Brignole, l’eroe inventato dal fascismo che preferì il lager ai nazisti
di GIANLUCA DI FEO
80 anni fa, al quarto giorno di conflitto, divenne il primo simbolo del regime per un'impresa che aveva compiuto, ma non nei termini raccontati dalla propaganda. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 rifiutò di collaborare con i tedeschi, venendo internato fino alla fine della guerra
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Ottant'anni esatti fa, per la prima volta gli italiani capirono cosa avrebbe significato la guerra. Quattro giorni dopo la dichiarazione di belligeranza contro Parigi e Londra, la flotta francese all'alba si presentò sulle coste liguri, vomitando proiettili su Vado (Savona) e sulla periferia di Genova. Una sola nave italiana, la minuscola torpediniera Calatafimi si trovava in zona, impegnata in una missione di routine. Il comandante non ci pensò due volte e andò all'assalto contro i colossi francesi: quattro incrociatori e undici caccia, con un centinaio di grossi calibri. Sfidando i colpi, lanciò due siluri. Finiti nel nulla.
Il regime doveva nascondere la disfatta e decise di trasformare la Calatafimi in un mito. I giornali dedicarono titoloni all'impresa dell'eroica nave, che aveva affondato un incrociatore e messo in fuga gli aggressori. Fu girato un film di propaganda: "Alba di fuoco sulla Liguria" per magnificare l'e…
Ottant'anni esatti fa, per la prima volta gli italiani capirono cosa avrebbe significato la guerra. Quattro giorni dopo la dichiarazione di belligeranza contro Parigi e Londra, la flotta francese all'alba si presentò sulle coste liguri, vomitando proiettili su Vado (Savona) e sulla periferia di Genova. Una sola nave italiana, la minuscola torpediniera Calatafimi si trovava in zona, impegnata in una missione di routine. Il comandante non ci pensò due volte e andò all'assalto contro i colossi francesi: quattro incrociatori e undici caccia, con un centinaio di grossi calibri. Sfidando i colpi, lanciò due siluri. Finiti nel nulla.
Il regime doveva nascondere la disfatta e decise di trasformare la Calatafimi in un mito. I giornali dedicarono titoloni all'impresa dell'eroica nave, che aveva affondato un incrociatore e messo in fuga gli aggressori. Fu girato un film di propaganda: "Alba di fuoco sulla Liguria" per magnificare l'equipaggio. E il comandante Giuseppe Brignole diventò la prima medaglia d'oro al valore militare del conflitto: "Fatto segno ad intensa reazione, manovrava con serenità e perizia attaccando fino a breve distanza con il siluro e con il cannone le unità nemiche. La sua azione decisa ed i danni subiti dalle forze navali avversarie costringevano queste a ritirarsi. Esempio di sereno ardimento, di sprezzo del pericolo, di consapevole spirito di assoluta dedizione alla Patria". La torpediniera Calatafimi
Ma il tenente Brignole non si prestò mai alla parte dell'eroe: disse di avere fatto solo il suo dovere di uomo di mare, "per difendere i paesi della costa sotto attacco", e di non avere centrato nessuna nave francese. Nativo di Noli, la quinta repubblica marinara alle porte di Savona, continuò a comportarsi con professionalità e riservatezza. Ebbe altre due medaglie di bronzo, per scontri con gli inglesi nell'Egeo. Poi l'8 settembre 1943 la Calatafimi fu catturata dai tedeschi e l'ufficiale finì in Germania.
Più volte gli emissari di Mussolini gli chiesero di aderire alla Repubblica Sociale: "Sei una leggenda, abbiamo bisogno di te". I tedeschi gli offrirono un posto all'ambasciata di Berlino. Alla fine del 1944 erano persino disposti a farlo tornare a casa senza incarichi, a patto di una "non ostilità" verso la Rsi. Lui disse sempre no: preferì la fame e gli stenti della prigionia. Fu nominato fiduciario di Sandbostel, uno dei campi di concentramento più duri, ossia rappresentante degli Internati Militari Italiani che avevano rifiutato il fascismo: con lui Giovannino Guareschi e Alessandro Natta, poi segretario del Pci. "Fummo peggio che abbandonati - scrisse Guareschi parlando di Sandbostel -, ma questo non bastò a renderci dei bruti: con niente ricostruimmo la nostra civiltà". Ricordano che fu il comandante a riorganizzare gli internati: "Ripristinò la disciplina militare, valutando che questo avrebbe limitato i soprusi tedeschi per le violazioni dei regolamenti ma anche che avrebbe avuto ripercussioni positive sul morale. Brignole cercava di parlare con tutti, anche soprattutto per spronarli e esortarli alla resistenza". Inventò un'università nelle baracche, con lezioni tenute dagli ufficiali, e un campionato di calcio con squadre regionali. I prigionieri erano riusciti anche a costruire una radio - chiamata Caterina - che durante i controlli veniva nascosta sotto la tonaca di un francescano, cappellano militare. Grazie a questo apparecchio vennero a sapere dello sbarco in Normandia: si fecero beffa dei carcerieri realizzando nella notte decine di barchette di carta, messe a galleggiare in una grande pozza. I tedeschi si infuriarono e negarono il rancio per un giorno.
Tante dimostrazioni di un altro eroismo. Brignole nel 1947 lasciò la Marina e tornò alla sua casa sul lungomare di Noli, davanti alla spiaggia dei pescatori con cui ogni sera si fermava a parlare. E' morto nel 1992, dopo 86 anni vissuti con semplicità e determinazione, respingendo sempre chi gli offriva un piedistallo da eroe.