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Filippo Magnini: "L'amore, la cucina e un matrimonio da riprogrammare. La mia vita ai tempi del lockdown''

A fine marzo doveva sposarsi con Giorgia Palmas ma l'emergenza ha fatto slittare tutto: "Festeggiare in questi giorni non sarebbe stato giusto, vogliamo stringerci alle famiglie che hanno avuto lutti o altri problemi". Così l'ex nuotatore campione del mondo si consola rileggendo la sua autobiografia appena uscita, cucinando per la sua nuova famiglia e sfidando ai giochi da tavolo la piccola Sofia. Ma nella testa ha tanti progetti, legati allo sport e a un film da record del mondo insieme all'amico Raoul Bova
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“Oggi ho provato a fare una ricettina nuova, la gricia: buo-nis-si-ma! Era la prima volta e mi ha dato una soddisfazione pazzesca perché avevo proprio fame di pasta”. Filippo Magnini, 38 anni, è nella casa milanese che condivide con la sua compagna e futura sposa, la conduttrice televisiva Giorgia Palmas (38 anni), e la figlia di lei, Sofia di 11 anni.

Cucinare è una delle cose a cui si è dedicato durante questo periodo: “Ai fornelli io e Giorgia ci alterniamo. Adesso che c’è un po’ più di tempo, possiamo anche sperimentare, magari collegati in videochiamata con le mamme che ci dettano le ricette dalle proprie case”. L’ex campione di nuoto che si è ritirato dalle competizioni nel 2017 dopo aver vinto un bronzo olimpico, quattro titoli mondiali e diciassette ori europei, oltre a numero­si record italiani e internazionali, ha appena pubblicato la sua autobiografia, La resistenza dell’ac…
“Oggi ho provato a fare una ricettina nuova, la gricia: buo-nis-si-ma! Era la prima volta e mi ha dato una soddisfazione pazzesca perché avevo proprio fame di pasta”. Filippo Magnini, 38 anni, è nella casa milanese che condivide con la sua compagna e futura sposa, la conduttrice televisiva Giorgia Palmas (38 anni), e la figlia di lei, Sofia di 11 anni.

Cucinare è una delle cose a cui si è dedicato durante questo periodo: “Ai fornelli io e Giorgia ci alterniamo. Adesso che c’è un po’ più di tempo, possiamo anche sperimentare, magari collegati in videochiamata con le mamme che ci dettano le ricette dalle proprie case”. L’ex campione di nuoto che si è ritirato dalle competizioni nel 2017 dopo aver vinto un bronzo olimpico, quattro titoli mondiali e diciassette ori europei, oltre a numero­si record italiani e internazionali, ha appena pubblicato la sua autobiografia, La resistenza dell’acqua. La mia storia (Sperling & Kupfer, 192 pagine, 17 euro): “In questo periodo in cui sono forzatamente separato dai miei genitori che vivono a Pesaro mi sono ritrovato a pensare agli anni che ho passato lontano dalla mia famiglia, a quando gareggiavo e rimanevo anche due mesi via da casa. Ora non ci sono più abituato”.

Ha avuto tanto tempo per pensare?
“Relativamente. Abbiamo portato avanti i nostri lavori in smartworking come fanno tutti. E poi c’è sempre qualcosa da fare a casa: mettere a posto, cucinare, il cambio di stagione… Ci siamo chiusi in casa che non era nemmeno primavera e adesso è quasi estate. Abbiamo messo mano agli armadi. Ci piacciono le cose in ordine anche se io sono il più disordinato dei due. Abbiamo iniziato a organizzarci in maniera un po’ preventiva per capire cosa potrebbe servirci se un giorno dovessimo riuscire finalmente a spostarci. E poi è stata un’occasione per mettere da parte anche le cose da dare alle associazioni che raccolgono i vestiti per fornirli a chi ne ha bisogno. È una cosa che facciamo regolarmente”.

Avete provato qualche svago?
“Abbiamo giocato un sacco a carte, a giochi di società. Io voglio vincere sempre, anche se si tratta solo di un gioco. Sono fatto così. Ovviamente mi sono dedicato alla mia passione, lo sport. Prima del lockdown sono riuscito a procurarmi pesi, panca e abbiamo anche il tapis roulant. Mi alleno quattro volte a settimana per un’ora e mezza o due”.

Nessuna corsetta fuori?
“Assolutamente no. Sono d’accordo con quelli che si lamentavano di chi usciva a correre, non credo fosse una priorità. Sono un amante dello sport ma sicurezza e salute delle persone vengono prima. Se per due mesi mi dicono che non devo uscire, non ci vado, mica devo vincere la maratona alle Olimpiadi”.

Appena potrà uscire liberamente cosa farà?
“Una bella passeggiata fuori con Giorgia e Sofia, osservando bene quello che mi circonda. È da tanto che non riviviamo la normalità. Secondo me in questo momento nessuno ha voglia di cose strane. Poi è ovvio che se si riuscisse ad andare dalle parti di Giorgia, in Sardegna, non sarebbe male fare un po’ di estate”.

Quindi nessuna meta esotica nei suoi programmi?
“Penso che noi italiani ora dobbiamo fare roccia, come diceva mio nonno, fare squadra. Dobbiamo iniziare ad aiutarci e quindi usare prodotti italiani, andare in vacanza in posti italiani. Poi ci sta che uno vada a fare un viaggio fuori, ma in un momento come questo, in cui la nostra economia ha avuto grossi problemi sarebbe meglio darsi una mano e magari per quest’anno cercare di visitare le mete italiane”.

Nel suo futuro cosa c’è?
“Ho un progetto sullo sport che si chiama Remind. Ho formato un gruppo di professionisti e insieme a loro gireremo l’italia in un road show, per incontrare le persone e insegnare loro i nostri segreti: allenamenti, alimentazione… Quello che abbiamo imparato lo vogliamo ridare alle persone in modo totalmente gratuito. Dovevamo partire il 19 aprile con la prima tappa e invece…”.

Un pensiero al mondo dello spettacolo?
“C’è in ballo un film con Raoul Bova che stiamo ultimando. Si dovrebbe chiamare L’ultima gara. Tutto è nato un paio di anni fa, quando con Raoul, Emiliano Brembilla e Massimiliano Rosolino abbiamo deciso di provare a battere il record del mondo master. A noi quattro si è poi aggiunto anche Manuel Bortuzzo. Ci è venuta l’idea di filmarci durante questa impresa e alla fine queste riprese sono diventate un film che parla anche delle nostre storie e fragilità”.

Nel suo futuro c’è anche il matrimonio…
“Avevamo già organizzato tutto. Eravamo pronti a sposarci a fine marzo. Ovviamente abbiamo dovuto rimandare. Vogliamo essere sicuri che tutti possano venire, anche gli amici che vivono in altre regioni. Ci sembra più corretto in questo momento stringerci alle famiglie che hanno avuto lutti o altri problemi: festeggiare in questi giorni non sarebbe stato giusto”.

Lei è un ex atleta, la sua compagna fa parte del mondo dello spettacolo: sembrano due mondi molto lontani…
“Sono due vite diverse ma abbiamo mentalità molto simili. La vita di Giorgia è quella di una ragazza che è diventata mamma da giovane, una vita molto responsabile, piena di lavoro, non di sole cose leggere, anzi: scadenze, impegni, con una famiglia lontana. Io e lei siamo molto uguali su tantissimi aspetti, sulla nostra visione di vita, famiglia, rapporti umani”.

Giorgia è una delle persone che le sono state più vicine durante il procedimento del Tribunale Nazionale Antidoping nei suoi confronti. Dopo tre anni dal Tribunale arbitrale internazionale dello sport di Losanna (TAS) è arrivata la totale assoluzione dalle accuse di tentato doping. Un’esperienza che ha lasciato un segno?
“Mi ha fatto aprire gli occhi su molte persone sia in senso positivo che negativo. Il mio carattere mi ha aiutato ad andare avanti. Ora ho una visione della vita più concreta: certe cose possono capitare a tutti, devi essere bravo a non lasciarti andare. Sono sicuro che molti al mio posto lo avrebbero fatto”.

Molti non se lo sarebbero potuto permettere economicamente.
“Ho dovuto sostenere spese che forse a oggi in italia quattro o cinque atleti potrebbero permettersi”.

La piscina le manca?
“No. Dire che mi manca la vedo come una cosa nostalgica. Invece quando ho smesso è perché ero appagato, avevo ottenuto tutto quello che volevo e anche di più. Mi può mancare l’adrenalina della gara, quello sì, sentire l’inno italiano, indossare una medaglia, ma lo vivo come un ricordo. Non ho l’ossessione di altri atleti che non riescono a staccarsi. È stato un periodo della mia vita bellissimo ma sono felice di andare avanti”.

E l’adrenalina adesso dove la trova?
“In tante cose. Pensavo non si potesse e invece mi sbagliavo. Durante la mia vicenda con la procura, ogni volta che si doveva entrare in aula, o si aspettava un verdetto, per esempio: le mani fredde, il cuore che batte, i brividi, grande lucidità. Quando ho finito di scrivere il mio libro, poi, l’ho vissuto come una medaglia. E quando vado a vedere le partite di pallavolo di Sofia, la stessa grinta che mettevo nelle gare ora la metto nel tifo. Mi verrebbe voglia di entrare in campo e schiacciare con lei. Mi sono reso conto quanto è difficile stare dall’altra parte, quella dei genitori: stare lì e non poter fare niente. Le mie gare duravano 40 secondi, i tornei di Sofia tutto il giorno, arrivi alla sera che sei esausto. Meglio gareggiare. Se penso ai miei genitori che hanno fatto questa vita durante i miei 27 anni di carriera sportiva mi rendo conto che devono aver fatto una fatica pazzesca!”.