Lo scopo di mettere in discussione alcune false certezze è quello che si prefigge Annalisa Stancanelli, scrittrice e saggista siracusana, in “Forse non tutti sanno che Caravaggio” ( Newton Compton). Si tratta di un ritratto storico e di un viaggio esistenziale, dalla Milano natia, alla Roma papale e alla Napoli sfarzosa e miserabile, fin giù alla Malta delle illusioni disilluse e alla Sicilia di un ultimo guizzo artistico e vitale. Insomma, come recita l’invitante sottotitolo, “ La vita di un genio: tra arte, avventura e mistero”.
Non che tutti i misteri vengano risolti. Alcuni restano tali, a partire da quello della morte . I misteri dell’uomo e dell’artista si intrecciano peraltro con quelli relativi alle sue opere e alla loro sorte, spesso infausta. Stancanelli, se talora deve arrendersi di fronte alla tenace resistenza di certi interrogativi rimasti ancora senza una risposta, non cessa mai di manifestare un sano ottimismo nei confronti di certe casuali scoperte che hanno un che di miracoloso.
Di simili fantasie si è alimentato un ricco filone dell’immaginario collettivo: un vasto genere, tra narrativa e saggistica, che ben conoscono, per esempio, gli appassionati palermitani che tuttora si struggono di nostalgia per la Natività trafugata dall’Oratorio di San Lorenzo e precipitata ( forse irredimibilmente) nell’eterno buco nero mafiologico. A tale questione, Stancanelli dedica alcune pagine in un capitolo sulle tappe di Caravaggio in Sicilia.
Fin quasi dagli esordi, la carriera artistica di Caravaggio si muove sotto il segno fatidico della Sicilia. A Roma, dove giunge forse tra il 1593 e il 1595, viene accolto nella bottega di Lorenzo Carli, originario di Naso, detto Lorenzo Siciliano. Qui Caravaggio produce teste di santi per cinque baiocchi l’una, e ciò gli consente di sbarcare il lunario in un periodo di fame e stenti. Nella bottega del Carli conosce Mario Minniti, pittore siracusano che diverrà suo amico (e forse amante), modello in varie opere e collaboratore. Tornato in Sicilia, Minniti lo aiuterà in vari modi dopo la fuga da Malta, tra l’altro concorrendo a fargli ottenere la commissione per il Seppellimento di Santa Lucia da parte del Senato siracusano. A Siracusa Caravaggio risiede per poco più di due mesi.
Anche qui il “ pictor praestantissimus” lascia il marchio del suo genio e del suo mistero ( dall’archivio storico sono dolosamente sparite le pagine relative ai mesi da maggio a settembre del 1608). Più lunga è la sosta a Messina ( probabilmente dal dicembre del 1608 all’estate dell’anno successivo). Messina è una città di centomila abitanti, « grande come Roma » , in cui opera una borghesia mercantile cosmopolita, colta e provvista di un gusto estetico raffinato. Qui, nel giugno del 1609, Caravaggio consegna la Resurrezione di Lazzaro, cui seguirà l’Adorazione dei pastori, la prima delle Natività povere.
Ma se delle tappe siracusana e messinese vi è un preciso riscontro storico, quella palermitana invece resta un enigma per il quale non disponiamo di alcuna testimonianza diretta e che anzi la ricerca storiografica più recente tende ad escludere. Inoltre la stessa Natività con i santi Lorenzo e Francesco sarebbe un quadro realizzato già nel 1600 su commissione del mercante Fabio Nuti.
Naturalmente, questa tesi negazionista, avallata da molti e importanti studiosi, apre tutta un serie di questioni altrettanto enigmatiche. La storia di Caravaggio è d’altronde una vera e propria matassa di misteri. Stancanelli ne cerca il bandolo con una biografia che, pur nella fedeltà dell’approccio ai documenti, vira fatalmente nel leggendario, essendo quella di Caravaggio un’esistenza attraversata da numerose e pressoché insondabili zone d’ombra. L’andamento della narrazione assume pertanto il ritmo concitato dei racconti avventurosi, di cappa e spada, tra risse, duelli, agguati, episodi e fattacci di sangue e di passione. Ma anche il passo più prudente del mystery, ponderando le ipotesi e confutando contraddizioni.