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Il MAMbo di Bologna 

"Local è meglio": la riscossa dei piccoli musei

Mentre i grandi soffrono, alcune realtà sparse sul territorio, e votate al contemporaneo, crescono. Ecco perché
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Il turismo può fare male. Sembra un paradosso. Ma i musei che non hanno vissuto di turismo sono quelli che oggi se la passano meglio. "Non abbiamo mai contato sui guadagni da grandi flussi, ma su un pubblico lento e attento che adesso si sta rafforzando" spiega Cristiana Perrella, direttrice del Centro Pecci di Prato, mentre tira le somme degli incrementi giornalieri. Quarantanove per cento in più sugli ingressi e 39 per cento di aumento in biglietteria. Dunque i 45mila visitatori annui saliranno a oltre 60mila. Se il trend tiene.

Così uno dei più noti musei italiani d'arte contemporanea, che ha sempre scontato l'handicap di una posizione periferica ("qui arriva solo chi vuole venirci veramente"), sta approfittando della crisi postpandemica per inventarsi un nuovo ruolo: collettore di energie per il territorio e spazio sociale dove condividere il patrimonio. Durante il lockdown ha digitalizzato i video d'archivio ora sulla s…
Il turismo può fare male. Sembra un paradosso. Ma i musei che non hanno vissuto di turismo sono quelli che oggi se la passano meglio. "Non abbiamo mai contato sui guadagni da grandi flussi, ma su un pubblico lento e attento che adesso si sta rafforzando" spiega Cristiana Perrella, direttrice del Centro Pecci di Prato, mentre tira le somme degli incrementi giornalieri. Quarantanove per cento in più sugli ingressi e 39 per cento di aumento in biglietteria. Dunque i 45mila visitatori annui saliranno a oltre 60mila. Se il trend tiene.

Così uno dei più noti musei italiani d'arte contemporanea, che ha sempre scontato l'handicap di una posizione periferica ("qui arriva solo chi vuole venirci veramente"), sta approfittando della crisi postpandemica per inventarsi un nuovo ruolo: collettore di energie per il territorio e spazio sociale dove condividere il patrimonio. Durante il lockdown ha digitalizzato i video d'archivio ora sulla sua web tv e adesso lavora come un'agenzia di promozione locale, pubblicando materiali informativi fra cui la prima guida sull'arte contemporanea in Toscana. "È finito il momento dei musei uguali in tutto il mondo. Dobbiamo esprimere la nostra identità". Nel suo caso significa tanto spazio, un bel parco, il teatro all'aperto e una sala lettura piena di gente. "È i modello di museo che sognavo. Quello dove si viene anche solo per leggere il giornale". Come al Kunsthistorisches di Vienna o allo Het di Rotterdam. I famosi musei da abitare. E lancia un appello per la biblioteca chiusa per problemi di climatizzazione: "Servono 60 mila euro per finire i lavori, basterebbe uno sponsor che sfrutti i vantaggi dell'art bonus". Nel frattempo l'attività è ripresa con tre mostre (fra cui il celebre fotografo cinese Ren Hang) e il public program, tutto contenuto nel bilancio generale annuo di 3 milioni e 200 mila euro confermati da Comune e Regione.

Davanti alla sofferenza dei musei enciclopedici, dagli Uffizi a Brera, dove il calo dei turisti ha minato la sopravvivenza, la funzione civica sta risparmiando i più piccoli, diventati un esempio di economia virtuosa. Per il Museo Novecento di Firenze l'aggettivo piccolo è improprio, viste le collezioni che vanno da Severini a Morandi, da Martini a Manzoni, oltre alla mostra in corso su Mario Mafai e il progetto su Henry Moore in arrivo a novembre. Ma qui, a fronte di un budget per l'attività tagliato da 600 mila euro l'anno a 250 mila, si lotta per mantenere un programma di qualità, compreso l'avvio di una scuola per curatori ideata con l'università. "Credo nell'equazione sostenibilità, produzione, formazione" dice il direttore Sergio Risaliti, che contrappone il caso del suo museo alla macchina in deficit dei big. "All'ombra di queste multinazionali c'è una realtà in grado di resistere a sue spese e fornire un servizio alla comunità". E bacchetta la destinazione dei fondi stanziati ora dal governo per i musei non statali "spartiti in base a un'analisi merceologica e ai fatturati. Sarebbe come aiutare San Siro ma chiudere tutti i campetti".

In piena emergenza c'è stato anche chi, dall'epicentro della pandemia, ha trasformato il museo in un amplificatore di questo tessuto vitale. Radio GAMeC, l'emittente che la Galleria d'arte moderna e contemporanea di Bergamo ha lanciato durante la reclusione per parlare di arte, cultura e speranza, come una radio dal fronte con ospiti blasonati, da Jovanotti a Enrico Letta ad Andrea Pennacchi, è finita in testa al report dell'Unesco dedicato alle iniziative più meritorie fiorite durante il Covid. "Quella della GAMeC - spiega il direttore Lorenzo Giusti - è una vocazione orgogliosamente civica che identifica nel museo una funzione educativa, oltre che di sperimentazione di nuovi linguaggi".

Più piccoli dunque più agili? "In momenti come questo riusciamo a rispondere all'emergenza in modo efficace grazie a un'attitudine inclusiva che ci rende audaci e capaci di trasformare in punti di forza le dimensioni contenute e il fatto di essere decentrati rispetto ai grandi poli". Non viziati da profitti record, combattono tutti per un fundraising che garantisca una autofinanziamento pari al 60 per cento del rendiconto totale.

Per Bergamo si parla di un milione e mezzo in cui è rientrata la mega mostra in corso su Daniel Buren che, in 15 giorni, ha già visto passare 8 mila persone. Mentre il neonato MACTE, il Museo di arte contemporanea di Termoli ha registrato un numero dei visitatori identico all'anno scorso, frutto di un turismo di prossimità, e si prepara a inaugurare la prima biblioteca del Molise dedicata all'arte, il MAMbo di Bologna ha ribaltato la sua identità decidendo di interrompere le mostre e trasformare le sale in studi per artisti che hanno risposto a una open call. "Ripartiamo dalla produzione chiamando autori attivi sul territorio in una logica partecipativa" racconta il direttore Lorenzo Balbi. Grazie a biglietti, affitti, merchandising, didattica, il museo è sempre riuscito a raddoppiare il budget rispetto allo stanziamento di un milione e 600mila euro che il Comune vara annualmente per la rete civica. "Abbiamo lanciato un trust a soccorso delle attività bloccate dalla crisi".

Soluzione virtuosa, molto anglosassone, messa in campo anche dalla Fondazione Brescia Musei. Il direttore Stefano Karadjov ha creato benefit per le aziende affiliate per tre anni con una cifra fissa data in cambio di visibilità e servizi. "Crediamo nel welfare, il nostro compito è dedicarci alla comunità". Con un turismo limato al 15 per cento, le energie sono tutte concentrate in progetti partecipati. A dimostrazione che piccolo è bello.