Ogni genitore vorrebbe proteggere i figli dal presente, ma questi entrano in contatto con l’attualità comunque, che sia attraverso un murale commemorativo di un fatto di cronaca nel proprio quartiere o una conversazione origliata. E non rispondere alle domande fa più danni del raccontare la verità.
Così cinque ragazze italiane, quasi tutte ex allieve della scuola Holden, tra i 23 e i 28 anni, hanno realizzato una newsletter gratuita, Megabit, per spiegare le notizie ai bambini delle scuole primarie d’età tra gli 8 e gli 11.
“I figli sentono le preoccupazioni dei genitori”, dice Francesca Cicculli, 25enne romana tra le fondatrici del progetto assieme a Giulia Gaveglio, Clara Nazzareno, Francesca Parisi e Sabrina Quaranta. “A loro arrivano gli stessi contenuti di noi adulti. Quando abbiamo chiesto agli alunni di alcune classi se sapessero cosa stesse succedendo, loro erano al corrente di tutto, ma la risposta era sempre: ‘A casa noi sentiamo, però non ce lo spiegano’. Così non possono sviluppare un pensiero critico”.
Nel resto d’Europa, però, l’informazione per giovanissimi non viene trascurata. Tra gli esperimenti più riusciti c’è il periodico francese Mon Quotidien, rivolto alla fascia d’età che va dai 10 ai 13 anni, con tanto di versione Petit dai 6 anni. In Italia per ora c’è solo Kids, l’uscita mensile per i piccoli dell'Internazionale, e anche a scuola l’attualità si discute poco.
Megabit, che dalla Holden non ha ricevuto alcun finanziamento, doveva essere una gazzetta, ma la versione cartacea è stata accantonata per l’esplosione della pandemia. La newsletter però ne mantiene l’impostazione. Tra i temi trattati nelle prime edizioni, testate da insegnanti, genitori e classi per un centinaio di iscritti, ci sono il cambiamento climatico e poi, da marzo, la pandemia e il lockdown.
“Noi non nascondiamo niente ai bambini e ogni settimana scegliamo di raccontare un argomento che ha effetti sulla loro vita”, spiega Cicculli, “però ci arriviamo con una storia inventata, che anticipa e spiega il fatto di cronaca”.
“Avere dei personaggi di fantasia li aiuta a seguire le notizie”, dice Sabrina Quaranta, 26 anni, dalla provincia di Torino. “Quindi abbiamo immaginato due alieni, Mega e Bit, che studiano la Terra a distanza e hanno lo stesso sguardo esterno dei nostri lettori”. A queste due creature spetta il compito di farsi carico delle domande dei ragazzi: “La loro avventura è la metafora di quanto andremo a spiegare”.
Non c’è il rischio di confondere ancor più il lettore? “No, perché poi abbiamo una sezione che rivela cosa c’è di vero e cosa di inventato nella nostra storia. Si parte sempre da un bambino o da una bambina in difficoltà che chiede aiuto ai due alieni. Questi si comportano da reporter sul campo e spesso vivono sulla loro pelle le implicazioni del fatto di cronaca. Per la notizia del muro con il Messico, Mega e Bit si trovavano intrappolati ai lati opposti della frontiera. Quando abbiamo parlato del caso Cucchi, era la storia di una sorellina a cui veniva arrestato il fratello maggiore per possesso di droga. La piccola aveva molta paura, perché aveva visto un murale su Cucchi nel suo quartiere. I nostri personaggi non potevano liberare il fratello, però potevano spiegarle l’accaduto e al tempo stesso rassicurarla che non tutte le forze dell’ordine sono cattive”, dice Quaranta.
“Vogliamo sensibilizzare i genitori per spingerli a parlare con i bambini e andare oltre la risposta: ‘questo non è un argomento che ti riguarda’”, aggiunge Cicculli. “Si tende a pensare, ad esempio, che a una certa età non interessino cose come la crisi economica, ma i piccoli vogliono sapere come funziona il mondo in ogni suo aspetto. Non spiegare è peggio. È quanto è accaduto alla mia generazione con l’11 settembre (la diretta dell’attentato interruppe i programmi pomeridiani Rai della tv dei ragazzi, ndr). E da allora restano molti traumi”.
L’obiettivo di Megabit, raccontano le fondatrici, è diventare uno strumento didattico: “Vorremmo metterci a servizio di scuole e insegnanti e rientrare nello spazio dell’educazione alla cittadinanza, che adesso è tornata obbligatoria. Ogni sabato, poi, facciamo una rassegna stampa via mail con le tre notizie del giorno”.
Naturalmente, non è il bambino a dover avere la propria casella di posta e a iscriversi è sempre il genitore o l’insegnante, che dovrebbe accompagnare la lettura. Per ora si può richiedere Megabit dalla pagina Facebook e dal sito, dove possono essere recuperate le puntate precedenti.
“Il passaggio dalla fantasia alla notizia comunque è chiarito fin dall’inizio di ogni newsletter”, spiega Cicculli, “e ciò che non trova posto viene poi ripreso con approfondimenti, infografiche e altre attività. Ci concentriamo molto sulle soluzioni ai problemi, perché devono vedere che c’è un po’ di speranza: è l’altra parte della realtà. Ma non facciamo una morale. Anzi, ai bambini chiediamo: adesso che sapete come stanno le cose, voi cosa fareste?”.