Cultura

Il sociologo Castells: "Costruiamo il futuro senza avere nostalgia del mondo di ieri"

Manuel Castells 
Lo studioso e ministro spagnolo dell'Università interviene alla Biennale Tecnologia:
"La pandemia si batte con la solidarietà tra le nazioni"
2 minuti di lettura
Solo con una vera solidarietà tra i Paesi europei l'Europa, segnata dalla pandemia, si salverà ed esisterà anche nel nuovo mondo. È questa la previsione di Manuel Castells, sociologo spagnolo, professore universitario, ministro dell'Università, intervenuto con opinioni personali alla Biennale Tecnologia, organizzata dal Politecnico di Torino. Alle sue spalle, la bandiera dell'Unione Europea.

Il professore, classe 1942, autore tra l'altro della trilogia formata da La nascita della società in rete, Il potere delle identità e Volgere di millennio (Università Bocconi Editore) e de La città delle reti (Marsilio), non nega la difficoltà del momento. "Dopo anni d'irresponsabili tagli alla sanità pubblica, per inseguire la politica dell'austerità, siamo incapaci di affrontare questa emergenza sanitaria. Non abbiamo abbastanza risorse, non abbiamo abbastanza strutture, non abbiamo neanche una preparazione sufficiente. Abbiamo tagliato i fondi nel settore più importante" dichiara Castells, che invita l'Europa a non farsi distruggere dal Covid, anche dal punto di vista politico. Secondo il professore il virus aumenta il rischio che avanzino ulteriormente partiti di estrema destra e xenofobi e aumenta il pericolo che ci siano disordini sociali, mettendo a dura prova una Unione Europea che nelle prime fasi della pandemia si era mostrata incerta. "La solidarietà tra nazioni è una necessità. L'Europa deve rilanciare l'economia" aggiunge il sociologo, che sottolinea anche come la pandemia possa portare molti cittadini a non credere più nei governi, nei partiti politici, nei politici.

Cauto su vaccino e cure - "Abbiamo bisogno di scienza e di pazienza" dice - , l'intervento di Castells si concentra anche su "Oltre la nostalgia. Il mondo post pandemico", come da titolo dell'incontro. "Quello che saremo dipende da quello che facciamo ora" dichiara il professore, che non fa previsioni che otterrebbero facili consensi. "L'essere umano sopravviverà, ma adesso è impossibile dire quando, come e a quali costi" sostiene lo studioso, che però ha le idee chiare su cosa non fare: "Non bisogna provare nostalgia per il vecchio mondo, in cui vivevamo solo pochi mesi fa. La nostalgia non aiuterà la ricostruzione. Ogni forma di nostalgia dimentica le caratteristiche distruttive del mondo precedente. Gli esseri umani tendono a difendere se stessi dimenticando quello che è successo e cercando un rimedio per trovare una nuova speranza per un nuovo mondo".

Il guru della Rete sottolinea anche come una società globale basata su questo meccanismo si sia ritrovata a dovere interrompere le reti tra gli esseri umani, in presenza, mentre sia stata salvata dalla tecnologia. In cosa si tradurrà tutto questo, secondo Castells? Tra i cambiamenti che cita, che si riferiscono ai dilemmi del momento - il rapporto tra salute ed economia e tra salute e vita sociale nelle democrazie - , il sociologo si sofferma in particolare sulla crisi delle metropoli. Quelle concentrazioni di molte persone in poco spazio, come le definisce, che si stanno spopolando: se con lo smart working si può lavorare da qualsiasi posto del mondo, e lo stesso vale per lo studio con la didattica a distanza, perché restare in città inquinate e costose dov'è difficile crescere i propri figli? "Potremmo tanto tornare indietro, in merito a questo e ad altri fenomeni, pensiamo anche al crollo del turismo, ma anche no. Per le compagnie aeree si prospetta una crisi economica devastante" afferma Castells.

Ma non tutto è perduto. "Quando le persone passano attraverso questo tipo di esperienze, riscoprono il valore della vita, apprezzano la vita per quello che è, senza perdersi dietro falsi valori, materiali. Sono grate di essere vive e di potersi spostare liberamente. Apprezzano la famiglia e gli amici, la possibilità di bere qualcosa in compagnia all'aria aperta" conclude. "Solo il tempo ci dirà se come esseri umani avremo meritato questa seconda opportunità".