Venezia, i tesori da scoprire della collezione Ligabue

Viaggio tra i saloni di Palazzo Erizzo, sul Canal Grande, che ospita una delle più grandi raccolte al mondo di arte mesopotamica e precolombiana. L'erede della Fondazione: "Così ci prepariamo al futuro"
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È spuntata all'improvviso dalle Teche Rai, trovando un varco nel tempo. "La mia più grande scoperta è stata la paternità. Questo è Inti, il suo nome significa sole. Gli auguro di vedere la bellezza della vita con gli stessi occhi con cui l'ho vista io". La voce è quella del noto paleontologo Giancarlo Ligabue, mancato nel 2015, e quel bambino oggi è un uomo di 39 anni. Quando Inti Ligabue ha sentito l'intervista, trovata dall'amico Adriano Favaro, l'emozione è stata fortissima. "So di essere privilegiato. Cerco di condividere la bellezza e di renderla accessibile a tutti" racconta il presidente e ad del Gruppo Ligabue Catering che a 16 anni ha perso la mamma boliviana Silvia. "La vita ti toglie e ti dà. Nulla è scontato".

Siamo a Palazzo Erizzo sul Canal Grande, sede della Fondazione Ligabue: un patrimonio culturale di 3000 oggetti con le più importanti collezioni di arte mesopotamica e precolombiana in Italia, 5000 volumi, 65 mila diapositive a cui si aggiunge il Centro Studi fondato nel 1973. La collezione del padre include anche archeologia classica ed etnografica e sta crescendo con opere di arte moderna contemporanea e pittura veneziana acquistate da Inti Ligabue come Vedova, Giuseppe Santomaso, Piranesi e Jacopo Amigoni, ma anche Vera Lutter e Giorgio Andreotta Calò.

"Ho iniziato nel 2004 a sistemare l'archivio di mio padre per conoscere meglio il suo lavoro e mi sono innamorato del percorso degli oggetti che catalogavo" racconta Ligabue, spiegando anche cosa ne pensa del dibattito sui beni trafugati. "È giusto restituire quanto preso illegalmente e contrastare gli scavi illeciti, ma se si acquista rispettando le norme e la convenzione Unesco del 1970, come noi abbiamo sempre fatto, si permette al sapere di circolare e si dà spesso voce a storie che rimarrebbero mute". Cresciuto circondato da figure del calibro di Piero e Alberto Angela e dello scopritore di Lucy Donald Johanson, Ligabue ha già realizzato diverse mostre: dall'origine della scrittura (tra i pezzi forti la tavoletta mesopotamica del IV millennio a.C. con ideogrammi che rappresentano la consegna di giare di orzo) a quella dei primi idoli con la celebre Venere Ligabue che spianò gli studi nell'area Battriana. I

l cordone ombelicale con il passato si è staccato quando l'imprenditore ha iniziato a percorrere la sua strada, creando scambi e prestiti con molte altre istituzioni. A ottobre 2021 si inaugura a Palazzo Franchetti Potere e Prestigio, a cura di Steven Hooper, che segna un passo in avanti della Fondazione. Per la prima volta una mostra è infatti coprodotta con un'istituzione internazionale, in questo caso il Museo di Quai Branly. "I bastoni sono prima di tutto status symbol, oggetti di divinità e di scambio" spiega l'economista, ora iscritto a Filosofia a Ca' Foscari "Su 140 esposti dieci sono della Fondazione, come l'U'U delle Isole Marchesi appartenuto a Helena Rubinstein".

Palazzo Erizzo, prossimamente aperto per visite guidate, è anche la dimora di Ligabue che qui custodisce gli oggetti a lui più cari, come l'amigdala di quarzite trovata a sei anni a Olduvai o la maschera Teotihuacan, un tempo di Paul Matisse. "Ha un'espressione che sembra attraversare i secoli, potrebbe provenire da ogni luogo". In ogni sala, pur provenendo da epoche diverse, le opere dialogano. "Cerco un unico linguaggio che è quello dell'umanità" racconta "Bisogna togliere la polvere del tempo e guardare gli oggetti antichi come contemporanei perché raccontano gli stessi impulsi dell'uomo attuale". La Fondazione si sta già preparando nel 2022 a De visi mostruosi. Caricature da Leonardo a Tiepolo con disegni inediti acquistati da Ligabue e nel 2023 ad Animal Art. Il percorso per rendere accessibile la bellezza continua. All'orizzonte si intravede un centro culturale modello Sainsbury collegato agli atenei e alla multidisciplinarietà. A Venezia. "Non potrei vivere in un altro luogo se non qui. La città aperta da sempre al mondo".