Parigi
Attenzione, sta per arrivare. No, falso allarme, non è quello giusto. Se Abu Dhabi piange, Parigi potrebbe presto sorridere, come la Gioconda. Sotto la Piramide di vetro, tra i calici impilati per il brindisi e il palco con la gigantografia della Belle Ferronnière, tutti ne parlano, ma il Salvator Mundi attribuito a Leonardo, al momento, non c’è. Il quadro più costoso del mondo — 450,3 milioni di dollari — sparito dopo l’asta da Christie’s a New York (15 novembre 2017), se ancora esiste, si trova al sicuro in un caveau. Il Louvre di Abu Dhabi ne aveva annunciato l’esposizione (data prevista: 18 settembre 2018), cancellandola poi all’improvviso. Il Louvre di Parigi, invece, l’aspetta e spera ancora di farne l’opera numero 163 della mostra per il cinquecentenario della morte di da Vinci, che si apre domani. E che è già record: 220 mila i biglietti venduti al momento. Per mettersi in f…
Attenzione, sta per arrivare. No, falso allarme, non è quello giusto. Se Abu Dhabi piange, Parigi potrebbe presto sorridere, come la Gioconda. Sotto la Piramide di vetro, tra i calici impilati per il brindisi e il palco con la gigantografia della Belle Ferronnière, tutti ne parlano, ma il Salvator Mundi attribuito a Leonardo, al momento, non c’è. Il quadro più costoso del mondo — 450,3 milioni di dollari — sparito dopo l’asta da Christie’s a New York (15 novembre 2017), se ancora esiste, si trova al sicuro in un caveau. Il Louvre di Abu Dhabi ne aveva annunciato l’esposizione (data prevista: 18 settembre 2018), cancellandola poi all’improvviso. Il Louvre di Parigi, invece, l’aspetta e spera ancora di farne l’opera numero 163 della mostra per il cinquecentenario della morte di da Vinci, che si apre domani. E che è già record: 220 mila i biglietti venduti al momento. Per mettersi in f…
Parigi
Attenzione, sta per arrivare. No, falso allarme, non è quello giusto. Se Abu Dhabi piange, Parigi potrebbe presto sorridere, come la Gioconda. Sotto la Piramide di vetro, tra i calici impilati per il brindisi e il palco con la gigantografia della Belle Ferronnière, tutti ne parlano, ma il Salvator Mundi attribuito a Leonardo, al momento, non c’è. Il quadro più costoso del mondo — 450,3 milioni di dollari — sparito dopo l’asta da Christie’s a New York (15 novembre 2017), se ancora esiste, si trova al sicuro in un caveau. Il Louvre di Abu Dhabi ne aveva annunciato l’esposizione (data prevista: 18 settembre 2018), cancellandola poi all’improvviso. Il Louvre di Parigi, invece, l’aspetta e spera ancora di farne l’opera numero 163 della mostra per il cinquecentenario della morte di da Vinci, che si apre domani. E che è già record: 220 mila i biglietti venduti al momento. Per mettersi in fila c’è tempo fino al 24 febbraio.
Vincent Delieuvin, 41 anni, è il conservatore capo del dipartimento di pittura del Louvre e curatore, con Louis Frank, di questo evento che ha l’ambizione di passare alla storia. A quella dell’arte, almeno. Un colpo di teatro come l’arrivo del Salvator Mundi dei misteri aiuterebbe. «Non abbiamo perso le speranze — sussurra Delieuvin nella penombra dell’allestimento, dando le spalle ai disegni di Leonardo — La risposta definitiva sul prestito non è ancora stata data». E il Louvre di Abu Dhabi? «Non ha più alcun legame con il dipinto. Siamo in diretto rapporto con i rappresentanti del proprietario. L’opera non appartiene al Louvre degli Emirati».
Insomma, se Abu Dhabi sembra aver perso la partita per esporre il quadro più prezioso e chiacchierato di sempre, la casa madre di Parigi potrebbe spuntarla. Qualche spiraglio di ottimismo arriva anche dal ministero della Cultura: «L’esposizione si conclude a febbraio: c’è la speranza di un’altra sorpresa — trapela dal Palais Royal — Il ministro Franck Riester ha un ottimo rapporto con il suo omologo saudita, il principe Badr». Il principe Badr è lo stesso che, secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal (7 dicembre 2017), avrebbe agito da mediatore nell’asta di Christie’s per conto dell’erede al trono saudita, il discusso Mohammed bin Salman. Le parole delle fonti all’interno del ministero della Cultura francese confermerebbero indirettamente che sarebbe proprio lui il legittimo proprietario della discussa tavola di noce cinquecentesca (65x45 centimetri), affiorata sul mercato americano nel 2005 e passata da poche migliaia a centinaia di milioni di dollari. Suscitando, dopo la mostra del 2011 alla National Gallery di Londra, prima pareri favorevoli e poi contraddittori sull’attribuzione a Leonardo da Vinci.
Se il principe Mbs è davvero il possessore di un dipinto costoso quanto impossibile da assicurare, ha pensato in partenza di concederlo in prestito al Louvre di Abu Dhabi, ma poi, per qualche misteriosa ragione, deve essere tornato sui suoi passi. Il destino ultimo del quadro potrebbe essere quello di far parte del nuovo programma di apertura al turismo internazionale dell’Arabia Saudita. Intanto, con tutta probabilità, si trova parcheggiato in Svizzera, da dove, nel settembre 2018, un conservatore di Zurigo, incaricato di una perizia per ragioni assicurative, aveva contattato Dianne Modestini, autrice del restauro, per essere informato sulle condizioni generali dell’opera.
Ma, se arrivasse a Parigi, con il nome di quale artista verrebbe esposto? Il catalogo della mostra del cinquecentenario, appena pubblicato, con prudenza parla di “versione”, non di “originale” di Leonardo, esattamente come per l’altro Salvator Mundi, quello sì arrivato qui, che faceva parte della collezione Ganay. Una fonte interna del Louvre sostiene che il Salvator Mundi dei record sia un «quadro ingiudicabile: in gran parte della tavola manca la materia pittorica. La testa è completamente perduta: è stata ridipinta in fase di restauro. Ma il globo trasparente è di grande effetto così come la mano benedicente». Il curatore Delieuvin ci va cauto: «Abbiamo idee precise su questo dipinto. Ma i curatori in Francia possono esprimersi su un’opera di collezione privata solo quando questa è in mostra. C’è bisogno di vedere da vicino il Salvator Mundi e di disporre poi di una pubblicazione scientifica solida». Monna Lisa lo sta aspettando al Louvre. Anzi, tanto per lasciare tutti i fronti aperti, Delieuvin dice che un giorno si dovrà decidere di ridarle luce. «Dopo il piccolo lifting del 1952, non è mai stata più restaurata». Le toccherà farsi bella per incontrare il quadro dei misteri?
Attenzione, sta per arrivare. No, falso allarme, non è quello giusto. Se Abu Dhabi piange, Parigi potrebbe presto sorridere, come la Gioconda. Sotto la Piramide di vetro, tra i calici impilati per il brindisi e il palco con la gigantografia della Belle Ferronnière, tutti ne parlano, ma il Salvator Mundi attribuito a Leonardo, al momento, non c’è. Il quadro più costoso del mondo — 450,3 milioni di dollari — sparito dopo l’asta da Christie’s a New York (15 novembre 2017), se ancora esiste, si trova al sicuro in un caveau. Il Louvre di Abu Dhabi ne aveva annunciato l’esposizione (data prevista: 18 settembre 2018), cancellandola poi all’improvviso. Il Louvre di Parigi, invece, l’aspetta e spera ancora di farne l’opera numero 163 della mostra per il cinquecentenario della morte di da Vinci, che si apre domani. E che è già record: 220 mila i biglietti venduti al momento. Per mettersi in fila c’è tempo fino al 24 febbraio.
Vincent Delieuvin, 41 anni, è il conservatore capo del dipartimento di pittura del Louvre e curatore, con Louis Frank, di questo evento che ha l’ambizione di passare alla storia. A quella dell’arte, almeno. Un colpo di teatro come l’arrivo del Salvator Mundi dei misteri aiuterebbe. «Non abbiamo perso le speranze — sussurra Delieuvin nella penombra dell’allestimento, dando le spalle ai disegni di Leonardo — La risposta definitiva sul prestito non è ancora stata data». E il Louvre di Abu Dhabi? «Non ha più alcun legame con il dipinto. Siamo in diretto rapporto con i rappresentanti del proprietario. L’opera non appartiene al Louvre degli Emirati».
Insomma, se Abu Dhabi sembra aver perso la partita per esporre il quadro più prezioso e chiacchierato di sempre, la casa madre di Parigi potrebbe spuntarla. Qualche spiraglio di ottimismo arriva anche dal ministero della Cultura: «L’esposizione si conclude a febbraio: c’è la speranza di un’altra sorpresa — trapela dal Palais Royal — Il ministro Franck Riester ha un ottimo rapporto con il suo omologo saudita, il principe Badr». Il principe Badr è lo stesso che, secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal (7 dicembre 2017), avrebbe agito da mediatore nell’asta di Christie’s per conto dell’erede al trono saudita, il discusso Mohammed bin Salman. Le parole delle fonti all’interno del ministero della Cultura francese confermerebbero indirettamente che sarebbe proprio lui il legittimo proprietario della discussa tavola di noce cinquecentesca (65x45 centimetri), affiorata sul mercato americano nel 2005 e passata da poche migliaia a centinaia di milioni di dollari. Suscitando, dopo la mostra del 2011 alla National Gallery di Londra, prima pareri favorevoli e poi contraddittori sull’attribuzione a Leonardo da Vinci.
Se il principe Mbs è davvero il possessore di un dipinto costoso quanto impossibile da assicurare, ha pensato in partenza di concederlo in prestito al Louvre di Abu Dhabi, ma poi, per qualche misteriosa ragione, deve essere tornato sui suoi passi. Il destino ultimo del quadro potrebbe essere quello di far parte del nuovo programma di apertura al turismo internazionale dell’Arabia Saudita. Intanto, con tutta probabilità, si trova parcheggiato in Svizzera, da dove, nel settembre 2018, un conservatore di Zurigo, incaricato di una perizia per ragioni assicurative, aveva contattato Dianne Modestini, autrice del restauro, per essere informato sulle condizioni generali dell’opera.
Ma, se arrivasse a Parigi, con il nome di quale artista verrebbe esposto? Il catalogo della mostra del cinquecentenario, appena pubblicato, con prudenza parla di “versione”, non di “originale” di Leonardo, esattamente come per l’altro Salvator Mundi, quello sì arrivato qui, che faceva parte della collezione Ganay. Una fonte interna del Louvre sostiene che il Salvator Mundi dei record sia un «quadro ingiudicabile: in gran parte della tavola manca la materia pittorica. La testa è completamente perduta: è stata ridipinta in fase di restauro. Ma il globo trasparente è di grande effetto così come la mano benedicente». Il curatore Delieuvin ci va cauto: «Abbiamo idee precise su questo dipinto. Ma i curatori in Francia possono esprimersi su un’opera di collezione privata solo quando questa è in mostra. C’è bisogno di vedere da vicino il Salvator Mundi e di disporre poi di una pubblicazione scientifica solida». Monna Lisa lo sta aspettando al Louvre. Anzi, tanto per lasciare tutti i fronti aperti, Delieuvin dice che un giorno si dovrà decidere di ridarle luce. «Dopo il piccolo lifting del 1952, non è mai stata più restaurata». Le toccherà farsi bella per incontrare il quadro dei misteri?