Antonio Paolucci: “Parigi si ispiri al restauro eseguito nell’Ottocento”
Francesco Erbani
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di FRANCESCO ERBANI
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"Non è solo necessario, è doveroso ricostruire la cattedrale di Notre Dame. Ed è obbligatorio riportarla all'immagine che si era consolidata nel tempo". Antonio Paolucci, storico dell'arte, a lungo soprintendente e poi ministro per i Beni culturali, ex direttore dei Musei Vaticani, parla del futuro della cattedrale di Parigi forte anche dell'esperienza acquisita come commissario per il restauro della Basilica di Assisi danneggiata dal terremoto del 1997. Pur essendoci molte differenze fra i due monumenti". Qual è la procedura da adottare?
"Il primo passo è l'analisi dei danni, che ancora è a uno stato embrionale. Occorre un'analisi attenta delle strutture portanti, rimaste fortunatamente in piedi, ma nelle quali potrebbero comunque essersi prodotti degli scompensi. L'indagine deve essere accurata e prenderà molto tempo. Ma in Francia esistono competenze e mezzi in grado di effettuarla al megli…
"Non è solo necessario, è doveroso ricostruire la cattedrale di Notre Dame. Ed è obbligatorio riportarla all'immagine che si era consolidata nel tempo". Antonio Paolucci, storico dell'arte, a lungo soprintendente e poi ministro per i Beni culturali, ex direttore dei Musei Vaticani, parla del futuro della cattedrale di Parigi forte anche dell'esperienza acquisita come commissario per il restauro della Basilica di Assisi danneggiata dal terremoto del 1997. Pur essendoci molte differenze fra i due monumenti". Qual è la procedura da adottare?
"Il primo passo è l'analisi dei danni, che ancora è a uno stato embrionale. Occorre un'analisi attenta delle strutture portanti, rimaste fortunatamente in piedi, ma nelle quali potrebbero comunque essersi prodotti degli scompensi. L'indagine deve essere accurata e prenderà molto tempo. Ma in Francia esistono competenze e mezzi in grado di effettuarla al meglio". L'obiettivo, lei dice, è ricostruire. Ma Notre-Dame è il prodotto di una complessa stratificazione, che va almeno dal XII alla metà del XIX secolo. A quale di questi strati occorre riferirsi?
"Senz'altro all'ultimo, al restauro guidato da Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc, il quale si ispirò ai modelli culturali della reinvenzione del gotico. Sua è la guglia che abbiamo visto abbattersi divorata dalle fiamme. E la guglia è il primo degli elementi architettonici che deve essere ricostruito. Viollet-le-Duc praticava un'interpretazione dell'antico che mirava alla ricostruzione perfetta di un'opera che il tempo aveva deteriorato. La sua impostazione prevedeva che il monumento andava riportato a un'ideale e originaria completezza. Così è accaduto per Notre Dame, che a quel tempo versava in condizioni di abbandono. Ma questa stessa strada è stata percorsa per molti altri edifici d'origine medievale". Intorno a queste scelte sono state tante le controversie. Non si tratterebbe, per Notre Dame, della ricostruzione di una ricostruzione?
"Notre Dame si è imposta da molti decenni con questa fisionomia. Ad essa sono connaturati valori simbolici, culturali, affettivi, religiosi. Non solo artistici. Basta osservare le reazioni che in tutto il mondo hanno accompagnato le scene dell'incendio. È questa fisionomia che va riportata in vita". Non teme che si possa realizzare un falso?
"Da questo punto di vista, era già falsa la situazione precedente l'incendio" Lei quindi sostiene la formula del "com'era, dov'era"?
"Esattamente. Così si sono ricostruite la Fenice a Venezia, così il Petruzzelli a Bari". Si è proceduto in questo modo anche ad Assisi?
"Ad Assisi non si è ricostruito. Avevamo a che fare con architetture antiche e si è intervenuti consolidando le strutture colpite dal terremoto". Ci volle tanto tempo, ma in fondo il risultato ottenuto ad Assisi è ampiamente apprezzato. A Parigi come andrà? Il presidente Macron sostiene ci vorranno cinque anni.
"Ci vorrà il tempo necessario. Ma sono ottimista, arrivano donazioni da tutto il mondo e la ricostruzione di Notre Dame per la Francia ha un valore storico-artistico e religioso. Ma è anche una questione di orgoglio nazionale".
Incendio Notre-Dame, dalla navata della cattedrale ora si vede il cielo