Un’insegnante peruviana si è iscritta per il corso "Educare alla lettura" e ora segue le lezioni dal suo Paese. Altre due docenti sono collegate da Mosca. Sono arrivate tremila adesioni in pochi giorni da quando è stata pubblicizzata l’iniziativa, tanto che per tutti gli altri insegnanti che hanno scritto è stata inventata la partecipazione come uditori.
Riserva imprevedibili e assai gradite sorprese Vita Nova, questa edizione ibrida del Salone del Libro di Torino. Una potenzialità enorme, visto che con il digitale i confini si abbattono aprendo finestre in tutto il mondo. La scuola e il Salone del Libro hanno da sempre un legame strettissimo e la versione online di quest’anno non ha ridotto l’intensità di quel rapporto. Lo si è visto nel giorno di apertura, quando a seguire la lezione di Roberto Saviano sull’antitesi apparente fra Nord e Sud si sono collegate 200 scuole da tutta Italia, 4mila studenti, migliaia di case dove si sono accesi i computer. Venti minuti di lezione, un’ora di domande degli studenti raccolte dai docenti che si sono iscritti alla piattaforma Sal-To+ e hanno potuto interagire per comunicare allo scrittore le curiosità dei loro ragazzi, che da casa hanno ascoltato le risposte.
C’è poi "Educare alla lettura", un corso di formazione per docenti e bibliotecari che, come si è detto, ha avuto un grande successo. Il Salone del Libro lo ha organizzato con il Centro per il libro e la Lettura in collaborazione con Aib, l’Associazione italiana biblioteche: sei appuntamenti dal 3 al 16 dicembre per approfondire competenze nell’ambito della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza e per formare giovani lettori.
Sei occasioni di dialogo con autrici e autori italiani e stranieri. Si parte con la neuroscienziata Maryanne Woolf con un viaggio dentro il cervello che legge, per chiudere con Federico Batini con una lezione sui benefici della lettura ad alta voce a scuola. Moderano Fabio Geda e Eros Miari, i due consulenti del Salone per la sezione dedicata ai ragazzi. Visto come sta andando, Geda è convinto che l’edizione del 2021 non potrà non tenerne conto: «Non vediamo l’ora di tornare alla nostra fiera piena di gente, ma il digitale dovrà necessariamente restare. L’adesione e la grande partecipazione di questi giorni ci ha rafforzato nella certezza che il marchio del Salone di Torino ha una forza e autorevolezza che ci permette di raggiungere migliaia di persone in ogni angolo del mondo».
Riserva imprevedibili e assai gradite sorprese Vita Nova, questa edizione ibrida del Salone del Libro di Torino. Una potenzialità enorme, visto che con il digitale i confini si abbattono aprendo finestre in tutto il mondo. La scuola e il Salone del Libro hanno da sempre un legame strettissimo e la versione online di quest’anno non ha ridotto l’intensità di quel rapporto. Lo si è visto nel giorno di apertura, quando a seguire la lezione di Roberto Saviano sull’antitesi apparente fra Nord e Sud si sono collegate 200 scuole da tutta Italia, 4mila studenti, migliaia di case dove si sono accesi i computer. Venti minuti di lezione, un’ora di domande degli studenti raccolte dai docenti che si sono iscritti alla piattaforma Sal-To+ e hanno potuto interagire per comunicare allo scrittore le curiosità dei loro ragazzi, che da casa hanno ascoltato le risposte.
C’è poi "Educare alla lettura", un corso di formazione per docenti e bibliotecari che, come si è detto, ha avuto un grande successo. Il Salone del Libro lo ha organizzato con il Centro per il libro e la Lettura in collaborazione con Aib, l’Associazione italiana biblioteche: sei appuntamenti dal 3 al 16 dicembre per approfondire competenze nell’ambito della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza e per formare giovani lettori.
Sei occasioni di dialogo con autrici e autori italiani e stranieri. Si parte con la neuroscienziata Maryanne Woolf con un viaggio dentro il cervello che legge, per chiudere con Federico Batini con una lezione sui benefici della lettura ad alta voce a scuola. Moderano Fabio Geda e Eros Miari, i due consulenti del Salone per la sezione dedicata ai ragazzi. Visto come sta andando, Geda è convinto che l’edizione del 2021 non potrà non tenerne conto: «Non vediamo l’ora di tornare alla nostra fiera piena di gente, ma il digitale dovrà necessariamente restare. L’adesione e la grande partecipazione di questi giorni ci ha rafforzato nella certezza che il marchio del Salone di Torino ha una forza e autorevolezza che ci permette di raggiungere migliaia di persone in ogni angolo del mondo».