PARIGI - Nel paese di Voltaire, i negozi di ferramenta, le enoteche, i tabacchi restano aperti durante il nuovo lockdown. Non le librerie. In nome della lotta contro il Covid, la Francia sacrifica la straordinaria rete di librai che rappresentano un presidio di cultura quasi unico in Occidente. “Sono attività non essenziali” ha spiegato il premier Jean Castex, usando un'espressione da tecnocrate che ha fatto rabbrividire fior di intellettuali. Petizioni in rete, appelli alla disobbedienza civile, premi letterari sospesi per non dare un vantaggio al “nemico” Amazon. Ci sono librai, come Marie-Rose Guarniéri, che si stanno trasformando in eroi della nuova resistenza contro l'ottusità burocratica. Nella sua Librairie des Abbesses, Guarniéri ha accolto la sindaca di Parigi e il romanziere Sylvain Tesson venuti simbolicamente ad “riaccendere la fiamma” nel locale vicino a Montmartre. "In trentacinque anni di lavoro non ho mai visto una tale mobilitazione" osserva la libraia parigina che già durante il primo lockdown si era rifiutata di chiudere le porte.
Questa volta la serrata è più crudele perché il governo ha varato un confinement in versione più leggera. Le scuole continuano ad accogliere bambini e ragazzi. Molte deroghe sono state concesse per mantenere la vita economica. Fino all'ultimo Emmanuel Macron, il giovane presidente colto, sposato con una professoressa di letteratura, ha esitato. Nel mezzo di un'emergenza sanitaria più grave del previsto, il leader francese si è rassegnato a dare la priorità a chi chiedeva di limitare le eccezioni. E' un paradosso nel paese che ha inventato la cosiddetta "eccezione culturale", un meccanismo di sussidi e regole che protegge tutto il settore. Quarant'anni fa, la Francia aveva già approvato la legge sul "prezzo unico del libro" che tanti hanno sognato di copiare anche in Italia.
Il paragone europeo questa volta è sfavorevole alla famosa République des Lettres. Le librerie non sono state chiuse in altri paesi che organizzano nuovi lockdown, dal Belgio alla Svizzera, fino alle zone rosse in Italia. I premi Nobel Patrick Modiano e Jean-Marie Gustave Le Clézio si sono associati a una lettera aperta a Macron pubblicata su Le Monde: "Aprire tutte le librerie, come tutte le biblioteche - scrivono i firmatari - significa fare la scelta della cultura. È una scelta di civiltà". Il giornalista François Busnel, che presenta la popolare trasmissione 'La Grande librairie", ha lanciato una petizione che ha già raccolto oltre duecentomila firme. "Se siamo in guerra come ha dichiarato il presidente della Repubblica, perché privarci della migliore arma per lottare contro l'oscurantismo?" domanda polemicamente Busnel, riferendosi agli attacchi terroristi delle ultime settimane. L'intellettuale Erick Orsenna commenta indignato: "Chi decide cosa è essenziale? Chi dice che le enotoche e i tabaccai sono essenziali, ma non i libri?". Lo scrittore Philippe Claudel è ancora più radicale: "Librai, per favore disobbedite, affinché la cultura riprenda il posto che le spetta e l'ignoranza non uccida più di qualsiasi virus".
La serrata è un colpo durissimo nel periodo pre-natalizio in cui si concentra il settantacinque per cento delle vendite dell'anno. In solidarietà con i librai, è stato sospeso il premio Goncourt, il maggiore riconoscimento letteraio che avrebbe dovuto essere annunciato in questi giorni. Gli altri premi previsti, dall'Accadémie française al Renaudot, sono stati pure rinviati. Unica voce fuori dal coro, la giuria del Femina che ha deciso, tra non pochi commenti negativi, di ricompensare lo stesso il romanziere Serge Joncour per il suo Nature humaine.
Tanti librai, anche nella capitale, si stanno organizzando in un urgenza per offrire ai clienti il servizio del "click & collect" o le consegne a domicilio. Durante il primo lockdown solo 400 delle 3.300 librerie lo avevano utilizzato. Oggi sono quasi la metà del totale. Da maggio sono stati creati 250 siti di librerie e si sviluppano piattaforme alternative ad Amazon. "Stiamo assistendo a un'esplosione delle vendite online" racconta Guillaume Husson del Syndicat de la librairie française. "I lettori rispondono ai nostri appelli e ci sostegnono" osserva Husson prima di moderare l'entusiasmo: le vendite a distanza compensano solo un quinto delle perdite e la scelta virtuale impedisce gli incontri casuali tra gli scaffali che spesso favoriscono la scoperta di autori meno noti e di piccoli editori.
Imbarazzato dalla polemica, il governo ha prima chiuso i reparti libreria di grandi magazzini accusati di indebito vantaggio. Una mossa che non ha placato le critiche, anzi. La ministra della Cultura, Roselyne Bachelot, ha poi annunciato che il governo coprirà il costo dell'invio a domicilio di libri per tutta la durata del lockdown. Una misura che dovrebbe consentire di addebitare ai clienti solo il costo della spedizione alla tariffa minima legale, cioè un centesimo. Proprio come fa Amazon con i suoi clienti Prime. Una misura chiesta dai librai già prima dell'apparizione del Covid che comunque non viene giudicata sufficiente a scongiurare un crollo del settore. Mentre gli editori stanno pensando di sospendere molte delle strenne previste nelle prossime settimane, l'ultima speranza è la promessa di Macron di rivedere a metà mese la serrata. Se ci sarà qualche miglioramento nei dati sanitari, allora la famosa eccezione culturale potrà forse tornare.
Questa volta la serrata è più crudele perché il governo ha varato un confinement in versione più leggera. Le scuole continuano ad accogliere bambini e ragazzi. Molte deroghe sono state concesse per mantenere la vita economica. Fino all'ultimo Emmanuel Macron, il giovane presidente colto, sposato con una professoressa di letteratura, ha esitato. Nel mezzo di un'emergenza sanitaria più grave del previsto, il leader francese si è rassegnato a dare la priorità a chi chiedeva di limitare le eccezioni. E' un paradosso nel paese che ha inventato la cosiddetta "eccezione culturale", un meccanismo di sussidi e regole che protegge tutto il settore. Quarant'anni fa, la Francia aveva già approvato la legge sul "prezzo unico del libro" che tanti hanno sognato di copiare anche in Italia.
Il paragone europeo questa volta è sfavorevole alla famosa République des Lettres. Le librerie non sono state chiuse in altri paesi che organizzano nuovi lockdown, dal Belgio alla Svizzera, fino alle zone rosse in Italia. I premi Nobel Patrick Modiano e Jean-Marie Gustave Le Clézio si sono associati a una lettera aperta a Macron pubblicata su Le Monde: "Aprire tutte le librerie, come tutte le biblioteche - scrivono i firmatari - significa fare la scelta della cultura. È una scelta di civiltà". Il giornalista François Busnel, che presenta la popolare trasmissione 'La Grande librairie", ha lanciato una petizione che ha già raccolto oltre duecentomila firme. "Se siamo in guerra come ha dichiarato il presidente della Repubblica, perché privarci della migliore arma per lottare contro l'oscurantismo?" domanda polemicamente Busnel, riferendosi agli attacchi terroristi delle ultime settimane. L'intellettuale Erick Orsenna commenta indignato: "Chi decide cosa è essenziale? Chi dice che le enotoche e i tabaccai sono essenziali, ma non i libri?". Lo scrittore Philippe Claudel è ancora più radicale: "Librai, per favore disobbedite, affinché la cultura riprenda il posto che le spetta e l'ignoranza non uccida più di qualsiasi virus".
La serrata è un colpo durissimo nel periodo pre-natalizio in cui si concentra il settantacinque per cento delle vendite dell'anno. In solidarietà con i librai, è stato sospeso il premio Goncourt, il maggiore riconoscimento letteraio che avrebbe dovuto essere annunciato in questi giorni. Gli altri premi previsti, dall'Accadémie française al Renaudot, sono stati pure rinviati. Unica voce fuori dal coro, la giuria del Femina che ha deciso, tra non pochi commenti negativi, di ricompensare lo stesso il romanziere Serge Joncour per il suo Nature humaine.
Tanti librai, anche nella capitale, si stanno organizzando in un urgenza per offrire ai clienti il servizio del "click & collect" o le consegne a domicilio. Durante il primo lockdown solo 400 delle 3.300 librerie lo avevano utilizzato. Oggi sono quasi la metà del totale. Da maggio sono stati creati 250 siti di librerie e si sviluppano piattaforme alternative ad Amazon. "Stiamo assistendo a un'esplosione delle vendite online" racconta Guillaume Husson del Syndicat de la librairie française. "I lettori rispondono ai nostri appelli e ci sostegnono" osserva Husson prima di moderare l'entusiasmo: le vendite a distanza compensano solo un quinto delle perdite e la scelta virtuale impedisce gli incontri casuali tra gli scaffali che spesso favoriscono la scoperta di autori meno noti e di piccoli editori.
Imbarazzato dalla polemica, il governo ha prima chiuso i reparti libreria di grandi magazzini accusati di indebito vantaggio. Una mossa che non ha placato le critiche, anzi. La ministra della Cultura, Roselyne Bachelot, ha poi annunciato che il governo coprirà il costo dell'invio a domicilio di libri per tutta la durata del lockdown. Una misura che dovrebbe consentire di addebitare ai clienti solo il costo della spedizione alla tariffa minima legale, cioè un centesimo. Proprio come fa Amazon con i suoi clienti Prime. Una misura chiesta dai librai già prima dell'apparizione del Covid che comunque non viene giudicata sufficiente a scongiurare un crollo del settore. Mentre gli editori stanno pensando di sospendere molte delle strenne previste nelle prossime settimane, l'ultima speranza è la promessa di Macron di rivedere a metà mese la serrata. Se ci sarà qualche miglioramento nei dati sanitari, allora la famosa eccezione culturale potrà forse tornare.