Una star del violino romantico, alla quale Milano assegnò per prima l’aura luccicante del musicista di grido. Tutto accadde in una fredda serata di ottobre del 1813, quando il 31enne Niccolò Paganini — abito nero, capelli lunghi e scarmigliati, l’imponente naso aquilino su un volto scarno, ossuto che di lì a poco sarebbe diventato un marchio in tutta Europa — tenne il suo debutto ufficiale al Teatro alla Scala. E armato di quello che lui, con roboante affetto chiamava «il mio cannone» iniziò a seminare in teatro dopo pochi istanti scene di giubilo, acclamazioni trionfali e pianti di commozione.
A raccontarlo senza partigianeria, visti i natali genovesi sia per lui che per il violinista-compositore ottocentesco, ci ha pensato il musicologo Danilo Prefumo, raffinato studioso paganiniano, da anni residente a Milano ( già fondatore dell’etichetta discografica Dymamic) di cui è appena uscita una corposa monografia: Paganini. La vita, le opere, il suo tempo ( 388 pagine, edita da Lim) che fa il punto anche con molti esempi musicali su quello che fu uno dei protagonisti assoluti dell’Ottocento europeo. V
alente chitarrista ( autodidatta anche per il violino, oltre che autore dalla sognante vena melodica) l’autore romantico iniziò da qui con le sue tournée a toccare i principali centri del continente, creando in assoluto la prima leggenda divistica in era moderna: basti pensare alle fiorenti capigliature à la Paganini diffuse in molti ambienti maschili, alle banconote da 5 fiorini coniate a Vienna (le fatidiche Paganinerl), persino ai dolci battezzati a suo nome. «Non ci sono dubbi, fu Milano a lanciare Paganini visto che il suo ingresso alla Scala si rivelò un tale avvenimento da decretare in poche settimane ben 12 repliche, di cui 8 solo al Teatro Carcano » racconta Prefumo. « E in pochi anni la leggenda iniziò a proliferare: Pietro Lichtenthal, autorevole critico dell’Allgemeine Musikalische Zeitung scrisse commenti entusiastici propagando la sua fama in terra anglo- tedesca, mentre Casa Ricordi stilò un contratto per la pubblicazione di tutte le sue opere strumentali: oltre ai 24 Capricci op. 1 uscirono dal 1820 due raccolte di Sonate e due di Quartetti con chitarra, mentre i Concerti usciranno postumi dopo la sua morte».
Fama portentosa la sua, alimentata nei teatri (celebre il suo duello vittorioso a colpi d’archetto con il rivale francese Lafont) più che nei salotti privati. «Altro che il demonismo e il presunto patto col diavolo, tirato sempre in ballo per giustificare la sua incandescente abilità sul violino: Paganini era poco mondano, frugale persino nel mangiare e dopo i concerti andava a letto presto » aggiunge il musicologo. « Con le donne aveva un rapporto problematico: non si sposò mai, ma visse con la cantante comasca Antonia Bianchi. Dalla relazione nacque un figlio (Achille) per il quale ottenne la legittima paternità solo dopo aver sborsato 2 mila scudi alla madre, per farselo riconoscere».
Ma il libro racconta anche di quando arrivò sul punto di sposare una ragazza napoletana, ancora minorenne, e si arrivò addirittura alle pubblicazioni davanti ad un notaio. Anche se alla fine la cosa sfumò, non si sa bene perché. Del resto il personaggio faceva discutere. Eretico peraltro, tanto che alla sua morte avvenuta a Nizza nel 1840, il vescovo ne vietò la sepoltura in terra consacrata. La sua risonanza mondiale comunque fu immensa, anche sul piano del costume popolare. Lui stesso nelle lettere si stupisce del merchandising legato alla sua immagine, un po’ come adesso capita con i personaggi di Guerre stellari. «Io lo studio da anni, ne sono molto affezionato. Pensi che per il compleanno di Paganini, ogni 27 ottobre invito gli amici e cucino il suo piatto preferito: ravioli di carne e formaggio, la cui ricetta autentica si ritrova in un manoscritto del ’ 39 depositato alla Library of Congress di Washington».
A raccontarlo senza partigianeria, visti i natali genovesi sia per lui che per il violinista-compositore ottocentesco, ci ha pensato il musicologo Danilo Prefumo, raffinato studioso paganiniano, da anni residente a Milano ( già fondatore dell’etichetta discografica Dymamic) di cui è appena uscita una corposa monografia: Paganini. La vita, le opere, il suo tempo ( 388 pagine, edita da Lim) che fa il punto anche con molti esempi musicali su quello che fu uno dei protagonisti assoluti dell’Ottocento europeo. V
alente chitarrista ( autodidatta anche per il violino, oltre che autore dalla sognante vena melodica) l’autore romantico iniziò da qui con le sue tournée a toccare i principali centri del continente, creando in assoluto la prima leggenda divistica in era moderna: basti pensare alle fiorenti capigliature à la Paganini diffuse in molti ambienti maschili, alle banconote da 5 fiorini coniate a Vienna (le fatidiche Paganinerl), persino ai dolci battezzati a suo nome. «Non ci sono dubbi, fu Milano a lanciare Paganini visto che il suo ingresso alla Scala si rivelò un tale avvenimento da decretare in poche settimane ben 12 repliche, di cui 8 solo al Teatro Carcano » racconta Prefumo. « E in pochi anni la leggenda iniziò a proliferare: Pietro Lichtenthal, autorevole critico dell’Allgemeine Musikalische Zeitung scrisse commenti entusiastici propagando la sua fama in terra anglo- tedesca, mentre Casa Ricordi stilò un contratto per la pubblicazione di tutte le sue opere strumentali: oltre ai 24 Capricci op. 1 uscirono dal 1820 due raccolte di Sonate e due di Quartetti con chitarra, mentre i Concerti usciranno postumi dopo la sua morte».
Fama portentosa la sua, alimentata nei teatri (celebre il suo duello vittorioso a colpi d’archetto con il rivale francese Lafont) più che nei salotti privati. «Altro che il demonismo e il presunto patto col diavolo, tirato sempre in ballo per giustificare la sua incandescente abilità sul violino: Paganini era poco mondano, frugale persino nel mangiare e dopo i concerti andava a letto presto » aggiunge il musicologo. « Con le donne aveva un rapporto problematico: non si sposò mai, ma visse con la cantante comasca Antonia Bianchi. Dalla relazione nacque un figlio (Achille) per il quale ottenne la legittima paternità solo dopo aver sborsato 2 mila scudi alla madre, per farselo riconoscere».
Ma il libro racconta anche di quando arrivò sul punto di sposare una ragazza napoletana, ancora minorenne, e si arrivò addirittura alle pubblicazioni davanti ad un notaio. Anche se alla fine la cosa sfumò, non si sa bene perché. Del resto il personaggio faceva discutere. Eretico peraltro, tanto che alla sua morte avvenuta a Nizza nel 1840, il vescovo ne vietò la sepoltura in terra consacrata. La sua risonanza mondiale comunque fu immensa, anche sul piano del costume popolare. Lui stesso nelle lettere si stupisce del merchandising legato alla sua immagine, un po’ come adesso capita con i personaggi di Guerre stellari. «Io lo studio da anni, ne sono molto affezionato. Pensi che per il compleanno di Paganini, ogni 27 ottobre invito gli amici e cucino il suo piatto preferito: ravioli di carne e formaggio, la cui ricetta autentica si ritrova in un manoscritto del ’ 39 depositato alla Library of Congress di Washington».