Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi e? non leggerli.
Iosif Brodskij
Dall’inizio degli anni 2000 la percentuale dei titoli tradotti in Italia tende costantemente a calare. La prima conseguenza e? un ovvio impoverimento della cultura. Tradurre significa conoscere, dialogare, scambiare e far circolare idee e stili di vita: niente come una traduzione aiuta a comunicare, cioè a rendere comuni, e dunque di tutti, differenze e similitudini, stimolando la crescita culturale e civile dei popoli. Come osserva Olga Tokarczuk (Nobel per la letteratura 2018), leggere gli autori stranieri è un vaccino contro le visioni del mondo precostituite e strumentali.
Ma la traduzione incide spesso in modo cospicuo sul prezzo del libro e per alcuni editori e? un capitolo di spesa da tagliare. In tale contesto i traduttori italiani – già privi di tutele e, con i loro 15.000 euro lordi di reddito medio annuo, fra i meno pagati d’Europa – vedono peggiorare drasticamente la propria condizione e svalutare le competenze necessarie al mestiere: una tendenza che penalizza la qualità e condanna a un declino dei saperi al quale e? urgente porre un argine.
E? dunque per proporre opere meritevoli provenienti da ogni parte del mondo in traduzioni di pari valore che chiediamo di seguire l’esempio di altri Paesi europei con l’istituzione di un fondo nazionale a sostegno dei traduttori editoriali verso l’italiano, incoraggiando così gli editori a pubblicare libri che esulino dalle strette logiche del mercato e incentivando l’adozione di buone pratiche in riconoscimento della dignità del lavoro dei traduttori, riconoscimento che non può prescindere da compensi e contratti equi.
E? inoltre necessario investire sulla formazione sia di base sia permanente con laboratori e borse di studio, di lavoro e di ricerca che favoriscano il confronto, lo scambio e l’aggiornamento costante in Italia e all’estero. Occorre infine moltiplicare e potenziare spazi come le residenze per i traduttori, fondamentali luoghi di studio e di incontro fra chi scrive, chi traduce e chi legge.
Per tutte queste ragioni proponiamo quindi di istituire un fondo strutturale per la traduzione e la formazione sul modello del Deutscher Übersetzerfonds (fondo traduttori tedesco), finanziato congiuntamente dai ministeri della Cultura e degli Esteri con la partecipazione di fondazioni private, ed erogato direttamente ai traduttori e alle loro associazioni.
Iosif Brodskij
Dall’inizio degli anni 2000 la percentuale dei titoli tradotti in Italia tende costantemente a calare. La prima conseguenza e? un ovvio impoverimento della cultura. Tradurre significa conoscere, dialogare, scambiare e far circolare idee e stili di vita: niente come una traduzione aiuta a comunicare, cioè a rendere comuni, e dunque di tutti, differenze e similitudini, stimolando la crescita culturale e civile dei popoli. Come osserva Olga Tokarczuk (Nobel per la letteratura 2018), leggere gli autori stranieri è un vaccino contro le visioni del mondo precostituite e strumentali.
Ma la traduzione incide spesso in modo cospicuo sul prezzo del libro e per alcuni editori e? un capitolo di spesa da tagliare. In tale contesto i traduttori italiani – già privi di tutele e, con i loro 15.000 euro lordi di reddito medio annuo, fra i meno pagati d’Europa – vedono peggiorare drasticamente la propria condizione e svalutare le competenze necessarie al mestiere: una tendenza che penalizza la qualità e condanna a un declino dei saperi al quale e? urgente porre un argine.
E? dunque per proporre opere meritevoli provenienti da ogni parte del mondo in traduzioni di pari valore che chiediamo di seguire l’esempio di altri Paesi europei con l’istituzione di un fondo nazionale a sostegno dei traduttori editoriali verso l’italiano, incoraggiando così gli editori a pubblicare libri che esulino dalle strette logiche del mercato e incentivando l’adozione di buone pratiche in riconoscimento della dignità del lavoro dei traduttori, riconoscimento che non può prescindere da compensi e contratti equi.
E? inoltre necessario investire sulla formazione sia di base sia permanente con laboratori e borse di studio, di lavoro e di ricerca che favoriscano il confronto, lo scambio e l’aggiornamento costante in Italia e all’estero. Occorre infine moltiplicare e potenziare spazi come le residenze per i traduttori, fondamentali luoghi di studio e di incontro fra chi scrive, chi traduce e chi legge.
Per tutte queste ragioni proponiamo quindi di istituire un fondo strutturale per la traduzione e la formazione sul modello del Deutscher Übersetzerfonds (fondo traduttori tedesco), finanziato congiuntamente dai ministeri della Cultura e degli Esteri con la partecipazione di fondazioni private, ed erogato direttamente ai traduttori e alle loro associazioni.