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Giuliano Amato, con un’assistente, alla sua scrivania nel Palazzo della Consulta (Luigi Narici / Agf). La foto fa parte della mostra Il volto della Corte
 

Giuliano Amato e la solitudine della Corte

Quindici giudici, una missione sola: far rispettare la Costituzione e i diritti delle minoranze. Anche contro chi governa. Ecco perché "i cittadini non devono lasciarci soli". Intervista
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ROMA. Alzi la mano chi sa cosa fa la Corte Costituzionale. Non è una domanda insensata: pare che soltanto il 15 per cento di italiani sappia la risposta. Ed è anche per farsi conoscere che da qualche tempo i 15 giudici si sono messi in viaggio per l'Italia, entrando nelle scuole e nelle carceri. Escono fuori dal Palazzo della Consulta, e allo stesso tempo aprono il magnifico edificio settecentesco all'obiettivo del fotografo Luigi Narici che li ritrae al lavoro liberi da toghe nere e gorgiere. Ma c'è anche un'urgenza civile che li spinge dentro la società italiana, in tempi non facili?

A guidarci dentro i cambiamenti è un inquilino del Palazzo che della Corte è stato in passato un autorevole interlocutore, o comunque dall'altra parte: in veste di premier o di ministro o di parlamentare. "Le Corti Costituzionali fanno un mestiere difficile" dice Giuliano Amato nella sua stanza affacciata sul Quirinale. "Il lo…
ROMA. Alzi la mano chi sa cosa fa la Corte Costituzionale. Non è una domanda insensata: pare che soltanto il 15 per cento di italiani sappia la risposta. Ed è anche per farsi conoscere che da qualche tempo i 15 giudici si sono messi in viaggio per l'Italia, entrando nelle scuole e nelle carceri. Escono fuori dal Palazzo della Consulta, e allo stesso tempo aprono il magnifico edificio settecentesco all'obiettivo del fotografo Luigi Narici che li ritrae al lavoro liberi da toghe nere e gorgiere. Ma c'è anche un'urgenza civile che li spinge dentro la società italiana, in tempi non facili?

A guidarci dentro i cambiamenti è un inquilino del Palazzo che della Corte è stato in passato un autorevole interlocutore, o comunque dall'altra parte: in veste di premier o di ministro o di parlamentare. "Le Corti Costituzionali fanno un mestiere difficile" dice Giuliano Amato nella sua stanza affacciata sul Quirinale. "Il loro compito è dichiarare illegittime le leggi che ritengono contrarie alla Costituzione. Questo significa adottare decisioni che per definizione contrastano le decisioni adottate della maggioranza politica. Mi segue fin qui?".

Il suo ragionamento prosegue per tornanti ampi perché a un giudice della Corte s'addice più uno sguardo storico che un giudizio politico contingente. Vietato dunque domandargli dell'attuale governo gialloverde e delle strategie politiche adottate su migranti e sicurezza. Conviene invece seguirlo nelle sue larghe volute, in un giro d'orizzonte che apre all'Europa e agli Stati Uniti, perché poi attraverso la sua lente si capiscono molte cose che ci riguardano da vicino. "Quindi può anche capitare che a una Corte venga detto: ma questi qui chi li ha eletti? Perché si sono permessi di fare questo? È una vicenda ricorrente nella storia di tutti i Paesi che hanno una Corte Costituzionale: dall'Italia alla Germania e agli Stati Uniti".

Ora attenzione al tornante successivo. "Qualche mese fa, in un seminario internazionale, una giudice della Corte tedesca si è rivolta ai presenti: non lasciate sole le Corti Costituzionali in questo momento in Europa perché abbiamo cominciato ad adottare decisioni che incontrano il dissenso forte di chi è ostile agli immigrati, di chi è ostile ai diritti civili più avanzati. E ne adotteremo altre ancora, ha aggiunto quella giudice tedesca: per questo non possiamo essere lasciati soli".

La seguo nel suo sguardo storico. Ma è interessante notare come nell'ultimo anno la Corte Costituzionale si sia sforzata di uscire dal Palazzo. Come se fosse mossa da un'urgenza civile in un Paese indebolito nei valori fondanti della democrazia.
"Noi siamo partiti tre anni fa da una riflessione elementare: come è possibile che una istituzione come questa sia sconosciuta ai più e non parli con le persone per le quali ha lavorato fin dalle origini della sua storia? Questa è l'istituzione che con i suoi pronunciamenti ha più contribuito a cambiare la vita degli italiani proprio negli aspetti connessi alla persona e ai suoi diritti. Pensi alle sentenze che hanno aiutato le donne a uscire dalla sudditanza a cui in parte sono ancora costrette: sulla loro ammissione ai concorsi pubblici, sull'adulterio, sull'aborto e sulla fecondazione assistita".

Avete difeso anche i diritti dei transgender.
"Sì, sono stato relatore di una sentenza che autorizza il cambio dello stato civile senza l'operazione sui caratteri genitali primari, un intervento chirurgico pesante e rischioso: sono loro a scegliere se farlo, non più i giudici".

Come se la Corte fosse più avanti rispetto a certi sentimenti che covano nel Paese. Penso anche ai tanti diritti riconosciuti agli immigrati.
"Ma è proprio della Corte tutelare le minoranze e quindi gli extracomunitari. Ad esempio, la Consulta ha ritenuto che il limite di cinque anni di soggiorno per la fruizione dei diritti essenziali fosse incostituzionale e che per la fruizione di quei diritti bastasse vivere nel nostro Paese. Non puoi negare assistenza ospedaliera a una donna con le doglie o la carrozzella a un disabile. Più di recente abbiamo deliberato anche sugli affitti e sull'accesso agli asili nido".

Segnali di accoglienza che confliggono con una temperie pubblica segnata da xenofobia.
"Non è corretto che un giudice costituzionale esprima giudizi sull'attualità. Mi interessa più una riflessione di carattere generale, che riguarda il rapporto tra Corte e Parlamento. Abbiamo detto prima che possiamo adottare decisioni che contrastano con quelle di una maggioranza politica. Questo ruolo diventa più forte sul terreno dei diritti umani perché qui si determina una naturale diversità di ruolo tra i Parlamenti e le Corti costituzionali. In Parlamento decidono le maggioranze, le quali non sono sempre sensibili ai diritti umani, anche perché spesso sono diritti di minoranze. A chi tocca essere garante di questi diritti? Tocca alle Corti. Quindi esiste sempre un potenziale conflitto tra le Corti e i Parlamenti che è dato proprio da un limite sotto il quale una Corte non può scendere, mentre sotto quello stesso limite una maggioranza parlamentare può trovare naturale scendere. Sono stato chiaro?".

Chiarissimo. Per questo prima citava la giudice tedesca, il suo appello a non lasciare sole le Corti in questo momento in Europa?
"Sì, a non lasciarle sole nella tutela dei diritti delle minoranze, soprattutto là dove è dominante un sentimento contrario a questi diritti".

Per la prima volta i giudici costituzionali sono entrati nelle scuole. Qual è stato l'articolo più evocato in questi incontri?
"L'articolo 3 che riguarda l'eguaglianza e la pari dignità sociale di tutti i cittadini. Ma se in passato ci si concentrava soprattutto sulla seconda parte - "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ..." - abbiamo ritenuto più urgente soffermarci sul primo punto - siamo eguali senza distinzione di sesso, di razza, di religione etc: noi l'abbiamo sempre dato per acquisito, invece non lo è più. La nostra società era abituata a essere tendenzialmente bianca e cristiana mentre oggi si ritrova a essere di religione e colori diversi. E ci si accorge che l'eguaglianza per i ragazzi non è più una premessa scontata, ma per alcuni un dubbio e per altri una conquista".

Lei è stato in un liceo di Macerata pochi giorni dopo la dissennata "caccia al negro" di Luca Traini.
"Ho raccontato quando il valore della dignità è entrato nelle carte costituzionali europee: nel 1946, dopo il massacro degli ebrei. Ma se il richiamo alla dignità vale per gli ebrei - è stato l'ammonimento - vale per tutti gli esseri umani. Gli insegnanti mi hanno riferito che il giorno dopo tutti gli studenti sono andati alla manifestazione, che non era politicamente schierata ma orientata a favore dell'eguaglianza e della dignità delle persone".

Nel corso di questo "viaggio costituzionale" per la prima volta è entrato in un carcere minorile, a Nisida. Cosa l'ha colpita?
"Il fatto di trovarmi davanti a ragazzini che negli stili comportamentali erano uguali ai loro coetanei, ma con alle spalle delitti, a volte anche omicidi. Allora era naturale farsi due domande. La prima: che cosa li ha portati a essere diversi dagli altri? La seconda riguarda "il dopo". Alcuni di loro sono davvero cambiati: quale futuro li aspetta in una società non più solidale, congelata dalla paura e da un eccesso di difesa? Sono interrogativi drammatici".

Lei in passato è stato autorevole interlocutore della Corte. Questo cambia il suo sguardo?
"La mia lunga esperienza dentro le istituzioni mi dà una maggiore consapevolezza: di fronte a una deliberazione del Parlamento, voglio essere sicuro che sia la Costituzione a impormi di modificare quel risultato. So che non devo sovrapporre la mia politica alla politica del Parlamento".

Posso chiederle un'ultima cosa? Il busto di Gaetano Azzariti, che sotto il fascismo aveva presieduto il Tribunale della Razza, è ancora esposto nel Palazzo della Consulta?
"Io mi sono preoccupato che fosse tolto di lì e mandato al restauro, ma dopo non ne ho saputo più niente. Al suo posto c'è una pianta. E direi che va bene così".

Sul Venerdì del 29 marzo 2019