Cultura

Ultim'ora

Esaltavano suprematisti e proponevano attentati, perquisiti 14 minori in tutta Italia

Whatsapp a una prof: "Aiuto, non ho futuro"

Giovanna Cosenza ha raccolto in un libro vent’anni di dialoghi con i suoi studenti, tra sconforti di sentirsi già vecchi e repentine ripartenze
2 minuti di lettura
Anna si è fermata, al primo anno della magistrale non riusciva più a studiare. Trovato un lavoro alla reception di un albergo, il dubbio è riemerso dopo: «Prof, che faccio? Mi rimetto a dare esami? Sono molto angosciata». «Sei giovanissima, hai 26 anni, concediti tempo prima di decidere ». Anna abbassa gli occhi, prende fiato: « Non è così, cerchi di capire prof: ho 26 anni. Sono vecchia».

Giovanna Cosenza, docente di Filosofia e teoria dei linguaggi a Scienze della comunicazione, allieva di Umberto Eco, a ottobre ha raggiunto il traguardo dei vent’anni di insegnamento nelle aule universitarie. E ha deciso di raccontarli con un libro: "Cerchi di capire, prof" (Enrico Damiani editore), dedicato ai suoi studenti tra i 18 e i 30 anni, all’incontro con loro. Chiedono aiuto per lo studio, si confidano, parlano di sé e del loro futuro, si sentono già vecchi a 26 anni, come Anna, o già falliti « a soli 29 anni » , confessa Paolo, « arresi a 30 » , come Giada che scrive: «Abbiamo capito che non c’è più niente da aspettare, che tenere duro, stringere i denti, resistere sono semplicemente una condizione di esistenza, perché il presente ha smesso di essere una preparazione del futuro».

Ma poi c’è Simona che ha deciso di partire: lei assegnista di ricerca, il suo compagno con un buon impiego stabile da statistico, due anni in giro per il mondo, « ma prof, vorrei fosse chiaro che non sono partita per disperazione, stavo bene a Bologna, volevo farlo » . E Loredana che invece tentennava, a partire con l’Erasmus in Germania, «prof, non trovo più il senso di farlo». «Parti. Va’», e lei che scrive di nuovo mesi dopo, « qui a Berlino mi sento viva » , e chissà se mai tornerà. Gli stage e il lavoro precario, tirocini « ai limiti della decenza», senza rimborsi spese e pochi che lo denunciano. Il Covid li ha portati alle lezioni a distanza e cosa è successo? La scoperta è che, tra un emoticon e un altro, si rivelano non più timidi. La prof si adegua, « ormai apro ogni mia lezione con un cuoricino», e i dialoghi sono esilaranti.

Chiede Giovanna Cosenza: « Perché in chat fate più domande che in aula? » . « Siamo cresciuti pane e social... Ahahahah... A volte io mando un whatsapp a uno che sta nella stessa stanza... In aula c’è più stress, la chat tranquillizza». «Mi pareva di essere alla mano, vi stresso in aula? » . «Noooo, lei non c’entra, prof, non vada in paranoia». E allora? «Abbiamo paura del confronto tra noi, sono i compagni a mettere ansia, troppa competizione, non è una bella cosa ma è così, troppi videogiochi da piccoli, ahahahah».

Ventenni. Nudi e crudi, raccontati senza stereotipi, senza cedere ai paternalismi e nemmeno al refrain: loro diversi da noi, non ci sono più i giovani di una volta. «Era importante per me proporre questo dialogo tra generazioni per far capire che ci sono somiglianze – spiega l’autrice –. Io stessa a 23 anni sono andata in crisi perché stavano arrivando i 25, ho raggiunto la stabilità a 38 anni, ho fondato una start-up quando ancora non si chiamavano così. Tutti tendono a definire i giovani per stereotipi, gli sdraiati, i choosy... e così facendo a discriminarli». Sono pure una minoranza: il 9,6% della popolazione ha tra i 15 e i 24 anni, « non riempiono Londra».

Nel libro non mancano le cifre che riportano alla realtà. Ma sono le voci degli universitari che scuotono, divertono, aprono un mondo che vale la pena ascoltare: «Il dialogo tra generazioni fa bene agli adulti – il messaggio della semiologia -, anche perché solo quello ci può salvare ».