I Signori Omicidi sono marito e moglie, vivono in Svezia, hanno lo stesso nome - lui Alexander, lei Alexandra - e un'identica missione: sfornare bestseller decisamente cruenti dalla loro tranquilla casa al centro di Stoccolma, tra una lavatrice, uno stufato e una chiacchiera con le figlie. Romanzi più neri del nero scritti a quattro mani ma pubblicati con uno pseudonimo, Lars Kepler, conosciuto in tutto il mondo già da dieci anni. Cioè da quando il loro primo romanzo, L'ipnotista, scalò le classifiche di vendita. Adesso, milioni e milioni di copie dopo, lui, che di cognome fa Ahndoril, e lei, che invece si chiama Coelho (è di origine portoghese) sono collegati con Repubblica via Skype, in occasione dell'uscita per Longanesi de L'uomo dello specchio, nuova investigazione del poliziotto ricorrente Joona Linna. Che anche stavolta, di fronte al delitto in un parco giochi con vittima una ragazza scomparsa da anni, ricorre all'aiuto di Erik Maria Bark, alias l'ipnotista del libro di debutto. "Sono thriller dal ritmo veloce ma anche esplorazioni psicologiche sul lato oscuro dell'uomo", spiegano gli autori, allegri, simpatici e pieni di attenzioni reciproche. Vederli così sereni, in contrasto con le trame efferatissime che creano, fa uno strano effetto: come se da un momento all'altro dovesse apparire un cadavere in salotto.
Domanda inevitabile: come state vivendo la seconda ondata Covid?
Lei: "Certo non è un periodo facile, avevamo in programma grandi tour per questo romanzo: in America, da voi in Italia. Tutto cancellato".
Lui: "E noi comunque siamo fortunati, possiamo stare a casa e continuare a scrivere, mentre tanta gente ha perso o perderà il lavoro".
Condividete la politica anti lockdown del governo svedese?
Lei: "Qui ne discutiamo dall'inizio dell'emergenza. Ma il virus in questo momento è ovunque, non penso che possiamo sfuggirgli. Dobbiamo solo aspettare e sperare nel vaccino".
Nel frattempo, regalate ai fan una nuova avventura...
Lui: "È un'investigazione in cui Joona Linna ha bisogno di nuovo dell'ipnotista. Quando scriviamo un libro, partiamo sempre da un'idea di fondo. E questa era perfetta per un suo ritorno sulla scena".
Dunque prima di iniziare a scrivere avete già chiara la trama?
Lui: "Sempre: lavorando in due, è l'unico modo per sapere che ciascuno di noi porterà avanti la stessa storia!".
Quanto vi ha ispirato il fratello di Alexander, che davvero di mestiere ipnotizza la gente?
Lui: "Tanto, almeno nella preparazione del nostro primo libro. Poi abbiamo fatto anche molte ricerche per conto nostro. Ma ancora adesso, se ho un dubbio, so che posso chiedere a mio fratello".
Torniamo alla vostra bottega: cosa vi ha spinti a unire le forze?
Lui: "Ci amiamo".
Lei: "Eravamo già entrambi scrittori, ma la nostra è un'attività solitaria: poterne discutere a ogni passo con qualcuno è una grande risorsa".
Vivete insieme, crescete le vostre figlie insieme, lavorate insieme: non vi annoiate mai?
Lei: "No, anzi il nostro legame personale è migliorato da quando scriviamo a quattro mani".
Lui: "Nel nostro mestiere dobbiamo continuamente discutere, confrontarti. E penso non ci sia nulla di meglio che parlare, per tenere viva una relazione di coppia".
Lei: "E poi scrivendo dobbiamo per forza essere onesti l'uno con l'altro: sia qui che nella vita privata, l'unica ricetta è condividere".
Lui: "E noi condividiamo davvero tutto, con totale uguaglianza, anche nella gestione domestica. Lavare i panni, ad esempio. O la cucina".
Se siete così affiatati perché creare un alter ego, Lars Kepler, con tanto di biografia immaginaria?
Lui: "Perché scrivere insieme come abbiamo detto è bello, ma anche faticoso: avevamo bisogno di una terza "persona" che costituisse una sorta di zona franca tra noi due".
Lei: "In origine volevamo mantenere segreta la nostra identità, come Elena Ferrante. Ma dopo l'uscita de L'ipnotista in Svezia si è scatenata una caccia all'uomo e un giornalista ci ha beccati. La vostra Elena è stata più brava di noi a nascondersi".
E ora siete la coppia d'oro del thriller nordico, ad alto tasso di efferatezza...
Lei: "Però noi non rendiamo mai la violenza bella, o romantica, o cool: la facciamo emergere per com'è, in tutto il suo orrore. Cerchiamo di essere autentici. Le nostre atmosfere sono molto scure, ma c'è sempre un ottimismo di fondo: noi, e i lettori, sappiamo che alla fine Joona Linna risolverà il caso".
Le storie che raccontate sono lontane dal noir politico-sociale.
Lei: "Quando accade un crimine, è sempre in un certo senso un fallimento della società. Quindi il contesto socio-politico emerge comunque. I nostri libri poi sono molto contemporanei, raccontano il qui e ora: la narrativa d'altro genere non sempre lo fa".
Lui: "I nostri romanzi sono intrattenimento, ma la crime fiction, attraverso i casi che presenta, stimola sempre un dibattito su aspetti cruciali della società. Ad esempio, L'uomo dello specchio affronta il tema della salute mentale".
Il marchio di fabbrica della vostra ditta, però, è il serial killer. Che negli ultimi anni (voi esclusi) sembra diventato un cliché.
Lui: "È così. Spesso viene seguito un copione che volta dopo volta risulta meno interessante. Noi ci ispiriamo alla definizione di serial killer dell'Fbi: quella forza interiore che spinge a uccidere ancora. Su questo cerchiamo di andare a fondo, di spiegare cosa comporta un istinto del genere. È una ricerca molto eccitante per uno scrittore".
Lei: "L'errore è dipingere il serial killer a una dimensione. I cattivi, gli antagonisti, nei nostri libri sono complessi quanto i protagonisti: il cliché scatta quando il serial killer è solo un mostro".
In effetti i lettori di noir amano i cattivi ben disegnati come i vostri.
Lui: "Rompono tutte le regole, e questo ci affascina: in qualche modo sono liberi di fare ciò che vogliono".
Lei: "È inevitabile: ci piace giocare con il fuoco. E questo tipo di libri dà la possibilità di farlo. Di confrontarci con le nostre paure, ma in un ambiente sicuro. Senza rischi".
Meno male, allora: in salotto non apparirà nessun cadavere...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro
L'uomo dello specchio di Lars Kepler (Longanesi, traduzione di Andrea Berardini, pagg. 551, euro 22)
Domanda inevitabile: come state vivendo la seconda ondata Covid?
Lei: "Certo non è un periodo facile, avevamo in programma grandi tour per questo romanzo: in America, da voi in Italia. Tutto cancellato".
Lui: "E noi comunque siamo fortunati, possiamo stare a casa e continuare a scrivere, mentre tanta gente ha perso o perderà il lavoro".
Condividete la politica anti lockdown del governo svedese?
Lei: "Qui ne discutiamo dall'inizio dell'emergenza. Ma il virus in questo momento è ovunque, non penso che possiamo sfuggirgli. Dobbiamo solo aspettare e sperare nel vaccino".
Nel frattempo, regalate ai fan una nuova avventura...
Lui: "È un'investigazione in cui Joona Linna ha bisogno di nuovo dell'ipnotista. Quando scriviamo un libro, partiamo sempre da un'idea di fondo. E questa era perfetta per un suo ritorno sulla scena".
Dunque prima di iniziare a scrivere avete già chiara la trama?
Lui: "Sempre: lavorando in due, è l'unico modo per sapere che ciascuno di noi porterà avanti la stessa storia!".
Quanto vi ha ispirato il fratello di Alexander, che davvero di mestiere ipnotizza la gente?
Lui: "Tanto, almeno nella preparazione del nostro primo libro. Poi abbiamo fatto anche molte ricerche per conto nostro. Ma ancora adesso, se ho un dubbio, so che posso chiedere a mio fratello".
Torniamo alla vostra bottega: cosa vi ha spinti a unire le forze?
Lui: "Ci amiamo".
Lei: "Eravamo già entrambi scrittori, ma la nostra è un'attività solitaria: poterne discutere a ogni passo con qualcuno è una grande risorsa".
Vivete insieme, crescete le vostre figlie insieme, lavorate insieme: non vi annoiate mai?
Lei: "No, anzi il nostro legame personale è migliorato da quando scriviamo a quattro mani".
Lui: "Nel nostro mestiere dobbiamo continuamente discutere, confrontarti. E penso non ci sia nulla di meglio che parlare, per tenere viva una relazione di coppia".
Lei: "E poi scrivendo dobbiamo per forza essere onesti l'uno con l'altro: sia qui che nella vita privata, l'unica ricetta è condividere".
Lui: "E noi condividiamo davvero tutto, con totale uguaglianza, anche nella gestione domestica. Lavare i panni, ad esempio. O la cucina".
Se siete così affiatati perché creare un alter ego, Lars Kepler, con tanto di biografia immaginaria?
Lui: "Perché scrivere insieme come abbiamo detto è bello, ma anche faticoso: avevamo bisogno di una terza "persona" che costituisse una sorta di zona franca tra noi due".
Lei: "In origine volevamo mantenere segreta la nostra identità, come Elena Ferrante. Ma dopo l'uscita de L'ipnotista in Svezia si è scatenata una caccia all'uomo e un giornalista ci ha beccati. La vostra Elena è stata più brava di noi a nascondersi".
E ora siete la coppia d'oro del thriller nordico, ad alto tasso di efferatezza...
Lei: "Però noi non rendiamo mai la violenza bella, o romantica, o cool: la facciamo emergere per com'è, in tutto il suo orrore. Cerchiamo di essere autentici. Le nostre atmosfere sono molto scure, ma c'è sempre un ottimismo di fondo: noi, e i lettori, sappiamo che alla fine Joona Linna risolverà il caso".
Le storie che raccontate sono lontane dal noir politico-sociale.
Lei: "Quando accade un crimine, è sempre in un certo senso un fallimento della società. Quindi il contesto socio-politico emerge comunque. I nostri libri poi sono molto contemporanei, raccontano il qui e ora: la narrativa d'altro genere non sempre lo fa".
Lui: "I nostri romanzi sono intrattenimento, ma la crime fiction, attraverso i casi che presenta, stimola sempre un dibattito su aspetti cruciali della società. Ad esempio, L'uomo dello specchio affronta il tema della salute mentale".
Il marchio di fabbrica della vostra ditta, però, è il serial killer. Che negli ultimi anni (voi esclusi) sembra diventato un cliché.
Lui: "È così. Spesso viene seguito un copione che volta dopo volta risulta meno interessante. Noi ci ispiriamo alla definizione di serial killer dell'Fbi: quella forza interiore che spinge a uccidere ancora. Su questo cerchiamo di andare a fondo, di spiegare cosa comporta un istinto del genere. È una ricerca molto eccitante per uno scrittore".
Lei: "L'errore è dipingere il serial killer a una dimensione. I cattivi, gli antagonisti, nei nostri libri sono complessi quanto i protagonisti: il cliché scatta quando il serial killer è solo un mostro".
In effetti i lettori di noir amano i cattivi ben disegnati come i vostri.
Lui: "Rompono tutte le regole, e questo ci affascina: in qualche modo sono liberi di fare ciò che vogliono".
Lei: "È inevitabile: ci piace giocare con il fuoco. E questo tipo di libri dà la possibilità di farlo. Di confrontarci con le nostre paure, ma in un ambiente sicuro. Senza rischi".
Meno male, allora: in salotto non apparirà nessun cadavere...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro
L'uomo dello specchio di Lars Kepler (Longanesi, traduzione di Andrea Berardini, pagg. 551, euro 22)