Cultura

I segreti di Fabio, il “pennaio” di Firenze

Parla Moricci: “Così ridò vita alle stilografiche”
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In un dilagare di computer e digitale, c’è chi prova a custodire l’arte della scrittura a mano. È il caso di Fabio Moricci, che con la sua attività “Il Pennaio” a Firenze, vuole restituire la gloria all’oggetto principe della scrittura. Dentro il suo laboratorio, in via del Guarlone, pulsa l’arte antica del restauro per le penne stilografiche: ricambi, incisioni, ricerca di materiali originali, lucidatura. Il Pennaio offre assistenza a marchi di prestigio nel mondo, come la parte vintage di Montblanc, e al tempo stesso ai privati. Alla porta bussano infatti collezionisti con pezzi unici, ma soprattutto appassionati che utilizzano concretamente le penne. Perché non si tratta solo di gioielli da collezione, ma di veri strumenti d’espressione.

«C’è sempre la piacevolezza di vederle tornare a scrivere — racconta il titolare —. E alla fine è molta più la passione del business». Moricci dà grande importanza proprio all’usabilità. Perché le penne devono rimanere vive. E nel laboratorio trovano nuova linfa, indipendentemente dall’epoca o dal prezzo. Viene fatto ad esempio uno studio dei volumi e degli inchiostri: «Adeguiamo le vecchie penne agli inchiostri moderni, così che anche oggetti antichi possano essere di nuovo utilizzabili».

In via del Guarlone le persone, compresi i bambini, testano il tratto. La fluidità e scorrevolezza. Come una bacchetta magica da provare per sentirla propria, scriverebbe la Rowling. A sottolineare il valore della scrittura tradizionale è persino l’Accademia della Crusca: «Il recupero della scrittura a mano è un obiettivo importante, anzi importantissimo — ha detto recentemente lo storico della lingua italiana e filologo Rosario Coluccia —. Senza demonizzare pc, tablet e smartphone che devono affiancare, non sostituire. Accostiamoci al nuovo senza rinunciare al vecchio, è questa la sfida». Passato e presente possono insomma convivere. Proprio come da Il Pennaio, dove l’artigianalità non deve ingannare. Perché le tecniche negli anni si sono evolute.

Quando arriva una nuova penna, questa è esaminata con un microscopio elettronico per una prima analisi, viene fatto un lavaggio a ultrasuoni con temperatura controllata, poi smontata ed esaminata in ogni sua componente. «Siamo tutti figli del Rinascimento, però ci dobbiamo modernizzare — prosegue Moricci —. Noi restauriamo oggetti fatti a mano e anche di molti anni fa, ma sfruttando le ultime tecnologie, che sono necessarie per fare un buon lavoro. I restauri si devono vedere, altrimenti stiamo creando un falso. Però cerchiamo sempre di mantenere la qualità dell’oggetto utilizzando parti originali se sono disponibili». Grazie alle innovazioni attuali, viene curata ogni rifinitura. I colori riaffiorano. Il trattamento per la placcatura restituisce nuova luce. E tornano alla vista quei dettagli scomparsi nel tempo. «È come avere un violino con una corda allentata: rimettiamo la corda originale e accordiamo lo strumento. Così suonerà ancora».