I cinghiali sono diventati nostri " concittadini", vista non solo la presenza quasi costante non solo sulle colline o sui greti dei torrenti, ma anche in contesti più decisamente urbani. Ma per Vera, la protagonista di Cinghiali in città, il nuovo libro della scrittrice genovese Emilia Marasco (edito da Il Canneto), il cinghiale diventa il simbolo delle paure che progressivamente la soffocano, fino a convincerla a chiudersi in casa, vivendo la vita da lontano, di fatto, anticipano quella che sarà poi, per tutti, l’esperienza del lockdown.
A scalfire questo autoisolamento dettato da una paura che ha tanti nomi e nessuno, la convivenza, all’inizio rifiutata, con Abel, un bambino proveniente dal Kenya che ha bisogno di cure: e che le permetterà di guardare più lucidamente alle sue paure, cinghiali compresi. Un romanzo che però, spiega Marasco, era stato pensato per altre crisi e incertezze: «L’ho scritto nel 2017- 2018, poi l’ho lasciato un po’ lì e nei mesi scorsi l’ho ripreso. L’idea era quella di scrivere una storia sul tema della crisi economica, ella generazione dei quasi quarantenni di fronte alla perdita di lavoro e riferimenti.
Poi è diventata anche un libro sull’ansia, la paura di non avere più una tua identità sociale, sentirti sicuro nella tua comunità: e se oltre alla crisi lavorativa perdi la tua rete affettiva nello stesso tempo, può crollare tutto. Così Vera, la donna che si trova tra questi due fuochi sviluppa una serie di ansie, si chiude in casa senza abbrutirsi ma lavorando da casa, questa tana scura con i suoi due gatti, uscendo solo la sera per buttare la spazzatura e la domenica per far visita in una Rsa alla madre malata di Alzheimer.
E questa fortezza in cui cerca di chiudersi si apre pian piano perché dall’esterno, anche magari controvoglia, la vita di fuori la richiama » . E poi il cinghiale: che peraltro a Genova, più che far paura sembra diventato per molti una selvatica mascotte…. «Il cinghiale diventa un simbolo — risponde Emilia Marasco — perché lei entra in questo loop di ansie e di paure: ha paura del centro storico dove abita e si sposta al Lagaccio, poi ha paura delle malattie, disinfetta ogni cosa… Sui giornali legge della calata dei cinghiali e la sua paura prende questa forma».
Peraltro, l’esperienza della pandemia, con il forzato abbandono di abitudini e consuetudini, può esserci utile: « Dobbiamo affinare la nostra capacità di scegliere, chi vedere, cosa fare, dove andare. Prima era tutto disponibile, adesso invece bisogna pensarci un po’ di più perché ogni situazione può presentare un rischio, devi decidere cosa ne vale la pena. Una limitazione, ma anche un’occasione di riflessione».
A scalfire questo autoisolamento dettato da una paura che ha tanti nomi e nessuno, la convivenza, all’inizio rifiutata, con Abel, un bambino proveniente dal Kenya che ha bisogno di cure: e che le permetterà di guardare più lucidamente alle sue paure, cinghiali compresi. Un romanzo che però, spiega Marasco, era stato pensato per altre crisi e incertezze: «L’ho scritto nel 2017- 2018, poi l’ho lasciato un po’ lì e nei mesi scorsi l’ho ripreso. L’idea era quella di scrivere una storia sul tema della crisi economica, ella generazione dei quasi quarantenni di fronte alla perdita di lavoro e riferimenti.
Poi è diventata anche un libro sull’ansia, la paura di non avere più una tua identità sociale, sentirti sicuro nella tua comunità: e se oltre alla crisi lavorativa perdi la tua rete affettiva nello stesso tempo, può crollare tutto. Così Vera, la donna che si trova tra questi due fuochi sviluppa una serie di ansie, si chiude in casa senza abbrutirsi ma lavorando da casa, questa tana scura con i suoi due gatti, uscendo solo la sera per buttare la spazzatura e la domenica per far visita in una Rsa alla madre malata di Alzheimer.
E questa fortezza in cui cerca di chiudersi si apre pian piano perché dall’esterno, anche magari controvoglia, la vita di fuori la richiama » . E poi il cinghiale: che peraltro a Genova, più che far paura sembra diventato per molti una selvatica mascotte…. «Il cinghiale diventa un simbolo — risponde Emilia Marasco — perché lei entra in questo loop di ansie e di paure: ha paura del centro storico dove abita e si sposta al Lagaccio, poi ha paura delle malattie, disinfetta ogni cosa… Sui giornali legge della calata dei cinghiali e la sua paura prende questa forma».
Peraltro, l’esperienza della pandemia, con il forzato abbandono di abitudini e consuetudini, può esserci utile: « Dobbiamo affinare la nostra capacità di scegliere, chi vedere, cosa fare, dove andare. Prima era tutto disponibile, adesso invece bisogna pensarci un po’ di più perché ogni situazione può presentare un rischio, devi decidere cosa ne vale la pena. Una limitazione, ma anche un’occasione di riflessione».