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Ken Follett 

Ken Follett: "I vikinghi erano come la mafia: violenti, ladri e assassini"

Il romanziere racconta il suo ultimo romanzo, ambientato nell'Alto Medioevo. Tanto sesso, tante emozioni, tante pagine. "Ci piace leggere di persone che affrontano terribili difficoltà mentre noi siamo comodamente seduti su un divano" (El País) Questo contenuto fa parte della newsletter Continental Breakfast, una selezione di articoli pubblicati dall'alleanza LENA (Leading European Newspaper Alliance). Per vedere un'anteprima potete cliccare qui / Per iscrivervi e riceverla ogni settimana sulla vostra casella di posta elettronica potete cliccare qui
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Ritorno a Kingsbridge. Ken Follett torna al mondo che aveva iniziato a costruire ne I pilastri della Terra con un nuovo romanzo, il quarto, sulla città e il suo priorato. Nel romanzo, tre protagonisti principali, una nobildonna normanna, Ragna, un costruttore di barche, Edgar, e un monaco, Aldred, circondati da una costellazione di personaggi secondari, si confrontano con un folto gruppo di cattivi sullo sfondo oscuro dell'Alto Medioevo britannico e della minaccia dei vichinghi. Come è abituale in Follett, molte emozioni, molti sentimenti, molto sesso e molte pagine (930).
 
Con quattro romanzi, dal 1989 al 2020, Ken Follett frequenta ormai il Medioevo da trent’anni; il tempo necessario una volta per costruire una cattedrale. “È vero”, dice ridendo Follett con il suo solito buonumore. “Non troppo allora, almeno la mia saga non è durata quanto la Sagrada Familia, altrimenti sarei già morto". Ancora una volta ci tr…
Ritorno a Kingsbridge. Ken Follett torna al mondo che aveva iniziato a costruire ne I pilastri della Terra con un nuovo romanzo, il quarto, sulla città e il suo priorato. Nel romanzo, tre protagonisti principali, una nobildonna normanna, Ragna, un costruttore di barche, Edgar, e un monaco, Aldred, circondati da una costellazione di personaggi secondari, si confrontano con un folto gruppo di cattivi sullo sfondo oscuro dell'Alto Medioevo britannico e della minaccia dei vichinghi. Come è abituale in Follett, molte emozioni, molti sentimenti, molto sesso e molte pagine (930).
 
Con quattro romanzi, dal 1989 al 2020, Ken Follett frequenta ormai il Medioevo da trent’anni; il tempo necessario una volta per costruire una cattedrale. “È vero”, dice ridendo Follett con il suo solito buonumore. “Non troppo allora, almeno la mia saga non è durata quanto la Sagrada Familia, altrimenti sarei già morto". Ancora una volta ci troviamo nel Medioevo, in questo caso l'Alto Medioevo, un’epoca ancora più dura, in cui non avremmo voluto vivere, per non parlare del bagno una volta all'anno, della scarsità di libri e dell’uso praticamente inesistente di biancheria intima. “Non c'è dubbio, ma questo fa parte del suo fascino; ci piace leggere di persone che affrontano tante difficoltà, che sono sempre affamate e infreddolite e subiscono terribili violenze mentre noi siamo comodamente seduti su un divano, in una stanza riscaldata, dopo una buona cena, con un bicchiere di cognac in mano”.
 
Nel romanzo assistiamo a morti tremende (Edgar stesso, uomo normalmente pacato, si impadronisce dell’ascia di un vichingo e gli sfracella la testa), infanticidi, stupri, deflorazioni, malattie veneree, esecuzioni... Una pagina descrive come un prigioniero venga castrato con le cesoie prima che il boia lo accechi premendogli le dita sugli occhi. Te lo raccomando, l'Alto Medioevo! “Era veramente selvaggio, ma non dobbiamo dimenticare che al di là della nostra comoda esistenza in Gran Bretagna o in Europa, in alcuni luoghi del mondo succedono le stesse cose. La tortura esiste ancora, così come la mutilazione e la crudeltà nei confronti dei bambini”.
 
Un drakkar (una imbarcazione vichinga), in copertina, ci fa pensare che si tratti di un romanzo di vichinghi. In realtà, sono piuttosto secondari, rimangono in secondo piano, a parte l’incursione all'inizio (con alcune donne guerriere, tra l'altro) e la battaglia sulla spiaggia, e la breve menzione di Sweyn Barbaforcuta. “Sì, il loro ruolo nella storia è quello di essere una minaccia costante, incutevano molta paura, ma non sono spesso sulla scena del romanzo, solo un paio di volte. Tuttavia, tutti ne hanno paura. La verità è che non volevo scrivere un libro eccessivamente violento, sgradevole, e se si dà ai vichinghi un ruolo rilevante non si può sfuggire a quella violenza continua. Sono un buon elemento, attirano l’interesse, ma il pericolo è che condizionino la tua narrazione. È meglio tenerli lontani, in agguato. Follett confessa di non essere troppo interessato ai vichinghi. “Ho visto la serie Vikings, naturalmente. La gente pensa che i vichinghi siano attraenti, ma io non sono d'accordo. Il mio punto di vista è diverso. Erano un popolo di schiavisti, assassini e ladri, mi sembrano la mafia del loro tempo. Alcuni pensano che la mafia sia attraente, ma io no”.
 
Edgar è un artigiano, un costruttore di barche e all'inizio pensiamo che finirà col costruire un bellissimo drakkar. “In effetti, costruisce una piccola barca in stile vichingo, ma Edgar non è un guerriero, non è questa la sua funzione. Costruisce barche e altre cose, un canale, un ponte, una chiesa. È un uomo creativo, un costruttore”. Fu sera e fu mattino dimostra ancora una volta l'interesse, la passione di Ken Follett per l'artigianato, l'ingegneria e il fai da te. Da come costruire un traghetto fluviale a un arco a tutto sesto, passando per come si falsifica il denaro. “Penso che costruire sia sempre stato molto importante nella storia. C'è un costruttore in questo libro come in Mondo senza fine e ne I pilastri... I costruttori mi affascinano, hanno costruito l'Inghilterra, le case, i canali, i canali, i ponti, le chiese. La creazione di un Paese non è solo un fatto spirituale, c'è una parte materiale, fisica”.
 
Nel nuovo romanzo appaiono donne molto forti, Ragna, sua madre, la madre di Edgar, la madre del conte Wilf, Cwenburg, che sposa due uomini contemporaneamente... “Ragna deve lottare molto per essere potente e libera, non le viene data la libertà automaticamente. La verità è che la storia sostiene il tipo di personaggi femminili che descrivo, la possibilità che una donna fosse libera e potente in quell’epoca. Naturalmente si trattava di casi eccezionali, ma ci furono. Per Ragna mi sono basato in parte su Emma di Normandia (987-1052), che come lei venne in Inghilterra per sposarsi. Lo fece con il re Etelredo e poi con il suo successore, Canuto, il vichingo danese che conquistò il regno. Più tardi regnò il figlio che ebbe con Etelredo, Edoardo il Confessore. Emma fu al centro della politica dell'Inghilterra per decenni. E dimostra che un personaggio come la mia Ragna era possibile. Questo mi ha dato fiducia. Nella storia ci sono sempre stati uomini e donne che si sono ribellati al ruolo che sembravano condannati a svolgere, sono i più interessanti”.
 
C’è molto sesso in Fu sera e fu mattino, con alcune scene particolarmente forti. “C'è il sesso nelle mie storie perché la tensione emotiva esige uno sbocco fisico. È come in Anna Karenina, dove il conflitto interno si risolve con il suo gettarsi sui binari del treno. O in Rebecca, con Manderley divorata dalle fiamme. Quando due persone sono innamorate, una scena di sesso è lo sbocco naturale di quella tensione emotiva. È importante per il lettore: quando si è coinvolto in quella storia d'amore per centinaia di pagine, vuole goderne la consumazione. Sono ragioni veramente letterarie”. Va bene, ma a parte il sesso per amore, c'è molto altro di diverso profilo, compresa la fellatio di un vescovo. “Mille anni fa il sesso era usato quanto oggi come una forma di sopruso e di tortura, e gli uomini lo usavano come fanno ancora oggi, come espressione di potere. Anni fa ho intervistato diversi investigatori specializzati in crimini sessuali e tutti erano d'accordo sul fatto che lo stupro non è una questione di sesso, ma di potere”.
 
Se i Vichinghi rimangono molto sullo sfondo, non compare affatto la paura del millennio. È strano quando si tratta di un romanzo ambientato intorno all'anno 1000. “È vero, c'era chi pensava che quella data avrebbe visto la fine del mondo, io l'ho ignorato. Era un falso terrore, ovviamente, e farlo apparire significava introdurre nel romanzo un elemento deludente, creare aspettative su qualcosa che non sarebbe accaduto”.
 
Il romanzo mostra con esattezza quanto tempo ci sia voluto alla Chiesa per estendere il suo controllo sulla società. Vediamo come a quel tempo il matrimonio era fuori dalla sua giurisdizione. “La Chiesa era ancora debole, la sua influenza era principalmente morale, l'introduzione del cristianesimo in Inghilterra fu molto lenta. A quel tempo i vichinghi erano ancora pagani”. La dicotomia morale è molto esacerbata in Fu sera e fu mattino, con buoni molto buoni e cattivi molto cattivi. "Penso che ci siano persone buone e persone cattive. Siamo soliti vedere molte sfumature, soprattutto nella critica letteraria, e si dice che tutti siamo in parte buoni e in parte cattivi. Non credo che sia così. Nella vita reale ci sono persone molto cattive, e anche persone molto buone. Mi piace che nei miei romanzi il grande malvagio sia spregevole e il buono sia adorabile. Sono decisioni letterarie. In ogni caso, nei miei romanzi i buoni e i cattivi funzionano molto bene”. Follett preferisce i cattivi? “È molto più facile creare un malvagio, mi divertono di più, i buoni possono essere un po' noiosi”.
 
In Fu sera e fu mattino, Ken Follett fa l’archeologia della sua stessa creazione, descrivendo le origini di Kingsbridge nel villaggio di Dreng's Ferry. “È stato molto bello, sì, ho iniziato con I pilastri della Terra e poi sono tornato indietro chiedendomi che cosa fosse successo duecento anni prima. Mi sono divertito molto. Mi interessa soprattutto come si sia sviluppata la prosperità, come quel piccolo posto sia diventato col tempo una città fiorente. Questo processo mi sembra qualcosa di fondamentale. Abbiamo sofferto la fame e il freddo per la maggior parte della nostra storia, e trovo appassionante vedere da dove è uscita, da dove viene la ricchezza di cui godiamo oggi”.
 
Fu sera e fu mattino è un addio al Medioevo? “Non è un addio definitivo, forse un arrivederci. Non adesso, ma più avanti potrei benissimo tornarci. Sicuramente ci sarà un altro romanzo, e si svolgerà a Kingsbridge”. Molti di noi che amano La cruna dell’ago, Il codice Rebecca, Il volo del calabrone o Le gazze ladre vorrebbero che Follett tornasse alla seconda guerra mondiale. “È una possibilità, ma sono in molti a scrivere thriller ambientati in quel periodo, è molto di moda. In realtà, non credo che ci tornerò, anche se chissà, se trovassi una bella storia...”.
 
Parlando de Il codice Rebecca (1980), chiedo a Follett se non fu sorpreso nel vedere che dopo il suo romanzo uscì Il paziente inglese (1992) di Michael Ondaatje, una storia con tanti punti di contatto con la sua, anche se a Follett mancava il Conte Almásy: “Ho visto che l'ispirazione era la stessa e quando hanno dato un premio a Ondaatje e ci siamo incontrati, gli ho detto: ‘Ti rendi conto che Il paziente inglese si basa sulla stessa storia di spionaggio?’ Mi ha risposto di sì. I due romanzi hanno molte cose in comune, anche se uno è un thriller e l'altro un romanzo letterario in cui in realtà non succede nulla: il protagonista è sempre a letto”.
 
Follett riconosce che Il paziente inglese “era piuttosto buono come romanzo, con un'atmosfera potente, anche se non è il mio genere, non ha una trama particolarmente ricca”. Dice che gli piacque il film. “Lo vidi con Frederick Forsyth, e quando finì mi accorsi che dormiva”.
 
Ken Follett, che ha descritto la Peste Nera, che cosa può dirci sull'attuale pandemia? “Sono rimasto sorpreso nel vedere che molte delle misure che usiamo ora contro il Covid furono usate contro le epidemie nel XIV secolo. Le suore che si prendevano cura dei malati fecero delle maschere di lino per proteggersi e si lavavano spesso le mani, quando allora non c'era molta igiene. Il concetto stesso di quarantena fu inventato con la Peste Nera, che tra l'altro non scomparve, ma tornò per continuare a colpire l'umanità. Ce l'abbiamo a Londra ai tempi di Shakespeare; la gente se ne andava in campagna durante le epidemie. Suppongo che il Covid avrà un’evoluzione come altre malattie, anche se speriamo che la situazione migliori e si trovi una soluzione permanente”.
 
Pensa che la pandemia possa essere un antidoto alla Brexit? “No, non funziona così. Non credo che la lotta contro il virus ci abbia unito in Europa, anzi, al contrario: ognuno va per la sua strada. Non credo che la Brexit sarà frenata, non vedo questo effetto. Andremo avanti e fra trent’anni i nostri figli busseranno di nuovo alla porta dell'Europa per essere riammessi, e allora gli diranno di no”.
(Copyright El País/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Luis E. Moriones)