprietario terriero. Al suo esordio poetico (lirico-pindarico) John Dryden, suo secondo cugino, profetizzò: "Voi non sarete mai un poeta". Anche per questo, forse, i versi di Swift sarebbero stati satirici, con rime e metri popolari, assecondanti l'insieme di humour violento, che segnerà tutta l'ampia produzione futura, di letteratura, politica, religione, satira.
Nel 1694 Swift prese gli ordini della Chiesa anglicana d'Irlanda, e gli fu assegnata una parrocchia con pochissime anime, a Kilroot, vicino a Belfast (zona presbiteriana). Dal 1699, ottenuta la parrocchia di Laracor, iniziò a difendere i diritti del popolo d'Irl…
Nel 1694 Swift prese gli ordini della Chiesa anglicana d'Irlanda, e gli fu assegnata una parrocchia con pochissime anime, a Kilroot, vicino a Belfast (zona presbiteriana). Dal 1699, ottenuta la parrocchia di Laracor, iniziò a difendere i diritti del popolo d'Irl…
Jonathan Swift (1667-1745) nacque a Dublino da famiglia inglese, un tempo agiata, postumo da padre avvocato, e nei primi tre anni fu staccato dalla madre, e allevato dalla balia in Inghilterra. Nel 1689 ebbe il primo impiego di segretario a Moor Park, nel Surrey, presso Sir William Temple, dignitario di Corte e grande proprietario terriero. Al suo esordio poetico (lirico-pindarico) John Dryden, suo secondo cugino, profetizzò: "Voi non sarete mai un poeta". Anche per questo, forse, i versi di Swift sarebbero stati satirici, con rime e metri popolari, assecondanti l'insieme di humour violento, che segnerà tutta l'ampia produzione futura, di letteratura, politica, religione, satira.
Nel 1694 Swift prese gli ordini della Chiesa anglicana d'Irlanda, e gli fu assegnata una parrocchia con pochissime anime, a Kilroot, vicino a Belfast (zona presbiteriana). Dal 1699, ottenuta la parrocchia di Laracor, iniziò a difendere i diritti del popolo d'Irlanda. A Moor Park aveva conosciuto una bambina di sei anni, Esther Johnson, figlia della guardarobiera. La educò. Gli dimostrava una sottomissione "tenera e totale". Legato a lei da un forte affetto, in seguito la convinse a trasferirsi nell'isola, con un'amica più anziana, Rebecca Dingley, e la ribattezzò Stella.
Fu per prendere le difese di Temple, del quale avrebbe curato le opere, che Swift pubblicò nel 1704 La battaglia dei libri (scritto tra il 1696-97) dove la querelle tra antichi e moderni assume tratti esilaranti, con la scatenata virulenza che accompagna il disgusto per il corpo, le sue funzioni riproduttive e digestive, la misoginia. L'inchiostro, principale arma di guerra, è un liquido malefico, fabbricato mescolando bile e vetriolo (suggeriva Tucidide), dal sapore amaro e velenoso. Qui la meravigliosa disputa dell'ape e del ragno: l'una, simbolo degli antichi, con miele e cera fornisce dolcezza e luce, traendoli dai fiori; mentre il ragno, come i moderni, estrae dalle sue viscere sudiciume e veleno per riempire la propria ragnatela. La corrispondenza di scrittura come evacuazione corporale (nella identità tra alto e basso, tra cervello e viscere, tra "materia" e "spirito") è presto fatta. Ecco la caricatura della Critica: dea maligna, tutta bile, figlia di Ignoranza e Superbia: se ne sta sulla montagna innevata della Nuova Zembla, distesa nella sua tana, sopra le spoglie di innumerevoli volumi divorati a metà, circondata dai figli Rumore, Impudenza, Stoltezza, Vanità, Sicumera, Pedanteria, Maleducazione.
Scritto contemporaneamente, insieme alla dissacrante Operazione meccanica dello spirito, e uscito sempre nel 1704, è un altro capolavoro, La favola della botte, un erudito pamphlet sugli abusi della religione e delle culture connesse, che il Dottor Johnson giudicherà superiore agli altri suoi scritti - per "veemenza, rapidità mentale, copia di immagini, vivacità di dizione".
Swift vive tra Londra e l'Irlanda; sosta a Londra tra il 1707 e il 1709, facendo amicizia con Addison e Steele, al cui Tatler contribuisce, e poi dal 1711 al 1713, partecipando attivamente alla politica, dapprima con simpatie whig (al governo), quindi dal 1710 al partito tory, per cui anima brillantemente l'Examiner. Scrive libelli satirici e politici - tra cui la derisione dell'astrologo Partridge e L'abolizione del Cristianesimo. È al culmine della sua influenza politica e sociale. Gira da un caffè all'altro, da un salotto all'altro, affascinando intellettuali e letterati. Nelle lettere del Giornale a Stella, Swift racconta la sua vita animatissima. Nel 1713 è nominato Decano della Cattedrale di San Patrizio a Dublino, e la morte della regina Anna l'anno seguente porta al rovescio dei tories. Cadono le sue speranze di una migliore investitura in Inghilterra. Da quel momento Swift torna in Irlanda.
Nel 1726 escono i Viaggi di Gulliver. Il successo è enorme. Stella muore il 28 gennaio 1728. La sera della sua morte Swift scrive il ricordo della vita e del carattere di Stella, che aveva virtù, intelligenza, "grazia quasi più che umana", "il coraggio personale di un eroe". Le innalza un monumento, un inno trionfale alla memoria.
Swift si sente sprofondare nella "palude degli Hiberni". Quello stesso anno pubblica Un breve sguardo sullo stato presente dell'Irlanda. Lì le case color di fuliggine, di erbe e densi muschi, che risultavano idilliche per lo spettatore inglese, mostrano la vera realtà: la desolazione più assoluta di esseri ridotti a vivere a uno stadio animale: niente di "paragonabile almeno a un porcile inglese". Nel 1729 esce Una modesta proposta per evitare che i bambini degli irlandesi poveri siano di peso ai loro genitori e al paese e per renderli utili alla comunità. Swift spinge al limite intollerabile la sua saeva indignatio (farà scrivere nel suo epitaffio in San Patrizio: "Ira e fiera indignazione non lacerano più il suo cuore"). Qui non sovrintende Momo, il dio della satira, ma il gelido, caustico sarcasmo per l'ipocrisia di chi divora un intero popolo. Perché non allevare i bambini fino a un anno, per venderne la carne? "Riconosco che questo cibo sarà un po' caro e quindi molto adatto per i proprietari di terre che avendo ormai divorato quasi del tutto i genitori, hanno già buon titolo per mangiarsi anche i figliuoli". Rispetto alla scatologia, a ogni sintomo di repressione sessuale che domina nella poesia o rispetto alla ripugnanza per ogni sorta di contaminazione che pervade le Istruzioni per la servitù, l'antropofagia più lacerante prende il sopravvento, ben aldilà dello scherzo corrosivo de I leoni non mangiano le vergini, 1710.
L'orrore e l'interdetto di pulsioni proibite e disordinate, sempre adombrate nei Viaggi di Gulliver - peregrinazioni del medico di bordo Lemuel Gulliver nel paese dei nani (Lilliput), in quello dei giganti (Brobdingnag), nell'isola volante di Laputa, e nel paese dei saggi cavalli Houyhnhnms - si trasformano dentro un racconto delizioso, frivolo, fastoso, superiore a tutti i possibili romanzi di avventure. L'assurdo, il fiabesco, assorbono felicemente ogni allusione sinistra, cinica e provocatoria a ingiustizie, intolleranze, sopraffazioni, corruzioni, stupidità, crimini politici, imperialismi, razzismi, vanità, prosopopee, limitatezze di medici presuntuosi e pericolosi, scienziati boriosi, tecnici insipienti, ministri, contadini, scrittori, spesso riuniti in cosche: a tutto il genere femminile: all'intera umanità: visti al microscopio, con il cannocchiale, con le lenti del paradosso, rovesciando di continuo le prospettive, con invenzioni linguistiche e prodigiosi quadri descrittivi che rimarranno indelebili, sopratutto ritrasportati oggi nella nostra immaginazione, che vi trova sempre nuovi, attuali motivi di confronto.
Vagando nei mari tra le isole, Gulliver chiacchiera, ciarla, nuota abilmente, fugge nelle paludi, ingolla fango, si perde, smarrisce la giacca, i calzoni e i calzini, osserva costumi, delitti e pene; vagabondo, sfacciato, estroso, bizzarro, eccentrico, indegno; qualche volta triste, ombroso, vergognoso; infine cupo, tetro, nel climax dei passaggi tra mondi sempre più sconcertanti. Giunge al diapason il disgusto di Gulliver per l'umanità, degradata al livello bestiale degli yahoo (soprattutto degli schifosi mostriciattoli di tre anni e delle insaziabili femmine yahoo), di fronte ai nobili cavalli sapienti. All'insensata diatriba sul rompere le uova dalla parte stretta o larga che causa scismi e guerre sanguinosissimi tra Lilliput e Blefuscu, segue l'orrore di mosche, che nel paese dei giganti contaminano con le loro uova, i loro escrementi; di vespe che pungono; di topi, topini, ratti giganti impazziti, che non smettono di sgranocchiare e di rosicchiare, mangiando le tavole e i mobili e i muri; di mendicanti mostruosi; delle fattezze umane femminili ingrandite nella loro ributtante imperfezione, la pelle dall'odore nauseante: le ragazze si spogliano completamente nude, mostrano enormi seni, natiche spropositate, piene di macchie, nei, pelame, pidocchi, pulci, sozzure, invereconde davanti a Gulliver, e nel sottoporlo a giochi indecenti, a cavalcioni del loro grosso capezzolo.
Finché, all'Accademia di Lagado nell'isola di Laputa, l'estrema follia della fantasia stercoraria viene raggiunta con letame umano, budelle e sangue: negli agghiaccianti esperimenti dei medici e degli scienziati, che nel più grottesco nonsense, conseguono risultati paragonabili a quelli delle perversioni di Sade, o degli annientamenti criminali delle distruzioni fisiche su larga scala del Novecento, attraverso buone intenzioni purificatrici. Niente sembra più moderno di questa non solo provocatoria, ambigua fantasia dell'abiezione, Gioco del Caos e della Morte. Ogni attività è escremento, nelle sale pestifere e puzzolenti dell'Accademia di Laputa, dove gli scienziati tentano di far ritornare avanti e indietro gli escrementi, gli escrementi che erano stati divorati e ingoiati. L'escremento divora se stesso. Swift eleva il proprio geniale, mortuario trionfo.
Nel 1694 Swift prese gli ordini della Chiesa anglicana d'Irlanda, e gli fu assegnata una parrocchia con pochissime anime, a Kilroot, vicino a Belfast (zona presbiteriana). Dal 1699, ottenuta la parrocchia di Laracor, iniziò a difendere i diritti del popolo d'Irlanda. A Moor Park aveva conosciuto una bambina di sei anni, Esther Johnson, figlia della guardarobiera. La educò. Gli dimostrava una sottomissione "tenera e totale". Legato a lei da un forte affetto, in seguito la convinse a trasferirsi nell'isola, con un'amica più anziana, Rebecca Dingley, e la ribattezzò Stella.
Fu per prendere le difese di Temple, del quale avrebbe curato le opere, che Swift pubblicò nel 1704 La battaglia dei libri (scritto tra il 1696-97) dove la querelle tra antichi e moderni assume tratti esilaranti, con la scatenata virulenza che accompagna il disgusto per il corpo, le sue funzioni riproduttive e digestive, la misoginia. L'inchiostro, principale arma di guerra, è un liquido malefico, fabbricato mescolando bile e vetriolo (suggeriva Tucidide), dal sapore amaro e velenoso. Qui la meravigliosa disputa dell'ape e del ragno: l'una, simbolo degli antichi, con miele e cera fornisce dolcezza e luce, traendoli dai fiori; mentre il ragno, come i moderni, estrae dalle sue viscere sudiciume e veleno per riempire la propria ragnatela. La corrispondenza di scrittura come evacuazione corporale (nella identità tra alto e basso, tra cervello e viscere, tra "materia" e "spirito") è presto fatta. Ecco la caricatura della Critica: dea maligna, tutta bile, figlia di Ignoranza e Superbia: se ne sta sulla montagna innevata della Nuova Zembla, distesa nella sua tana, sopra le spoglie di innumerevoli volumi divorati a metà, circondata dai figli Rumore, Impudenza, Stoltezza, Vanità, Sicumera, Pedanteria, Maleducazione.
Scritto contemporaneamente, insieme alla dissacrante Operazione meccanica dello spirito, e uscito sempre nel 1704, è un altro capolavoro, La favola della botte, un erudito pamphlet sugli abusi della religione e delle culture connesse, che il Dottor Johnson giudicherà superiore agli altri suoi scritti - per "veemenza, rapidità mentale, copia di immagini, vivacità di dizione".
Swift vive tra Londra e l'Irlanda; sosta a Londra tra il 1707 e il 1709, facendo amicizia con Addison e Steele, al cui Tatler contribuisce, e poi dal 1711 al 1713, partecipando attivamente alla politica, dapprima con simpatie whig (al governo), quindi dal 1710 al partito tory, per cui anima brillantemente l'Examiner. Scrive libelli satirici e politici - tra cui la derisione dell'astrologo Partridge e L'abolizione del Cristianesimo. È al culmine della sua influenza politica e sociale. Gira da un caffè all'altro, da un salotto all'altro, affascinando intellettuali e letterati. Nelle lettere del Giornale a Stella, Swift racconta la sua vita animatissima. Nel 1713 è nominato Decano della Cattedrale di San Patrizio a Dublino, e la morte della regina Anna l'anno seguente porta al rovescio dei tories. Cadono le sue speranze di una migliore investitura in Inghilterra. Da quel momento Swift torna in Irlanda.
Nel 1726 escono i Viaggi di Gulliver. Il successo è enorme. Stella muore il 28 gennaio 1728. La sera della sua morte Swift scrive il ricordo della vita e del carattere di Stella, che aveva virtù, intelligenza, "grazia quasi più che umana", "il coraggio personale di un eroe". Le innalza un monumento, un inno trionfale alla memoria.
Swift si sente sprofondare nella "palude degli Hiberni". Quello stesso anno pubblica Un breve sguardo sullo stato presente dell'Irlanda. Lì le case color di fuliggine, di erbe e densi muschi, che risultavano idilliche per lo spettatore inglese, mostrano la vera realtà: la desolazione più assoluta di esseri ridotti a vivere a uno stadio animale: niente di "paragonabile almeno a un porcile inglese". Nel 1729 esce Una modesta proposta per evitare che i bambini degli irlandesi poveri siano di peso ai loro genitori e al paese e per renderli utili alla comunità. Swift spinge al limite intollerabile la sua saeva indignatio (farà scrivere nel suo epitaffio in San Patrizio: "Ira e fiera indignazione non lacerano più il suo cuore"). Qui non sovrintende Momo, il dio della satira, ma il gelido, caustico sarcasmo per l'ipocrisia di chi divora un intero popolo. Perché non allevare i bambini fino a un anno, per venderne la carne? "Riconosco che questo cibo sarà un po' caro e quindi molto adatto per i proprietari di terre che avendo ormai divorato quasi del tutto i genitori, hanno già buon titolo per mangiarsi anche i figliuoli". Rispetto alla scatologia, a ogni sintomo di repressione sessuale che domina nella poesia o rispetto alla ripugnanza per ogni sorta di contaminazione che pervade le Istruzioni per la servitù, l'antropofagia più lacerante prende il sopravvento, ben aldilà dello scherzo corrosivo de I leoni non mangiano le vergini, 1710.
L'orrore e l'interdetto di pulsioni proibite e disordinate, sempre adombrate nei Viaggi di Gulliver - peregrinazioni del medico di bordo Lemuel Gulliver nel paese dei nani (Lilliput), in quello dei giganti (Brobdingnag), nell'isola volante di Laputa, e nel paese dei saggi cavalli Houyhnhnms - si trasformano dentro un racconto delizioso, frivolo, fastoso, superiore a tutti i possibili romanzi di avventure. L'assurdo, il fiabesco, assorbono felicemente ogni allusione sinistra, cinica e provocatoria a ingiustizie, intolleranze, sopraffazioni, corruzioni, stupidità, crimini politici, imperialismi, razzismi, vanità, prosopopee, limitatezze di medici presuntuosi e pericolosi, scienziati boriosi, tecnici insipienti, ministri, contadini, scrittori, spesso riuniti in cosche: a tutto il genere femminile: all'intera umanità: visti al microscopio, con il cannocchiale, con le lenti del paradosso, rovesciando di continuo le prospettive, con invenzioni linguistiche e prodigiosi quadri descrittivi che rimarranno indelebili, sopratutto ritrasportati oggi nella nostra immaginazione, che vi trova sempre nuovi, attuali motivi di confronto.
Vagando nei mari tra le isole, Gulliver chiacchiera, ciarla, nuota abilmente, fugge nelle paludi, ingolla fango, si perde, smarrisce la giacca, i calzoni e i calzini, osserva costumi, delitti e pene; vagabondo, sfacciato, estroso, bizzarro, eccentrico, indegno; qualche volta triste, ombroso, vergognoso; infine cupo, tetro, nel climax dei passaggi tra mondi sempre più sconcertanti. Giunge al diapason il disgusto di Gulliver per l'umanità, degradata al livello bestiale degli yahoo (soprattutto degli schifosi mostriciattoli di tre anni e delle insaziabili femmine yahoo), di fronte ai nobili cavalli sapienti. All'insensata diatriba sul rompere le uova dalla parte stretta o larga che causa scismi e guerre sanguinosissimi tra Lilliput e Blefuscu, segue l'orrore di mosche, che nel paese dei giganti contaminano con le loro uova, i loro escrementi; di vespe che pungono; di topi, topini, ratti giganti impazziti, che non smettono di sgranocchiare e di rosicchiare, mangiando le tavole e i mobili e i muri; di mendicanti mostruosi; delle fattezze umane femminili ingrandite nella loro ributtante imperfezione, la pelle dall'odore nauseante: le ragazze si spogliano completamente nude, mostrano enormi seni, natiche spropositate, piene di macchie, nei, pelame, pidocchi, pulci, sozzure, invereconde davanti a Gulliver, e nel sottoporlo a giochi indecenti, a cavalcioni del loro grosso capezzolo.
Finché, all'Accademia di Lagado nell'isola di Laputa, l'estrema follia della fantasia stercoraria viene raggiunta con letame umano, budelle e sangue: negli agghiaccianti esperimenti dei medici e degli scienziati, che nel più grottesco nonsense, conseguono risultati paragonabili a quelli delle perversioni di Sade, o degli annientamenti criminali delle distruzioni fisiche su larga scala del Novecento, attraverso buone intenzioni purificatrici. Niente sembra più moderno di questa non solo provocatoria, ambigua fantasia dell'abiezione, Gioco del Caos e della Morte. Ogni attività è escremento, nelle sale pestifere e puzzolenti dell'Accademia di Laputa, dove gli scienziati tentano di far ritornare avanti e indietro gli escrementi, gli escrementi che erano stati divorati e ingoiati. L'escremento divora se stesso. Swift eleva il proprio geniale, mortuario trionfo.