È l’acqua cattiva del 4 novembre 2011, quella dell’alluvione che si è portata via sei vite, la vera protagonista del nuovo romanzo di Sara Rattaro, Sul filo dell’acqua ( Solferino). Ed è l’acqua incessante, quel giorno che cambia le vite dei protagonisti, o almeno, che ha un riferimento con quanto accadrà loro: a partire da Chiara, la ragazza timida e incerta travolta sulla sua auto dalla piena, salvata da Enrico e Andrea, sommozzatori dei vigili del fuoco; Enrico perde la vita, ed è la vittima intorno alla quale, di fatto, ruota un romanzo che man mano coinvolgerà le storie anche di Anna, sua moglie, di Enea il padre di Chiara, e ancora Carlo, Angela, Giulia.
Otto persone diverse unite, senza saperlo, da un filo invisibile, un caso, un incontro che li fa diventare protagonisti di un’unica storia collettiva. Un romanzo " circolare", di fatto, che ritorna da dov’è partito. « Fa parte di un progetto di quattro libri sugli elementi terra, acqua, fuoco e aria interpretati da diversi scrittori: a me hanno chiesto di scrivere dell’acqua, e mi è venuta in mente un’alluvione, quella che di recente ha fatto più vittime. Ma non volevo parlare di quelle reali, anche per rispetto » spiega Rattaro, giunta ormai al quattordicesimo romanzo con un successo crescente. E quest’ultimo lavoro è anche un punto di riflessione sullo scrivere, sul raccontare. «Volevo che fosse un romanzo diverso, si distinguesse dagli altri; e volevo raccontare un po’ la mia città, non lo faccio mai e al quattordicesimo romanzo ho deciso di farlo. Noi genovesi di prove dure ne abbiamo avute tante, le alluvioni, il Ponte; e ce l’abbiamo fatta, nonostante tutto» .
L’ispirazione per le storie intrecciate, spiega ancora la scrittrice genovese, « mi è arrivata da una fiction, Modern Love, in cui ci sono sei- otto racconti apparentemente separati, che sul finale si incrociano. Per me è un po’ una novità e un po’ un ritorno al mio inizio; il mio primo libro, Sulla sedia sbagliata era un romanzo corale".
Sul filo dell’acqua è anche e soprattutto un romanzo di sentimenti che, sotto l’acqua battente o per ragione di questa, si spogliano delle loro esitazioni, si svelano. E il finale – in un reparto maternità – è comunque un modo di ben sperare, in questi tempi confusi, ammette Sara Rattaro. «Sappiamo bene che il vissero felici e contenti non esiste, ma alla fine poi va bene, ci sono le nascite, le scoperte, i rinnamoramenti. E da lì si potrebbe ripartire, spero che così si faccia » . Che ci possa essere un seguito per scoprire dove vanno a finire i destini dei vari protagonisti, al momento non è previsto ( « per ora il libro con Solferino resta un fatto isolato, il mio editore rimane Sperling & Kupfer», precisa la scrittrice), ma intanto restano due frasi su cui riflettere: che nel momento in cui si rompono gli argini, tutto cambia, e la dedica a Genova: " Siamo gente di mare, vittime dell’acqua, prudenti come rettili ma onesti come colombe". Una buona ripartenza.
Otto persone diverse unite, senza saperlo, da un filo invisibile, un caso, un incontro che li fa diventare protagonisti di un’unica storia collettiva. Un romanzo " circolare", di fatto, che ritorna da dov’è partito. « Fa parte di un progetto di quattro libri sugli elementi terra, acqua, fuoco e aria interpretati da diversi scrittori: a me hanno chiesto di scrivere dell’acqua, e mi è venuta in mente un’alluvione, quella che di recente ha fatto più vittime. Ma non volevo parlare di quelle reali, anche per rispetto » spiega Rattaro, giunta ormai al quattordicesimo romanzo con un successo crescente. E quest’ultimo lavoro è anche un punto di riflessione sullo scrivere, sul raccontare. «Volevo che fosse un romanzo diverso, si distinguesse dagli altri; e volevo raccontare un po’ la mia città, non lo faccio mai e al quattordicesimo romanzo ho deciso di farlo. Noi genovesi di prove dure ne abbiamo avute tante, le alluvioni, il Ponte; e ce l’abbiamo fatta, nonostante tutto» .
L’ispirazione per le storie intrecciate, spiega ancora la scrittrice genovese, « mi è arrivata da una fiction, Modern Love, in cui ci sono sei- otto racconti apparentemente separati, che sul finale si incrociano. Per me è un po’ una novità e un po’ un ritorno al mio inizio; il mio primo libro, Sulla sedia sbagliata era un romanzo corale".
Sul filo dell’acqua è anche e soprattutto un romanzo di sentimenti che, sotto l’acqua battente o per ragione di questa, si spogliano delle loro esitazioni, si svelano. E il finale – in un reparto maternità – è comunque un modo di ben sperare, in questi tempi confusi, ammette Sara Rattaro. «Sappiamo bene che il vissero felici e contenti non esiste, ma alla fine poi va bene, ci sono le nascite, le scoperte, i rinnamoramenti. E da lì si potrebbe ripartire, spero che così si faccia » . Che ci possa essere un seguito per scoprire dove vanno a finire i destini dei vari protagonisti, al momento non è previsto ( « per ora il libro con Solferino resta un fatto isolato, il mio editore rimane Sperling & Kupfer», precisa la scrittrice), ma intanto restano due frasi su cui riflettere: che nel momento in cui si rompono gli argini, tutto cambia, e la dedica a Genova: " Siamo gente di mare, vittime dell’acqua, prudenti come rettili ma onesti come colombe". Una buona ripartenza.