“Tra le pieghe della storia”, con le immagini di Gennaro Vallifuoco, che da alcuni anni accompagnano i libri del maestro Roberto De Simone — che sono tra le più belle letture che possiamo augurarci di incontrare tra gli scaffali delle librerie — è una raccolta di scritti già editi o ripresi da volumi usciti tempo fa, scelti da Alessandro Pagliara, docente di Storia antica dell’Università di Parma, e intrecciati con una intervista e alcuni testi della musicologa Anita Pesce.
Il volume, pubblicato dall’editore romano Scienze e Lettere, è una lunga e articolata riflessione di De Simone sul proprio progetto artistico e sul suo sviluppo, con in filigrana le considerazioni esistenziali del maestro rispetto al contesto in cui ha operato per tanti anni. In linea con il suo stile, il volume intreccia racconti ed esperienze, approfondimenti su opere liriche e teatrali, composizioni in musica. All’interno del saggio anche una conversazione con l’antichista e musicista Pagliara, che tante opere di De Simone ha introdotto nel nord d’Italia, e l’intervista che Anita Pesce, che spesso ha collaborato con De Simone, gli ha fatto nel 2016.
L’indice è tematico e adopera alcuni argomenti- chiave che permettono a De Simone di ripercorrere quegli stessi argomenti su cui ha incentrato le proprie ricerche, da angolazioni diverse ( la Nuova Compagnia di Canto Popolare, il lavoro etnologico di Ernesto De Martino, il senso della musica, il culto dei morti, l’incontro con i medium, l’esoterismo, l’oralità e la scrittura). Quest’ultimo tema ha impegnato Roberto De Simone nel corso dell’intero lavoro che ha svolto negli anni, ma in parte la sintetizzò nel bellissimo volume “ Racconti e storie per i 12 giorni di Natale — Fiabe popolari della Campania” pubblicato nel 1987 come strenna, che “ fermava” nel tempo una serie di registrazioni che aveva effettuato da studioso sul campo tra il 1967 e il 1986. De Simone creò quella raccolta selezionando attentamente in Campania quel territorio dove esisteva « una cultura dell’immaginario collettivo non ancora totalmente disgregata».
In quella introduzione il maestro svelava il suo metodo, individuando narratori e cantatori “ alti”, che articolavano il racconto «con ritmi fluidi, ripetizioni dosate, pause e tempi notevolmente espressivi, successioni di immagini sapientemente collegate, caratterista, questa, di un’autentica tecnica del raccontare » . Questi stessi narratori di livello più alto presentavano un tasso di «personalizzazione del racconto, nonché di una teatralità narrativa, caratterizzata da ritmi, intonazioni evocative. sospensioni, iterazioni, e perfino di battute ironiche di commento agli avvenimenti narrati » . Dice, in quell’introduzione, De Simone una cosa molto importante: il racconto funziona meglio quando ha continuato a essere raccontato. La sua “vita” narrativa è stata conservata con l’uso, e soltanto in quel caso.
Il livello di narrazione di “ Tra le pieghe della storia” si sposta dinamicamente, oscillando dall’argomento nel suo senso più alto al singolo episodio, quasi aneddoto personale, che spiega comunque il metodo desimoniano. A proposito, ad esempio, della domanda posta dalla musicologa sul rapporto che si instaurava tra il De Simone ricercatore sul campo e le fonti delle sue stesse ricerche etnologiche, il maestro racconta che una volta regalò una bicicletta al figlio di una delle sue “voci” registrate.
I “narratori” avevano pur sempre una relazione di conoscenza e di fiducia con chi riportava le loro testimonianze, specie se lo faceva con l’attenzione e l’interesse che da sempre ha animato il maestro della “ Gatta Cenerentola”, che la fascinazione del racconto ha saputo recepire e l’ha trasmesso a tutti quelli che poi l’hanno ascoltato e letto e ancora lo fanno con piacere. Roberto De Simone, classe 1933, compositore, regista teatrale, studioso dell’espressività popolare in Campania, è esperto del “ Cunto de li cunti” di Basile. Il suo lavoro ha avvicinato un pubblico colto e vasto a musica e letteratura.
Il volume, pubblicato dall’editore romano Scienze e Lettere, è una lunga e articolata riflessione di De Simone sul proprio progetto artistico e sul suo sviluppo, con in filigrana le considerazioni esistenziali del maestro rispetto al contesto in cui ha operato per tanti anni. In linea con il suo stile, il volume intreccia racconti ed esperienze, approfondimenti su opere liriche e teatrali, composizioni in musica. All’interno del saggio anche una conversazione con l’antichista e musicista Pagliara, che tante opere di De Simone ha introdotto nel nord d’Italia, e l’intervista che Anita Pesce, che spesso ha collaborato con De Simone, gli ha fatto nel 2016.
L’indice è tematico e adopera alcuni argomenti- chiave che permettono a De Simone di ripercorrere quegli stessi argomenti su cui ha incentrato le proprie ricerche, da angolazioni diverse ( la Nuova Compagnia di Canto Popolare, il lavoro etnologico di Ernesto De Martino, il senso della musica, il culto dei morti, l’incontro con i medium, l’esoterismo, l’oralità e la scrittura). Quest’ultimo tema ha impegnato Roberto De Simone nel corso dell’intero lavoro che ha svolto negli anni, ma in parte la sintetizzò nel bellissimo volume “ Racconti e storie per i 12 giorni di Natale — Fiabe popolari della Campania” pubblicato nel 1987 come strenna, che “ fermava” nel tempo una serie di registrazioni che aveva effettuato da studioso sul campo tra il 1967 e il 1986. De Simone creò quella raccolta selezionando attentamente in Campania quel territorio dove esisteva « una cultura dell’immaginario collettivo non ancora totalmente disgregata».
In quella introduzione il maestro svelava il suo metodo, individuando narratori e cantatori “ alti”, che articolavano il racconto «con ritmi fluidi, ripetizioni dosate, pause e tempi notevolmente espressivi, successioni di immagini sapientemente collegate, caratterista, questa, di un’autentica tecnica del raccontare » . Questi stessi narratori di livello più alto presentavano un tasso di «personalizzazione del racconto, nonché di una teatralità narrativa, caratterizzata da ritmi, intonazioni evocative. sospensioni, iterazioni, e perfino di battute ironiche di commento agli avvenimenti narrati » . Dice, in quell’introduzione, De Simone una cosa molto importante: il racconto funziona meglio quando ha continuato a essere raccontato. La sua “vita” narrativa è stata conservata con l’uso, e soltanto in quel caso.
Il livello di narrazione di “ Tra le pieghe della storia” si sposta dinamicamente, oscillando dall’argomento nel suo senso più alto al singolo episodio, quasi aneddoto personale, che spiega comunque il metodo desimoniano. A proposito, ad esempio, della domanda posta dalla musicologa sul rapporto che si instaurava tra il De Simone ricercatore sul campo e le fonti delle sue stesse ricerche etnologiche, il maestro racconta che una volta regalò una bicicletta al figlio di una delle sue “voci” registrate.
I “narratori” avevano pur sempre una relazione di conoscenza e di fiducia con chi riportava le loro testimonianze, specie se lo faceva con l’attenzione e l’interesse che da sempre ha animato il maestro della “ Gatta Cenerentola”, che la fascinazione del racconto ha saputo recepire e l’ha trasmesso a tutti quelli che poi l’hanno ascoltato e letto e ancora lo fanno con piacere. Roberto De Simone, classe 1933, compositore, regista teatrale, studioso dell’espressività popolare in Campania, è esperto del “ Cunto de li cunti” di Basile. Il suo lavoro ha avvicinato un pubblico colto e vasto a musica e letteratura.