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(agf)

Vittorio Zucconi: il talento di rendere facili le cose difficili

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Per anni, se mi chiedevano cos'era per me il giornalismo, io la risposta ce l'avevo: quello che fa Vittorio Zucconi. Adesso dovrò usare l'imperfetto, e nello scivolare di lato in quel bellissimo tempo verbale c'è qualcosa che fa così male. Non so, non è neanche che fossimo particolarmente amici, o cosa. Voglio dire, non ci facevamo gli auguri di Natale, e in effetti non era lui che ho chiamato per sapere se i Bucks sarebbero arrivati in Finale (non ci sono arrivati). Però lui era un pezzo della mia storia - della storia di tanti - e ho avuto la fortuna di arrivargli abbastanza vicino da dirglielo, una volta: ha riso molto ed è finita lì.

Ma era vero. Lui era un pezzo della mia storia. E non solo della mia. Avevamo venti, trent'anni, l'età delle ambizioni imprecise. Credo che sognassimo di cambiare il mondo - nell'attesa ci piaceva scriverlo. E al mattino ci telefonavamo e, godendo come matti (non mi v…
Per anni, se mi chiedevano cos'era per me il giornalismo, io la risposta ce l'avevo: quello che fa Vittorio Zucconi. Adesso dovrò usare l'imperfetto, e nello scivolare di lato in quel bellissimo tempo verbale c'è qualcosa che fa così male. Non so, non è neanche che fossimo particolarmente amici, o cosa. Voglio dire, non ci facevamo gli auguri di Natale, e in effetti non era lui che ho chiamato per sapere se i Bucks sarebbero arrivati in Finale (non ci sono arrivati). Però lui era un pezzo della mia storia - della storia di tanti - e ho avuto la fortuna di arrivargli abbastanza vicino da dirglielo, una volta: ha riso molto ed è finita lì.

Ma era vero. Lui era un pezzo della mia storia. E non solo della mia. Avevamo venti, trent'anni, l'età delle ambizioni imprecise. Credo che sognassimo di cambiare il mondo - nell'attesa ci piaceva scriverlo. E al mattino ci telefonavamo e, godendo come matti (non mi viene un'espressione più elegante) ci leggevamo gli incipit del pezzo di Zucconi. Era come un rito quotidiano - forse perfino un modo per stabilire che anche quel giorno ci saremmo amati e avremmo spaccato il mondo, non so. Adesso so che, anche, ci stavamo ripetendo, come un mantra, la cosa che lui ci stava insegnando: c'è un solo modo di catturare la verità da viva, ed è raccontarla. Lui lo faceva quando ancora lo sapevano in fare in pochissimi, lo faceva ogni giorno, lo faceva a ripetizione, lo faceva benissimo. Francamente, non so come facesse. Ma la certezza di non riuscire a fare altrettanto è una delle ragioni per cui non ho pensato mai, seriamente, di fare il giornalista. Voglio dire, vedevo lui e capivo che io, quel mestiere, avrei potuto farlo solo al rallentatore. Ma è un mestiere in cui il ralenti non esiste.

Se avevo qualche dubbio, me lo tolsi una volta che finii a Los Angeles, a scrivere di una Convention democratica, quella in cui scelsero Al Gore per perdere le presidenziali. Dovevo fare un pezzo da scrittore, se capite cosa voglio dire, perché ovviamente la parte giornalistica era coperta dal corrispondente.
Ehm, il corrispondente era lui.

Era come rubare una punizione a Pirlo: non so come cavolo mi fossi ficcato in quella situazione. Ma comunque. Me ne arrivo lì con l'incubo di non riuscire nemmeno a trovare l'entrata, di non capire una fava di inglese, e di non fare in tempo a scrivere l'articolo - l'ho detto, sono lento. Stavo ancora a cercare di capire dove ritirare l'accredito che mi arriva Zucconi in persona, rilassato come se fosse lì in vacanza, e invece di chiedermi perché ero lì a complicargli la vita, prende il suo accredito e me lo dà - "Entra con questo, è in un posto migliore".

"Scusa, ma tu resti fuori?", chiesi, scalando una specie di parete alpina per trovare la capacità di dargli del tu.

"Sì, sì, non preoccuparti".

"Ma c'è il discorso di Bill Clinton!"

"Tranquillo, io lo so cosa dice, vado in albergo a scrivere il pezzo".

Però bisogna immaginarlo detto senza alcuna spocchia, proprio così, naturale, come a spiegare una regola a qualcuno che ancora non la conosceva. Aveva quella faccia allegra, che non potevi dire di no. Mi presi l'accredito e andai da Bill.

La sera mi offrì una cena in cui me ne raccontò di tutti colori, ed è da quella sera che non fummo più, semplicemente, due che si conoscevano da lontano.

Il giorno dopo lessi il suo articolo e il mio. Da allora scrivo proprio solo quando è necessario. Come questa sera, malinconica y final.