Cultura

L'ultimo segreto di Thomas Becket

L'uccisione di Becket in una miniatura medievale
L'uccisione di Becket in una miniatura medievale 
Il "Little book" appartenuto al religioso conterrebbe misteri mai svelati sull'arcivescovo ucciso nella cattedrale di Canterbury nel 1170. Un gruppo di studiosi britannici è sulle tracce del giallo storico
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LONDRA - Di Thomas Becket, santo e martire della Chiesa cattolica e d'Inghilterra, si è scritto di tutto nei secoli. Ma c'è ancora qualcosa, anzi un "Little book" che tormenta gli studiosi. Un "libretto" che potrebbe celare nuovi segreti dell'Arcivescovo di Canterbury forse più famoso della storia, assassinato nel 1170 su mandato di Enrico II nel transetto nord-occidentale dell'omonima e maestosa cattedrale del Kent, davanti a quell'altare moderno dove da secoli si accalcano pellegrini e dove inciso nel pavimento di marmo c'è la scritta scarlatta "Thomas Becket".

Ora la Bbc è tornata su uno dei misteri, o forse l'ultimo mistero, che circonda ancora oggi Becket, a quasi nove secoli dall'assassinio per mano di quattro cavalieri aizzati da Enrico II che non sopportava più quell'arcivescovo ed ex amico per la sua costante opposizione alle riforme del sovrano, inclusa la riduzione dei privilegi ecclesiastici e dell'influenza della lobby religiosa, per cui il re contava - a torto - su Becket. Quell'ultimo mistero è appunto il "libretto", o "codicella", come lo chiama Anne Josephine Duggan, professoressa di storia medievale del King's College a Londra.

Sul "libretto" ancora oggi ci sono le più varie speculazioni, e perciò un altro illustre studioso di Becket, ossia Christopher de Hamel, bibliotecario all'università di Cambridge, ha scritto sul tema un libro pubblicato qualche mese fa in Inghilterra. Più che sul contenuto del "little book", un salterio di salmi dell'XI secolo, ciò che intriga sono le iscrizioni su di esso, alcune delle quali andate perdute. Ma anche il valore stesso per Becket di questo "Little book" poco considerato nei secoli scorsi. E che invece, per De Hamel, corrisponde all'"Ultima reliquia di Thomas Becket", tra l'altro proprio il sottotitolo della sua ultima opera "Quel libro nella cattedrale".

Di questo salterio, come ricorda la tv di Stato britannica, Becket ne parla addirittura nel suo esilio in Francia, dopo esser scappato dalle prigioni di Nottingham, come una delle cose cui tiene di più. Tanto che dice al suo studente e biografo Herbert of Bosham di fargli avere alla Abbazia di St Bertin, vicino Calais dove si era rifugiato, denaro ma anche il "libretto" in questione di salmi. Perché? Secondo De Hamel, questo "little book" sarebbe stato così importante per Becket che se lo portava anche a letto, pare, e addirittura lo avrebbe avuto in mano quella notte del 29 dicembre 1170, quando fu assassinato. Ma perché?

Non è chiaro. Ma una cosa è certa: i contemporanei di Becket sapevano quanto l'arcivescovo tenesse a quel "little book". Tanto che - ed è da qui che parte la ricerca di De Hamel - in un inventario del 1321, si parla di "un libretto di salmi rilegato di San Thomas, argentato e decorato da gioielli". È proprio il salterio di Tommaso Becket. Ma perché non era citato nell'elenco dei libri e manoscritti della cattedrale, come hanno rinfacciato altri studiosi? Il motivo è semplice, secondo De Hamel: quel libretto forse era considerato così importante da essere considerato una reliquia e non a caso viene citato e conservato proprio nel reliquiario dedicato al santo Thomas Becket, prima delle distruzioni dello scismatico Enrico VIII.

Non solo. In una delle ultime pagine del libretto c'è una iscrizione aggiunta circa 500 anni fa in cui si dice che "appartenesse un tempo a N". Ma chi sarà mai questo misterioso "N"? Secondo De Hamel sarebbe un errore di trascrizione di una sorta di dittongo delle lettere A ed E, che starebbero per Aelfric (Alfrigo in italiano) e Aelfheah, più noto come Alphege (Elfego in italiano), anche loro arcivescovi di Canterbury (ancora oggi capo della Chiesa d'Inghilterra) e precedessori di Thomas Becket. Questo collimerebbe addirittura con l'assassinio di quest'ultimo, perché Becket il sermone di Natale 1170, quattro giorni prima di morire, lo dedica proprio ad Elfego, poi canonizzato da Gregorio VII. E secondo i testimoni dell'epoca, in punto di morte Becket, affida la sua anima proprio ad Elfego.

Nella biografia di Becket a cura del suo fedele Herbert of Bosham, inoltre, questi racconta come l'allora arcivescovo gli avesse chiesto "di prendersi cura soprattutto di quel libretto". Nonostante, secondo il suo stesso biografo Becket "fosse indifferente agli oggetti posseduti, ad eccezione di quel libretto". Un mistero che attende ancora risposte.