Cliccando trai i musei aperti a Pasqua e a Pasquetta, rigorosamente online
Chiara Gatti , di CHIARA GATTIDai capolavori del Met in alta risoluzione al Van Gogh da studiare al microscopio. Guida ragionata alle meraviglie virtuali
La battuta più divertente l'ha scritta il celebre critico statunitense Jerry Saltz sul suo profilo Instagram a proposito della mostra di Andy Warhol aperta alla Tate Modern di Londra il 12 marzo, alla vigilia del lockdown. "È durata giusto quei 15 minuti di celebrità che Andy aveva pronosticato per tutti". Oggi sul sito della Tate lampeggia l'avviso "temporarily closed", ma la mostra continua in modo virtuale. The show must go on. Così i musei di mezzo mondo si sono attrezzati per aggirare il problema della chiusura forzata, trasformando il loro patrimonio e i percorsi delle esposizioni in contenuti digitali. Nell'overdose di immagini, film di repertorio, spiegoni, interviste e contributi inediti che stanno trasformando il web in un salotto per appassionati d'arte tout court, spicca la professionalità dei grandi istituti che, già abituati a presentarsi online con pagine social vivacissime, hanno rinforzato l…
La battuta più divertente l'ha scritta il celebre critico statunitense Jerry Saltz sul suo profilo Instagram a proposito della mostra di Andy Warhol aperta alla Tate Modern di Londra il 12 marzo, alla vigilia del lockdown. "È durata giusto quei 15 minuti di celebrità che Andy aveva pronosticato per tutti". Oggi sul sito della Tate lampeggia l'avviso "temporarily closed", ma la mostra continua in modo virtuale. The show must go on. Così i musei di mezzo mondo si sono attrezzati per aggirare il problema della chiusura forzata, trasformando il loro patrimonio e i percorsi delle esposizioni in contenuti digitali. Nell'overdose di immagini, film di repertorio, spiegoni, interviste e contributi inediti che stanno trasformando il web in un salotto per appassionati d'arte tout court, spicca la professionalità dei grandi istituti che, già abituati a presentarsi online con pagine social vivacissime, hanno rinforzato l'offerta.
Sempre aperti online
I siti dei grandi musei
Il Metropolitan di New York, che festeggia i 150 dalla nascita (nel 1870), gioca sullo slogan Experience the Met per affondare nell'analisi dei suoi capolavori in altissima risoluzione mentre le mostre, come quella di Gerhard Richter o della Golden Age di Rembrandt, Hals e Vermeer sono raccontate da brevi clip e percorsi in cuffia tipo audioguide. Il Fine Arts di Boston merita una visita per i timelaps degli allestimenti e la video-library con micro documentari in laboratorio (uno splendido sul restauro di un paesaggio di Van Gogh al microscopio).
Super organizzato il Rijksmuseum di Amsterdam che annuncia sulla homepage "Always open online" e poi snocciola per sezioni agili schede delle opere; costretto a interrompere la mostra su Caravaggio, Bernini e il barocco romano, propone corti di un minuto a testa sui temi del percorso. Graficamente impeccabile, molto nordico, il sito del danese (anche se il nome inganna) Louisiana Museum of Modern Art che si apre su un intenso commento di Marina Abramovi? alle sculture di Giacometti e lancia il banner per altri 750 video su autori come Pipilotti Rist, Paul Auster, Laurie Anderson on demand sul Luisiana Channel. Fra gli italiani, oltre alla Pinacoteca di Brera con 600 quadri in hd e il progetto "Appunti per una resistenza culturale" con puntate quotidiane dalle sale silenziose.
La Fondazione Prada ha varato in questi giorni "Perfect Failures", fallimenti perfetti, un cartellone di film incompresi al momento della loro uscita, disponibili sulla piattaforma di streaming MUBI, fra cui La contessa di Hong Kong di Charlie Chaplin, Fedora di Billy Wilder e Showgirls di Paul Verhoeven. Dieci e lode alla Fondazione per l''immagine coordinata identica sui suoi canali social. Non da tutti.
Mostre allo schermo
Penalizzate dallo stop, anche le grandi mostre vanno a caccia di spettatori in remoto. L'evento italiano dell'anno, "Raffaello 1520-1482" alle Scuderie del Quirinale, allestito in occasione del 500 anni dalla morte, è atterrato sul web con una panoramica di approfondimenti digitali (comprese curiosità dal backstage) distillati sui social e su YouTube. L'hashtag #RaffaelloOltreLaMostra porta ai racconti dei curatori e a video-passeggiate nelle sale delle Scuderie.
Stessa soluzione per la popolare mostra di Edward Hopper alla Fondazione Beyeler di Basilea, che mette in fila i quadri ipnotici del maestro americano accanto all'introduzione del curatore e a un assaggio (meraviglioso) del film di Wim Wenders ispirato ai luoghi sospesi delle ghost town; la sua voce che commenta calda "ho sempre pensato che i dipinti di Hopper fossero frame di film che non abbiamo mai girato".
Volando in Spagna, Rembrandt al Thyssen-Bornemisza di Madrid è un classicone del genere tour virtuale, realizzato con la tecnologia migliore possibile; abbatte le barriere dello schermo penetrando nei ritratti fino all'anima. Convincerà gli scettici del digitale. Meno scenografico, ma filologico, l'allestimento online di "Titian: Love, Desire, Death" alla National Gallery di Londra, che predilige le dida lunghe accanto ai dipinti zoomabili, compreso il ciclo mitologico delle Poesie, ispirato a Ovidio, per la prima volta insieme.
Sempre connessi
(Tutti sui social)
Se è vero che i siti istituzionali oggi sono demodé e il popolo degli smartphone usa solo social, la classifica dei musei abilissimi nel promuoversi su altre pagine si allunga. Mentre gli Uffizi fanno collezione di followers su facebook con il progetto "Uffizi Decameron" che, ispirato a Boccaccio, narra storie dei suoi capolavori, il Mibact rilancia su Instagram il flashmob che invita il pubblico a postare foto di luoghi deserti (#emptymuseum).
Non cambiando indirizzo, vale un passo il profilo del Castello di Versailles coi 700mila seguaci incantati da una carrellata di video superbi che neanche il Louvre (più accademico) ha mai postato. Inutile dire che i canali youtube dei grandi musei funzionavano bene pure prima della pandemia. Il MoMA di New York resta in testa alla lista, ma avanza a buon passo il Maxxi di Roma con lo sloga "Liberi di uscire col pensiero" sta pubblicando pillole di studiosi e film d'archivio (uno commovente su Maria Lai).
Alternative on air
Diversamente da chi, stressato dall'emergenza, riciccia contenuti sfilati dai cassetti, alcuni musei hanno varato idee migliori. Dal cuore della pandemia, la Galleria d'arte moderna e contemporanea di Bergamo ha inaugurato Radio GAMeC che ogni mattina sulla pagina Instagram (presto on air) vede il conduttore Leonardo Merlini intervistare figure legate alla città sui temi eterni della resistenza, della comunità, della memoria.
L'allegro motto del "biglietto sospeso" inventato dal Madre di Napoli, dilaga intanto su internet condiviso da molti istituti che stanno incassando prenotazioni per il dopo-virus, compreso l'Archivio storico Olivetti, ottimo anche su Instagram. Brevi ma intense le lezioni Annie-Paul Quinsac sul divisionismo per la mostra di Novara, mentre l'Università di Padova ha appena pubblicato un film sulla Cappella degli Scrovegni che celebra 715 anni di storia. C'è su YouTube e, visto alla tv, fa un po' cinemascope. Restando a casa.
Sempre aperti online
I siti dei grandi musei
Il Metropolitan di New York, che festeggia i 150 dalla nascita (nel 1870), gioca sullo slogan Experience the Met per affondare nell'analisi dei suoi capolavori in altissima risoluzione mentre le mostre, come quella di Gerhard Richter o della Golden Age di Rembrandt, Hals e Vermeer sono raccontate da brevi clip e percorsi in cuffia tipo audioguide. Il Fine Arts di Boston merita una visita per i timelaps degli allestimenti e la video-library con micro documentari in laboratorio (uno splendido sul restauro di un paesaggio di Van Gogh al microscopio).
Super organizzato il Rijksmuseum di Amsterdam che annuncia sulla homepage "Always open online" e poi snocciola per sezioni agili schede delle opere; costretto a interrompere la mostra su Caravaggio, Bernini e il barocco romano, propone corti di un minuto a testa sui temi del percorso. Graficamente impeccabile, molto nordico, il sito del danese (anche se il nome inganna) Louisiana Museum of Modern Art che si apre su un intenso commento di Marina Abramovi? alle sculture di Giacometti e lancia il banner per altri 750 video su autori come Pipilotti Rist, Paul Auster, Laurie Anderson on demand sul Luisiana Channel. Fra gli italiani, oltre alla Pinacoteca di Brera con 600 quadri in hd e il progetto "Appunti per una resistenza culturale" con puntate quotidiane dalle sale silenziose.
La Fondazione Prada ha varato in questi giorni "Perfect Failures", fallimenti perfetti, un cartellone di film incompresi al momento della loro uscita, disponibili sulla piattaforma di streaming MUBI, fra cui La contessa di Hong Kong di Charlie Chaplin, Fedora di Billy Wilder e Showgirls di Paul Verhoeven. Dieci e lode alla Fondazione per l''immagine coordinata identica sui suoi canali social. Non da tutti.
Mostre allo schermo
Penalizzate dallo stop, anche le grandi mostre vanno a caccia di spettatori in remoto. L'evento italiano dell'anno, "Raffaello 1520-1482" alle Scuderie del Quirinale, allestito in occasione del 500 anni dalla morte, è atterrato sul web con una panoramica di approfondimenti digitali (comprese curiosità dal backstage) distillati sui social e su YouTube. L'hashtag #RaffaelloOltreLaMostra porta ai racconti dei curatori e a video-passeggiate nelle sale delle Scuderie.
Stessa soluzione per la popolare mostra di Edward Hopper alla Fondazione Beyeler di Basilea, che mette in fila i quadri ipnotici del maestro americano accanto all'introduzione del curatore e a un assaggio (meraviglioso) del film di Wim Wenders ispirato ai luoghi sospesi delle ghost town; la sua voce che commenta calda "ho sempre pensato che i dipinti di Hopper fossero frame di film che non abbiamo mai girato".
Volando in Spagna, Rembrandt al Thyssen-Bornemisza di Madrid è un classicone del genere tour virtuale, realizzato con la tecnologia migliore possibile; abbatte le barriere dello schermo penetrando nei ritratti fino all'anima. Convincerà gli scettici del digitale. Meno scenografico, ma filologico, l'allestimento online di "Titian: Love, Desire, Death" alla National Gallery di Londra, che predilige le dida lunghe accanto ai dipinti zoomabili, compreso il ciclo mitologico delle Poesie, ispirato a Ovidio, per la prima volta insieme.
Sempre connessi
(Tutti sui social)
Se è vero che i siti istituzionali oggi sono demodé e il popolo degli smartphone usa solo social, la classifica dei musei abilissimi nel promuoversi su altre pagine si allunga. Mentre gli Uffizi fanno collezione di followers su facebook con il progetto "Uffizi Decameron" che, ispirato a Boccaccio, narra storie dei suoi capolavori, il Mibact rilancia su Instagram il flashmob che invita il pubblico a postare foto di luoghi deserti (#emptymuseum).
Non cambiando indirizzo, vale un passo il profilo del Castello di Versailles coi 700mila seguaci incantati da una carrellata di video superbi che neanche il Louvre (più accademico) ha mai postato. Inutile dire che i canali youtube dei grandi musei funzionavano bene pure prima della pandemia. Il MoMA di New York resta in testa alla lista, ma avanza a buon passo il Maxxi di Roma con lo sloga "Liberi di uscire col pensiero" sta pubblicando pillole di studiosi e film d'archivio (uno commovente su Maria Lai).
Alternative on air
Diversamente da chi, stressato dall'emergenza, riciccia contenuti sfilati dai cassetti, alcuni musei hanno varato idee migliori. Dal cuore della pandemia, la Galleria d'arte moderna e contemporanea di Bergamo ha inaugurato Radio GAMeC che ogni mattina sulla pagina Instagram (presto on air) vede il conduttore Leonardo Merlini intervistare figure legate alla città sui temi eterni della resistenza, della comunità, della memoria.
L'allegro motto del "biglietto sospeso" inventato dal Madre di Napoli, dilaga intanto su internet condiviso da molti istituti che stanno incassando prenotazioni per il dopo-virus, compreso l'Archivio storico Olivetti, ottimo anche su Instagram. Brevi ma intense le lezioni Annie-Paul Quinsac sul divisionismo per la mostra di Novara, mentre l'Università di Padova ha appena pubblicato un film sulla Cappella degli Scrovegni che celebra 715 anni di storia. C'è su YouTube e, visto alla tv, fa un po' cinemascope. Restando a casa.