In uno scavo sull’isola di Pithekoussai, l’antica Ischia, l’immaginario archeologo Wilhelm Gottfried porta alla luce un testo scritto tra il 575 e il 399 avanti Cristo. S’intitola " Che cos’è la filosofia" e contiene aforismi scritti dai bambini del tempo. I quali si interrogano sui grandi temi che da sempre intrigano e disorientano l’umanità. È un escamotage letterario a suggerire al filosofo Raffaele Mirelli il volume "Scusa se non sono abbastanza. Storia e pratica filosofica portatile", edito da Castelvecchi: un po’ racconto e un po’ manuale di filosofia ( contano davvero, le etichette?), soprattutto un pretesto intrigante per proporre al lettore un percorso di esercizi di applicazione della filosofia pratica. L’obiettivo? Liberare i ragazzi dal piccolo mostriciattolo dell’ego.
E aiutare noialtri a resistere alle tentazioni dell’era della " doxa", l’opinione, che ostentiamo fieri ed orgogliosi senza tuttavia preoccuparci della verità. Perché il messaggio più diffuso nell’era dei social diviene la mediocrità. Se ne può sfuggire? La risposta arriva, insospettabilmente, dai ragazzi: perché gli aforismi disseminati nel volume, un " mare magnum" di pensieri illuminanti, arrivano per davvero da giovani filosofi, gli studenti dell’istituto comprensivo Baldino di Barano d’Ischia.
Dall’ambientalismo (" Il futuro ci riguarda, il mondo sta finendo e il domani dipende unicamente da noi: per questo dovremo cambiare tutti") al tempo (" Il tempo è una misura che viaggia"), passando per il dialogo, che resta la chiave di tutto ("Ascolta è importante, filosofia è rispettare qualcuno o qualcosa"): i pensieri dei bambini diventano, grazie alla sagacia dell’autore - anche direttore scientifico del Festival Internazionale di Filosofia di Ischia - un sottile filo rosso utile a costruire un impianto semplice ed efficace mettendo in campo, con il metodo socratico, anche influenze della scuola eleatica ed eraclitea. E provando ad abbattere quella resistenza che ancora accompagna l’intera disciplina filosofica verso la quale « spesso le persone nutrono una sorta di timore » .
Eppure, scrive Mirelli, « la nostra civiltà ha davvero bisogno della filosofia: del resto la pratichiamo ogni giorno quando scegliamo, quando amiamo, quando cerchiamo di sognare e di operare un miglioramento per la nostra comunità, quando ci interroghiamo sul senso della nostra esistenza » . Avvicinarla al grande pubblico può, dunque, costituire una sfida appassionante. Partendo da un’umile dichiarazione di limitatezza, sintetizzata dal titolo: siamo tutti umani, può bastare un virus a ricordarcelo. Oppure un millenario manoscritto immaginario, rinvenuto nel ventre di Ischia, a pochi metri dalla Coppa di Nestore.
E aiutare noialtri a resistere alle tentazioni dell’era della " doxa", l’opinione, che ostentiamo fieri ed orgogliosi senza tuttavia preoccuparci della verità. Perché il messaggio più diffuso nell’era dei social diviene la mediocrità. Se ne può sfuggire? La risposta arriva, insospettabilmente, dai ragazzi: perché gli aforismi disseminati nel volume, un " mare magnum" di pensieri illuminanti, arrivano per davvero da giovani filosofi, gli studenti dell’istituto comprensivo Baldino di Barano d’Ischia.
Dall’ambientalismo (" Il futuro ci riguarda, il mondo sta finendo e il domani dipende unicamente da noi: per questo dovremo cambiare tutti") al tempo (" Il tempo è una misura che viaggia"), passando per il dialogo, che resta la chiave di tutto ("Ascolta è importante, filosofia è rispettare qualcuno o qualcosa"): i pensieri dei bambini diventano, grazie alla sagacia dell’autore - anche direttore scientifico del Festival Internazionale di Filosofia di Ischia - un sottile filo rosso utile a costruire un impianto semplice ed efficace mettendo in campo, con il metodo socratico, anche influenze della scuola eleatica ed eraclitea. E provando ad abbattere quella resistenza che ancora accompagna l’intera disciplina filosofica verso la quale « spesso le persone nutrono una sorta di timore » .
Eppure, scrive Mirelli, « la nostra civiltà ha davvero bisogno della filosofia: del resto la pratichiamo ogni giorno quando scegliamo, quando amiamo, quando cerchiamo di sognare e di operare un miglioramento per la nostra comunità, quando ci interroghiamo sul senso della nostra esistenza » . Avvicinarla al grande pubblico può, dunque, costituire una sfida appassionante. Partendo da un’umile dichiarazione di limitatezza, sintetizzata dal titolo: siamo tutti umani, può bastare un virus a ricordarcelo. Oppure un millenario manoscritto immaginario, rinvenuto nel ventre di Ischia, a pochi metri dalla Coppa di Nestore.